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Val Brembana : un tuffo nella natura. (Dal Corriere della Sera)

L’itinerario proposto porta in Val Taleggio, chiamata anche la “Svizzera Bergamasca” e in Val Brembana : per chi arriva da Milano, in un altro mondo.Qui ancora le mucche pascolano sulle grandi distese erbose, pronte a spaventarsi al suono di un clacson. Qui le acque dei torrenti sono fresche, limpidissime. I villaggi, ancora pittoreschi, suppur s’annuncia l’avanzata del cemento. I cascinali conservano le loro caratteristiche linee architettoniche del rustico con balconate in legno, fiorite anche in questa stagione. Il paesaggio è sempre molto bello e suggestivo : fino all’orrido dei Serrati.

Partendo da Milano si percorre l’autostrada fino al casello di Dalmine, si prosegue poi per Villa d’Almè, poi sulla statale della Val Brembana fino ai ponti di Sedrina, primo spettacolo da ammirare : collegano una delle gole più strette e paurose del Brembo, a oltre cento metri dal livello dell’acqua.

Qui si devia a sinistra per Brembilla, dove si può far tappa per colazione. Alla “Trattoria del Forno” si trovano solo cibi genuini, nostrani : dal salame casalingo ai “casonsei”, una pasta ripiena dal gusto squisito. E poi polli ruspanti, arrosti di coniglio di contadino e altre saporose carni del bestiame che qui è allevato senza artifici. Ci sono, in tempo di pesca, anche le trote del sottostante torrente; e , quando  è stagione anche i funghi colti nella zona, grigliati o in insalata. E per finire ecco il Taleggio, uno degli stracchini più famosi al mondo che qui può essere acquistato presso contadini e pastori.

Più su è la Valle Taleggio che s’inizia poco dopo Brembilla. E’ una valle aprta, le montagne le fan corona a distanza, che offre un panorama vario e riposante. Dalle torri di Pralongone (metri 1563) l’occhio spazia a volontà, dominando tre valli, la Imagna, la Taleggio e la Brembilla. Non molti i paesi : Gerosa, Blello, Peghera (che si sta lanciando come stazione invernale), Olda, Sottochiesa, Pizzino. Fatto uno spuntino in qualche osteria con la “frasca” si punta verso San Giovanni Bianco e la Valle Brembana, percorrendo una strada assai suggestiva fino all’orrido dei Serrati.

A San Giovanni Bianco merita una visita la casa di Arlecchino – che è maschera bergamasca e non veneziana – alla frazione Oneta. Si prosegue poi verso il piano : San Pellegrino Terme ( che non ha bisogno di presentazioni )  dove ci si può fermare anche per acquistare un’autentica specialità che non lascia delusi, i famosi biscotti del “Bigio”, Zogno con le suggestive grotte, Sedrina, Villa d’Almè.

Si riprende la strada per Dalmine e se avete intenzione di cenare prima del rientro a Milano (via autostrada) potete fermarvi al ristorante di Felice Gimondi dove è facile incontrare il proprietario. C’è possibilità di sbizzarrirsi nella scelta dei piatti ma è consigliabile mangiare “alla bergamasca” o “alla genovese”. Col conto, se volete, potete portarvi a casa una fotografia con autografo del campione. Tutto Compreso.

Bergamo 2 Novembre 1972.

Fonte : Corriere della Sera

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1 Commento su Val Brembana : un tuffo nella natura. (Dal Corriere della Sera)

  1. Alessandro Pellegrini, nel 1972 Brembilla è già da più di dieci anni che sta investendo nell’industria, le attivita agricole in declino verticale, in quegli anni il territorio, l’ambiente e il turismo fu messo i ginocchio . Il motto che circolava: premi ha chi vendeva il bestiame e lasciava i lavori agricoli sul territorio, per occupazione nelle fabbriche locali.Tanti custodi del territorio, anche se a malincuore, appendevano la gabbia al chiodo, al richiamo sempre più pressante delle industrie locali. Nelle istituzioni del paese, non cera più neanche la rappresentanza delle persone o aziende agricole del territorio, Se si considera che per altri 40 anni si è andatoi avanti su quella strada,andando persino a costruire una zona industriale, che poi dopo neanche 10 anni è parzialmente crollata sulla sorgente solforosa, risorsa storica di indubbio valore turistico,
    possiamo trarne le conclusioni. Bisogna dire però che negli ultimi anni qualcosa sta cambiando, ma per recuperare ci vorrà del tempo. Noi testardi però nell’ambiente, nella cultura e nel turismo ci abbiamo profondamente creduto, siamo pochi, ma ci crediamo ancora.

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