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C’era un volta..Rete A – Il padrone delle telenovelas messicane e delle televendite

Le mamme e le donne over 50 ricorderanno sicuramente un’emittente televisiva che spesso riempiva le loro giornte e che vide la programmazione dedicata escluivamnte alle casalinghe: tiamo parlando di Rete A, la prima emittente ad aver importato le televendite, con lo stile degli “imbonitori televisivi” quali Guido Angeli e Wanna Marchi, ma soprattutto la prima a aver importato le mitiche telenovelas messicane, ovvero storie romanzate che riguardavano un amore che prima di essere ufficializzato doveva passare attraverso diversi intrighi, equivoci, malvagità che i due protagonisti dovevano affrontare, storie che spesso li divideva, ma dopo un tot di puntate (perchè la telenovela, rispetto alla soap opera con trama e storie sempre in evoluzione, aveva un finale sempre a lieto fine)finalmente potevano vivere il proprio amore, dopo i chiarimenti finali. Interprete di queste storie era quasi sempre Veronica Castro, ma anche altri attori meno noti che comparivano in altre produzioni messicane, come Guillermo Capetillo, Rogelio Guerra, e le bellissime Edith Gonzales e Jeannette Roriguez, che con le sue storie molto spesso strappalacrime teneva incollate molte donne davanti alla Tv, prima che poi emittenti come Rai 2 e Rete 4 seguissero l’esempio di Rete A e sull’onda del successo acquistassero altre storie, ora ormai in estinzione da oltre un decennio.

Rete A è scomparsa a sua volta, prima assorbita da Mtv Italia, poi da altre emittenti musicali, ultima quel deejay Tv a sua volta chiuso. Ora è Nove, canale generalista, sul digitale terrestre, a tramettere sulle frequenze dell’ex Rete A.

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Rete A
Logo Rete A.png
PaeseItalia Italia
Linguaitaliano
Tipogeneralista (1983-1997)
tematico (musicale) (1997-2004)
Targetfemminile (dal 1983 al 1997) giovani (dal 1997 al 2004)
Data di lancio2 gennaio 1983
Data chiusura3 ottobre 2004
Sostituito daAll Music
EditorePeruzzo Editore
Diffusione
Terrestre
AnalogicoPAL, in Italia, (in syndication dal 1983 al 1992)

Rete A è stata una rete televisiva nazionale di proprietà del gruppo Peruzzo Editore di Alberto Peruzzo. Dai suoi schermi sono divenuti popolari teleimbonitori come Wanna Marchi e Guido Angeli; grande successo ebbero, negli anni ottanta, le telenovelas Anche i ricchi piangono e Rosa selvaggia, interpretate da Verónica Castro. Nei decenni successivi, invece, trovarono spazio nel palinsesto della rete alcuni programmi di MTV e VIVA, emittenti musicali straniere fino ad allora assenti nel panorama televisivo italiano.

Il marchio rimase in onda fino al 2004, quando divenne All Music e le sue frequenze furono acquistate dal Gruppo L’Espresso, che la convertì in Deejay TV, successivamente cedute al gruppo Discovery Italia nel 2015, che l’anno successivo ha lanciato il canale Nove.

Storia

Le origini ed i primi anni

Nata il 2 gennaio 1983 grazie all’interconnessione di alcune televisioni locali, offriva una programmazione basata prevalentemente su telenovele di origine messicana (del network Televisa), programmi per bambini e televendite. Annunciatrice della rete era Elena Mazza.

Nel 1984 avviene il primo grande tentativo di lancio, con l’ingaggio di Ettore Andenna, reduce dai successi de La bustarella su Antenna 3 Lombardia, che vi portò il gioco a squadre Montecitorio, trasmissione che non ebbe grande successo.

Nel 1985 la rete si lanciò nella produzione di telenovele producendo e trasmettendo in prima serata la prima telenovela interamente italiana, Felicità… dove sei, ambientata a Milanoed interpretata dalla star delle telenovele messicane Verónica Castro e dalla sorella Beatriz con il resto del cast tutto italiano; la telenovela non registrò però il successo sperato e la produzione di telenovele da parte di Rete A si interruppe subito dopo questo sfortunato esperimento.

Altre telenovelas di successo furono quelle aventi come protagonista Lucía Méndez, l’altra star dei serial messicani degli anni ottanta.

Nel 1986 venne acquistata la serie pedagogica per bambini Il tesoro del sapere e le telenovele messicane La tana dei lupi ed Il segreto.

La fascia mattutina e del primo pomeriggio dell’emittente era interamente occupata dalla trasmissione Accendi un’amica condotta da Guido Angeli, contenitore di redazionali, oroscopi, rubriche di servizio e, soprattutto, di varie serie di televendite. Le più celebri erano quelle che pubblicizzavano i prodotti di un mobilificio di Biella: il mobilificio Aiazzone. Queste televendite erano condotte dallo stesso Angeli che con i suoi gesti, le sue frasi a effetto, i suoi slogan e il suo modo di presentare i prodotti fu tra i primi ad introdurre in Italia la figura del “tele-imbonitore”; Nei primi anni novanta la trasmissione fu sostituita dall’analoga Teleclub, condotta sempre da Guido Angeli.

Altra star delle televendite attiva in quegli anni era Wanna Marchi, che conduceva il suo Wanna Marchi Show in seconda serata dove proponeva al pubblico diversi prodotti,[1] tra cui delle creme per il viso da lei stessa prodotte e distribuite (per queste creme la Marchi ebbe in seguito i suoi primi problemi giudiziari).

È entrata nella storia della tv italiana la trasmissione del 15 luglio 1986 intitolata Ricordando un amico, una vera e propria (tele) orazione funebre in ricordo di Giorgio Aiazzone, proprietario dell’ormai celebre mobilificio biellese, prematuramente scomparso a causa di un incidente aereo. Lo “speciale” in due puntate di ottanta minuti ciascuna, condotte rispettivamente da Guido Angeli e Wanna Marchi, i due volti delle televendite del canale, è infatti ricordato come uno dei momenti più significativi dell’emittenza commerciale italiana degli anni ottanta[1][2]

La fascia notturna era invece occupata da trasmissioni a sfondo erotico raccolte nel contenitore Magico mondo di notte, con protagonista la transessuale Maurizia Paradiso, che qui inventò lo spogliarello delle casalinghe, in cui donne comuni si esibivano in strip-tease. Sempre su Rete A la Paradiso condusse anche il varietà Colpo di scena nel 1992.

Nel 1987 Emilio Fede, già volto noto del telegiornale di Rai 1, contribuì alla creazione (oltre a divenirne direttore)[3] del TgA, il primo telegiornale nazionale privato, la cui prima edizione andò in onda lunedì 7 settembre[4].

Risale al 1988 la telenovela messicana Rosa selvaggia, anch’essa interpretata dal volto più popolare della rete, Verónica Castro. Gli ascolti in prima serata aumentarono del 400%.

Il quartier generale dell’emittente, emissione del segnale inclusa, era all’interno del palazzo della Peruzzo Editore a Sesto San Giovanni in Viale Ercole Marelli 165, mentre gli studi di trasmissione si trovavano nei seminterrati di un condominio residenziale di Via Stromboli, 18 a Milano.

Con il passaggio al Gruppo L’Espresso, l’emissione venne trasferita nella sede milanese dell’editore in Via Nervesa, 21 (dove si trova attualmente l’emissione di NOVE).

Gli anni ’90

In seguito alla concorrenza di Rete 4, che disponeva di maggiori risorse e visibilità grazie al gruppo editoriale di appartenenza, la rete dovette effettuare una serie di correzioni nelle strategie editoriali.

Nel 1992, grazie alla Legge Mammì, la rete ottenne ufficialmente la licenza di trasmissione come network nazionale, acquisendo delle frequenze proprie.

Nell’aprile 1997 l’editore della rete siglò un accordo decennale con MTV Italia che previde la trasmissione, su territorio nazionale, dei programmi del canale musicale intervallati da alcune edizioni del notiziario e da televendite mattutine[5]; il 1º settembre inizia così le trasmissioni Rete A – MTV[6].

L’accordo con MTV mette però a rischio nel 2000 la concessione governativa perché il Ministero delle Comunicazioni riteneva la linea editoriale della rete controllata di fatto, attraverso la concessionaria pubblicitaria, da Viacom, il proprietario di MTV[7].

Gli anni 2000

Nel dicembre 2000 Rete A si accorda coi tedeschi di VIVA per sostituire MTV, la quale a sua volta è pronta a trasferirsi su TMC 2[8]. Tale operazione permette a Rete A di non perdere la concessione governativa ed evitare così l’oscuramento[9].

L’accordo prevedeva una suddivisione della messa in onda del 70% di programmi prodotti in Italia e del restante 30% di produzioni tedesche.

Il 1º maggio 2001[10] nasce dunque Rete A – VIVA con le trasmissioni, aperte dal videoclip Viva! di Luciano Ligabue, che prevedevano programmi condotti dai veejay italiani Lucilla Agosti, Christian Bani, Sara Valbusa, Alessandro Cattelan ed Elisabetta Di Carlo[11].

L’accordo del gruppo Peruzzo con i tedeschi di VIVA dura appena 11 mesi. Il canale a partire dal 1º aprile 2002 si stacca da VIVA e acquisisce il nuovo nome di Rete A – All Musicproponendo un palinsesto sostanzialmente uguale a quello precedente: vari programmi e rubriche a carattere musicale e rotazione di videoclip musicali italiani e stranieri[12].

Il 22 dicembre 2004 Rete A – All Music viene acquistata dal Gruppo Editoriale L’Espresso per 115 milioni di euro[13][14], assumendo semplicemente il nome di All Music; quindi il 19 ottobre 2009 assume la denominazione di Deejay TV, divenendo così la costola televisiva dell’omonima emittente radiofonica. Nel 2015 il Gruppo Editoriale L’Espresso cede Deejay TV a Discovery Italia, che l’anno successivo lo ha sostituito con il nuovo canale NOVE.

LA TELENOVELA – La telenovela è un genere di serial televisivo nato nell’America Latina. In un numero di puntate in media di oltre 100 episodi, narra minutamente le vicende familiari e spesso sentimentali e personali di una coppia o di un gruppo fisso di personaggi.

Per i maggiori paesi produttori (Brasile, Messico, Argentina, Colombia e Venezuela ed in misura minore anche Bolivia, Cile e Perù)[1] la telenovela è diventata risorsa di esportazione[2], diventando un fenomeno commerciale, mediatico e di costume di livello planetario, cui le Nazioni Unite in una conferenza mondiale sulla popolazione del 1984 hanno attribuito un importante ruolo sociologico[senza fonte].

A questo proposito è noto il “fenomeno telenovele”[3][4] capace, come osservava il professore americano di sociologia delle comunicazioni Thomas Tufte, di svuotare le strade di 50 punti percentuali[5]. Oggi comunque il mercato delle telenovele sta subendo un lieve calo, dovuto sia al successo di altri generi, come i reality show, sia perché ogni paese ha cominciato produzioni autoctone del genere.

La telenovela è un racconto seriale (generalmente con protagoniste ragazze) che ha lo scopo di tenere desta l’attenzione dei suoi telespettatori e quindi fa un assai ricco uso di colpi di scena[14], capovolgimenti imprevisti, indizi premonitori, rivelazioni clamorose e risolutive e fondamentale è il meccanismo a puntate: la narrazione si interrompe sistematicamente nel punto culminante, quando l’attesa dei telespettatori diventa spasmodica (effetto cliff-hanging)[15].

Di puntata in puntata la trama si può evolvere potenzialmente all’infinito, inventando di volta in volta svolgimenti e soluzioni nuovi[3]. Il milieu narrativo è basato su faide famigliari, tradimenti, ingiustizie, amori contrastati, fughe, agguati e travestimenti, figli illegittimi, conflitti generazionali e di classe, e figure femminili di grande spessore.

La psicologia dei personaggi è elementare e c’è una netta bipartizione del Bene e del Male, avvalendosi così del manicheismo e distribuendo in maniera inequivocabile attributi sociali e personali: la giustizia e l’ingiustizia, la felicità e l’infelicità, l’amore e l’odio, strutturando così l’Universo per antinomie, dove l’eroe (e più spesso l’eroina) è sempre redentore o martire, convivendo con la sofferenza e gli ostacoli che la vita gli porge dinanzi.

Il meccanismo, infine, sfocia obbligatoriamente nel lieto fine con una distribuzione di premi ai buoni e di condanne ai cattivi[16]. La narrazione ha così un fine consolatorio che compensa in qualche modo le disperazioni dei telespettatori nella vita reale e induce loro positività nell’esistente. Il linguaggio usato, invece, è popolare, approssimativo, pieno di frasi fatte e formule ricorrenti, con un vocabolario povero e banale ma allo stesso tempo gonfio ed enfatico. Ciò sia perché è rivolto ad un pubblico di poca cultura, sia perché deve soddisfare le esigenze del consumo, garantendo dunque una produzione rapida.

Differenze con la soap opera

La principale differenza che distingue la soap opera dalla telenovela è la durata[17]: mentre la soap opera è destinata a riscuotere successo e durare per tempi decennali (basti pensare alla celebre soap opera Sentieri della CBS che si concluse dopo oltre 15.000 puntate), la telenovela viene programmata per una durata limitata che spazia mediamente dalle 120 alle 200 puntate[18].

Inoltre la telenovela ha una struttura più semplice, si concentra su una coppia protagonista piuttosto che su interi gruppi familiari e il susseguirsi degli episodi è teso allo scioglimento dell’intreccio narrativo, nonché spesso si ambienta in epoche passate (nell’Ottocento) o subisce diversi salti temporali nel volgere della storia (elemento pressoché assente nelle soap)[19].

Altra caratteristica importante è la forte ripercussione economica che le telenovele hanno nei Paesi che le producono, a differenza delle soap opera. Infatti, per introiti economici, le telenovele in Brasile, Argentina, Venezuela, Colombia e Messico, per citarne alcuni, si possono paragonare al cinema hollywoodiano.

Verónica Castro

Verónica Judith Sáenz Castro (Città del Messico19 ottobre1952) è un’attricecantante e presentatrice televisiva messicana, conosciuta a livello mondiale grazie alla celebre telenovela Anche i ricchi piangono (Los ricos también lloran, 1979).

È madre del cantante Cristian Castro e di Michel Castro nonché sorella del produttore di telenovele José Alberto Castro e dell’attrice Beatriz Castro. Ha iniziato la carriera come attrice di fotoromanzi e in televisione (facendo questo lavoro conobbe Manuel “El Loco” Valdés, padre del figlio Cristian) mentre conseguiva la laurea in relazioni internazionali.

Anche i ricchi piangono (Los ricos también lloran) è una telenovela messicana, spesso indicata come la telenovela più famosa di tutti i tempi.

Prodotta nel 1979 dal network Televisa, vedeva come interprete principale Verónica Castro nel ruolo di Mariana Villareal.

Prodotta da Valentín Pimstein per la regia di Rafael Banquells, la telenovela è tratta da un soggetto originale scritto dall’autrice cubana Inés Rodena per un dramma radiofonico, ed è stata adattata per la televisione dalle autrici María Zarattini Dan (per la prima parte) e Valeria Phillips (seconda parte).

La telenovela ottenne subito uno straordinario successo, tanto che venne prolungata integrando al soggetto iniziale, che ormai volgeva al termine, una seconda storia sempre a firma di Inés Rodena: nella serie questo passaggio è ben visibile perché caratterizzato da un salto temporale di quasi vent’anni. In totale la telenovela è composta da 248 episodi di 22 minuti ciascuno.

Anche i ricchi piangono è stata trasmessa in Italia per la prima volta nel 1982 da Telereporter (in episodi di 44 minuti) e da molte altre emittenti locali, in seguito replicata da Euro TV e nei primi anni novanta da Rete 4; l’ultimo passaggio televisivo a livello nazionale risale al 1996 sul circuito Odeon TV.

In Italia ebbe un tale successo che il titolo viene ancora oggi utilizzato in ambito giornalistico per indicare una situazione in cui personaggi dal livello di vita agiato devono affrontare problemi e difficoltà; spesso il tono è ironico e le difficoltà in cui si trovano tali personaggi riflettono problemi legati alla loro vita agiata (ad es. se devono pagare una multa salata per evasione fiscale). Nella trasmissione Drive-in il comico Gianfranco D’Angelo ne fece una parodia con protagonista Pippo Baudo e l’allora moglie Katia Ricciarelli ribatezzata “Anche i Baudi piangono”.

Nella versione originale il tema principale Aprendí a llorar (Ho imparato a piangere), una canzone scritta da Lolita de la Colina, era interpretato dalla stessa Verónica Castro; per la sigla della versione italiana venne scelto il brano Come per magia, cantata dal divo dei fotoromanzi Alex Damiani (per la sola trasmissione su Rete 4 fu invece utilizzata come sigla la canzone I giorni di una vita, cantata da Michele Zarrillo).

La versione italiana (a cura della Sincronizzazione Elettronica Calpini & C. srl di Roma) ha purtroppo sofferto di un adattamento molto approssimativo e poco aderente all’originale che però non ha impedito alla serie di avere ugualmente un grandissimo successo in Italia, dove la protagonista è doppiata nella prima parte da Pinella Dragani e nella seconda da Silvia Pepitoni.

Trama

La protagonista è Mariana Villareal, una giovane orfana di madre e cresciuta in campagna, priva d’istruzione; alla morte del padre, Mariana viene cacciata di casa dalla matrigna Irma, che s’impadronisce della fattoria e delle terre della famiglia Villareal. Mariana vaga per Città del Messico in cerca di un amico di suo padre, Luis de la Parra, che a suo tempo le disse che avrebbe dovuto cercarlo qualora si fosse trovata in difficoltà; trovatane la casa, è però respinta dalla cameriera, che la crede una mendicante. La ragazza è sola al mondo, ma conosce un giovane che la conduce in una chiesa dove Padre Adrián si occuperà di lei.

L’anziano e benestante Don Alberto Salvatierra conosce Mariana nella sacrestia e chiede a Padre Adrián il permesso di occuparsi della ragazza. Così Mariana comincia a vivere in casa di Don Alberto e sua moglie Elena, che però non vede di buon occhio la ragazza che appare sporca e selvaggia. Mariana è spaventata dal lusso che la circonda e ha molta soggezione per Donna Elena. In casa Salvatierra sembra però che Mariana viva serena, iniziando a ricevere l’istruzione che le era mancata; fino al giorno in cui torna da un lungo viaggio l’unico figlio dei Salvatierra, Luis Antonio (‘Luis Alberto jr’ nella versione originale): cinico e viziato, il giovane non sopporta la presenza di Mariana.

Esther, cugina di Luis Antonio e invaghita di lui, escogita dei piani con Donna Elena per cacciare via per sempre la povera Mariana. Luis Antonio è sempre più attratto da Mariana, e con il passare del tempo arriva ad innamorarsene. Intanto Don Alberto riceve dei documenti da parte di un suo amico, proprio il Luis de la Parra che Mariana cercava in città, ma ignora che i documenti riguardino il testamento del padre della ragazza. Dopo una serata passata fuori, Luis Antonio torna a casa ubriaco ed Esther lo accompagna in camera approfittando della situazione e facendogli credere di aver passato la notte con lei. Luis Antonio è convinto di non aver mai avuto un rapporto sessuale con la cugina, ma, nonostante ciò e su costrizione dei genitori, la sposa. Esther rimane incinta e attribuisce la paternità al marito, quando in realtà il figlio è di Diego, suo amante. Quando muore l’amico di Don Alberto, si scopre che Mariana è in realtà molto ricca, avendo ereditato le terre e le proprietà del padre; la ragazza studia e per dimenticare l’amore che prova per Luis Antonio si fidanza con Leonardo; Luis Antonio continua a dichiararle il proprio amore, ma Mariana sente di non poterlo ricambiare, vista la compromissione di Esther. Questa continua a tramare contro Mariana, aiutata dalla madre Ramona; ma la sorte sarà nefasta per lei, poiché morirà poco dopo aver partorito. Fa in tempo a chiedere perdono a Mariana, affidandole la figlia neonata, che però non sopravviverà; da quel momento Ramona, sinceramente pentita, rimarrà accanto a Mariana sino alla fine della vicenda.

Mariana ora è libera di sposare Luis Antonio, al colmo della felicità; dopo la luna di miele il giovane sposo deve partire per lavoro, ma per uno sciopero degli aeroporti torna a casa e trova Mariana, svenuta per un malore tra le braccia di Leonardo mentre il giovane le stava facendo gli auguri per il matrimonio con Luis Antonio. A quest’ultimo la scena pare tutt’altra, e credendo che Mariana e Leonardo siano amanti intima alla moglie di concedergli il divorzio. La giovane donna cade nella disperazione; poi scopre di aspettare un figlio, e parte per il Brasile, per comunicare a Luis Antonio che sta per diventare padre; ma questo la caccia bruscamente, convinto che il padre sia in realtà Leonardo. Mariana torna a casa, finché arriva il giorno in cui deve partorire; riceve una lettera di Luis Antonio che conferma la richiesta di divorzio.

Mariana fugge di casa nella disperazione; ricoverata in ospedale, metterà al mondo un bambino, ma verso di lui proverà un senso di rifiuto, considerandolo ostacolo fra lei e Luis Antonio. Fuggirà anche dall’ospedale, portando con sé il neonato. Seduta sulla panchina di un parco incontra una venditrice di biglietti della lotteria, Rosa; la donna vezzeggia il piccolo, lo prende in braccio. Mariana freddamente le dice che può tenerselo, che glielo regala, e si allontana, prima ancora che Rosa si riprenda dallo sconcerto. Uscita dallo stato confusionale, Mariana si rende conto del suo gesto e ne impazzisce; si ritroverà in una clinica psichiatrica. Torna Luis Antonio e tra i due c’è riconciliazione, ma Mariana rimarrà dolorosamente segnata dalla perdita del figlio, e non smetterà mai di cercarlo.

Passano vent’anni e mentre Marísabel, figlia adottiva di Mariana e Luis Antonio, è cresciuta nel lusso di casa Salvatierra, Alberto vive in un povero quartiere della città, con la donna che crede sua madre. Un giorno Rosa ha un incidente e necessita di cure costose; il giovane si ritrova a tentare un furto proprio nella casa dei Salvatierra: Mariana convince Luis Antonio a non sporgere denuncia e comincia ad aiutare il giovane, evitandogli il carcere. Quando Mariana fa visita a Rosa la riconosce e scopre che Alberto è suo figlio; comincerà a mantenere il ragazzo e Rosa, comprerà un alloggio, pagherà gli studi del giovane. La donna intende rivelare al marito che questo è il loro figlio, solo il giorno in cui il ragazzo sarà una persona colta, affinché il padre non si vergogni di lui.

Marísabel scopre che Mariana aiuta il giovane e crede che il ragazzo sia l’amante della madre; gli si avvicinerà, tentando di scoprire cosa c’è tra lui e sua madre. Quando i due giovani paiono innamorarsi, Mariana sente di dover raccontare la sua storia a Marísabel; questa crederà che Alberto sia suo fratello e lo sfuggirà, non sapendo di essere stata adottata. E intanto Joanna, la vera madre di Marísabel, si fa viva in casa Salvatierra come maestra di danza e così comincia stare accanto alla propria figlia. Luis Antonio, sospettoso del comportamento di Mariana, ingaggia un investigatore, il quale conclude che Alberto è l’amante di Mariana; Luis Antonio li sorprende e se ne va di casa.

Mariana dovrà lottare da sola fino al momento in cui è costretta a rivelare ad Alberto che è lei la sua vera madre; ma anche Marísabel scopre la verità sulla sua nascita, e così può amare senza paura Alberto. Luis Antonio una sera irrompe in casa di Mariana; Alberto ha appena scoperto di essere figlio dei Salvatierra e rimane sconvolto quando suo padre tira fuori una pistola dalla tasca e minaccia di uccidere lui e Mariana, che continua a credere amanti. Solo allora Mariana grida al marito che Alberto è suo figlio: Luis Antonio chiederà perdono a Mariana e così si giungerà al lieto fine della vicenda.

Rosa selvaggia

Rosa selvaggia (Rosa salvaje) è una telenovela messicana prodotta da Televisa nel 1987. Gli attori sono Verónica Castro, che interpreta la protagonista, Guillermo Capetillo, Laura Zapata, Liliana Abud e Edith González.

Trama

Rosa Garcia è una ragazza molto povera che vive nel quartiere La piccola Shanghai, nella periferia di Città del Messico insieme alla madrina Mamma Tommasa. Rosa è una ragazza selvaggia che si lava poco e si veste e si comporta come un ragazzo. Riccardo Linares è un uomo ricco e scapolo che vive con le sorelle maggiori, due gemelle di nome Candida e Dorina che voglio che lui si sposi con Leonela Villareal, una ragazza bella e ricca, ma lui non intende sposarsi. Un giorno, esasperato dalle sue sorelle, annuncia che sposerà la prima ragazza che incontrerà. Rosa, passando davanti alla villa dei Linares, nota un albero di susine e scavalca il cancello per prenderne qualcuna, ma viene scoperta da Riccardo, che però oltre a non chiamare la polizia la autorizza a prendere tutte le susine che vuole. Rosa si innamora subito di Riccardo e lui decide di sposarla, provocando l’ira delle sue sorelle.

Ma il loro amore viene ostacolato dalle sorelle in collaborazione con Leonela e la governante Leopoldina. Ma ben presto Candida si rende conto di tutti gli errori commessi e decide di passare dalla parte di Rosa, così la sorella Dorina la fa rinchiudere in un manicomio facendola passare come pazza. Rosa, scoprendo che in realtà Riccardo l’ha sposata solo per fare un dispetto alle sorelle, distrutta lascia casa Linares. Per mantenersi lavora con l’amica Belinda nel cabaret Mi Revancha dove conosce Zenaide e il giovane Ernesto Rojas, che si innamora di lei. Leggendo gli annunci su un giornale Rosa è oggetto di molestie e finisce in prigione, da dove esce per intervento di Riccardo. In seguito trova un lavoro più decoroso in un negozio di giocattoli Mama Bonita senza sospettare che la sua assunzione è frutto di un accordo di Riccardo con il proprietario Angel de la Huerta. L’uomo di mezza età finisce anche lui per innamorarsi di Rosa.

Nel frattempo in casa Linares si consuma la tragedia di Candida. La donna rimane incinta dell’avvocato Federico Robles. Dorina, la cinica e spietata capofamiglia dei Linares, decisa a sposare l’avvocato, fa cadere dalle scale la sorella, provocando un malore e quindi un aborto. Candida comincia ad avere delle allucinazioni e Dorina, non senza macchinazioni, riesce a farla internare e a sposare Robles, il quale a sua insaputa continua a frequentare altre donne e a comportarsi come imperterrito dongiovanni.

Rosa scopre che in realtà lei è figlia di una ricca signora che era stata costretta ad abbandonarla alla nascita. Così madre e figlia si ritrovano e si riuniscono. La giovane ragazza scopre anche di essere incinta, non ne è molto felice perché è lontana da Riccardo per il quale prova un amore-odio.

Intanto le finanze dei Linares sono in netto in peggioramento e arrivano alla bancarotta. Rosa, divenuta una donna ricca, rileva l’azienda dei Linares. Dorina, saputo ciò, ordina a Lionella di investire Rosa davanti all’ospedale in cui doveva andare per un controllo. Dopo averla investita (lei e il bambino si salvano), Lionella finisce con la macchina in mezzo ai binari e viene investita da un treno non riuscendo lei ad aprire la portiera.

Saputo dell’investimento, Dorina decide di dare fuoco alla villa perché non vuole che Rosa ne diventi la nuova padrona, anche se in realtà Rosa vuole acquistare la villa e l’azienda per ridarli ai Linares. Mentre Dorina cerca di bruciare la villa, Leopoldina cerca di fermarla gettandole in faccia un acido, ma il tentativo fallisce e la governante viene uccisa. Dorina viene fermata dalla polizia e viene rinchiusa in un manicomio criminale.

Rosa e Riccardo si rivedono e tra di loro rinasce l’amore, stavolta anche Riccardo è realmente innamorato di Rosa.

Informazioni su diego80 (1976 Articoli)

Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus

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