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Nel mondo delle nuvole……

Cielo sereno o poco nuvoloso. O molto nuvoloso o coperto. Per stabilire lo “stato” del meteo, è sempre contata la presenza più o meno definita delle nuvole: se poche o assenti (in realtà quando il cielo ci appare azzurro, non è che le nuvole siano assenti, ma sono talmente altissime e lontane da uscire dalla volta celeste e non essere percepite ad occhio nudo) o presenti in diversa quantità e spessore. Quando sono presenti, le troviamo in diverse forme, sfumature e dimensioni: le nuvolette bianche, quasi strati di nebbia ( i famosi cirri o strati) assolutamente innocue; le nuvolette tradizionali a forma di panna montata (i cumuli) o le minacciose nubi nere temporalesche ( i nembi, che poi si possono unire al cumulo formando il cumulonenbo,responsabile di temporali, grandinate, trombe ‘aria e anche tornado, se a supercella). Insomma, le nubi sono le responsabili delle variazioni del meteo, e basta riconoscrle per capire se possano svanire o provocare peturbazioni. Ecco una guida wikipediana delle nuvole: come riconoscerle.

In meteorologia una nuvola, nel linguaggio scientifico chiamata più comunemente nube, è un’idrometeora costituita da minute particelle d’acqua condensata e/o cristalli di ghiaccio, sospesi nell’atmosfera grazie a correnti ascensionali e solitamente non a contatto con il suolo.[1] Dalle nubi si originano le precipitazioni, una delle fasi del ciclo dell’acqua nell’idrosfera assieme alla condensazione del vapore acqueo. La branca della meteorologia che studia le nuvole e i fenomeni ad esse collegati è detta nefologia.

Comunemente si parla di nubi per quanto riguarda masse visibili sopra la superficie terrestre, ma ugualmente si formano nubi anche su altri corpi planetari o satelliti. Possono formarsi strutture simili a nuvole anche nello spazio interstellare, ma in questo caso non si tratta di agglomerati di gocce di vapore acqueo. Si parla in questo caso di nubi interstellari.

Le nubi sono rappresentative – e sono a loro volta causa – di complessi fenomeni meteorologici, quali la pioggia, la neve e la grandine. Per analogia di forma il termine è stato esteso anche a esalazioni di fumo nell’atmosfera o accumuli che possono essere di polvere, sabbia o insetti.

Dal punto di vista della termodinamica le nubi rappresentano l’aspetto visivo di fenomeni che avvengono all’interno di un fluido gassoso noto come atmosfera; le grandezze in gioco sono: temperatura, umidità, pressione.

L’aspetto di una nube è determinato dalla natura, grandezza, numero e distribuzione nello spazio delle particelle che la costituiscono; dipende anche dall’intensità e dal colore della luce ricevuta dalla nuvola e dalla posizione relativa dell’osservatore e della sorgente di luce.

Luminanza è un termine tecnico adottato per l’uso in fotometria e indica il quoziente dell’intensità della luce, in una direzione data, e della proiezione dell’area della superficie di emissione di un piano perpendicolare a quella direzione. Nel campo delle nuvole è determinata dalla luce riflessa, diffusa e trasmessa dalle sue particelle costituenti. La luminanza può essere modificata da una caligine che s’interpone tra la nube stessa e l’osservatore, nonché da fenomeni ottici come aloni, corone, glorie ecc. Solitamente la luminanza delle nubi, durante il dì, consente di poterle osservare in modo chiaro, mentre durante la notte è possibile osservarle solo quando la Luna è illuminata per più di un quarto.

Le nuvole che si formano sulla Terra sono costituite di vapore acqueo che, condensandosi, forma piccole goccioline o cristalli di ghiaccio, solitamente di 0,01 mm di diametro. Quando si formano agglomerati di miliardi di queste goccioline, appare visibile la nuvola, di un tipico colore bianco, dovuto all’alta riflessione della luce (fra il 60% e il 85%) sulla superficie di queste goccioline.

A causa dell’elevata dispersione della luce nelle goccioline che compongono la nube, essa può apparire anche grigia o a volte blu scura quasi nera. Maggiore sarà la densità della nube e maggiore il suo spessore, più scura essa apparirà. Questo è il motivo per cui una nube temporalesca, generalmente un cumulonembo, appare molto scura alla base.[senza fonte]

All’alba ed al tramonto, le nuvole possono assumere un colore simile a quello del cielo, soprattutto arancione e rosa. Attorno alla lunghezza d’onda dell’infrarosso, le nuvole apparirebbero più scure perché l’acqua che le costituisce assorbirebbe fortemente la luce solare a questa lunghezza d’onda.

Classificazione

Nella loro pressoché infinita varietà (di forme, trasparenza, altezza, ecc.) si possono individuare quattro tipi fondamentali di nubi, i cui nomi sono poi usati per una classificazione più precisa:

  • cirri, che appaiono come filamenti lunghi e bianchi; sono costituiti da cristalli di ghiaccio che li rendono traslucidi, e grazie alla loro disposizione si può sapere la direzione del vento in quota. Aggettivo cirriforme.[2]
  • cumuli (o cumoli) che appaiono come grumi o globuli, isolati o a gruppi, di dimensioni e forme diversissime, bianchissimi ove colpiti dalla luce del sole, grigiastri ove all’ombra; sovrastano una corrente ascensionale; aggettivo cumuliforme.
  • gli strati, spesso di estensioni notevoli e di forma piatta[3]; aggettivo stratiforme.
  • nembi, la cui base appare grigia scura e che sono portatori di pioggia. Aggettivo nimbiforme.

Sulla base dei tipi fondamentali sopra visti, si conviene classificare le nubi secondo l’altezza della loro base dal suolo in Quattro gruppi e dieci tipi: nubi alte (prefisso cirro-), nubi medie (prefisso alto-), nubi basse (prefisso strato-) e nubi a sviluppo verticale (prefissi cumulo-/nimbo-).

Alte

Formazioni nuvolose con base (nelle regioni temperate) tra gli 8000 ed i 14000 m, sono le nubi più fredde, composte essenzialmente da cristalli di ghiaccio che le rendono traslucide; dalla loro disposizione si può sapere la direzione del vento in quota (perpendicolarmente alle strisce, verso la direzione delle gobbe); sono caratterizzate del prefisso “cirro-“.

  • cirri (Ci) -cirriforme (filamenti),
  • cirrocumuli (Cc) -stratocumuliforme (rotoli o increspature), sono nubi di cristallo di ghiaccio con forma leggermente globosa[3]
  • cirrostrati (Cs) -stratiforme.

Medie

Sono formazioni nuvolose con base (nelle regioni temperate) tra i 2000 e gli 8000 m. Sono essenzialmente composte da gocce d’acqua o da un miscuglio di gocce d’acqua e cristalli di ghiaccio. Sono caratterizzate dal prefisso “alto-“.

  • altocumuli (Ac) – stratocumuliforme, sono nubi che si formano con tassi di elevata umidità e con venti deboli
  • altostrati (As) – stratiforme, sono nubi che si trovano presso ai poli e provocano nevicate[3]

Basse

Formazioni nuvolose con base (nelle regioni temperate) sotto i 2000 m, sono essenzialmente composte da gocce d’acqua. Quando le nubi basse giungono in contatto col terreno si parla di nebbia. Sono caratterizzate dal prefisso e suffisso “strato-“.

Medio sviluppo verticale

Formazioni con base sotto i 3000 m. Sono essenzialmente composte da gocce d’acqua.

  • Cumuli specie mediocris (Cu med) -cumuliforme
  • Nembostrati (Ns) -stratiforme

Grande sviluppo verticale

Formazioni nuvolose verticali. Sono le nubi più turbolente e sovrastano le correnti ascensionali. Nelle loro forme più grandi (cumulonembi), possono raggiungere dimensioni enormi, coprendo intere regioni e portando violente precipitazioni e temporali. Questi tipi di nubi non sono classificati insieme agli altri per altezza perché hanno appunto un grande sviluppo verticale.

Con l’eccezione dei vari tipi di cumuli e cumulonembi, tutti gli altri tipi di nubi sono a sviluppo orizzontale (ovvero il loro spessore verticale non è elevato). I cumulonembi si sviluppano quando un cumulo, continuamente alimentato da una corrente ascensionale, cresce in verticale. Un cumulonembo può estendersi fino al limite inferiore della stratosfera, a quote dai 12 ai 15 chilometri a seconda delle latitudini.

Nubi madreperlacee e nottilucenti

Alcune nubi si formano al di sopra della troposfera: si tratta delle nubi madreperlacee e delle nubi nottilucenti. Le prime si formano nella stratosfera ad altezze comprese tra 15 e 25 km, esclusivamente nelle regioni polari; le seconde nella mesosfera a un’altezza di circa 85 km, solitamente a una latitudine compresa tra 50° e 60° sia a nord che a sud dell’Equatore.

Informazioni su diego80 (1976 Articoli)

Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus

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