ULTIM'ORA

Il Gabibbo ha già una nuova anima

Uno dei personaggi silenziosi dlla Tv ci ha lasciato nei giorni scorsi: uno che era solito prestare i movimenti, ma mai farsi notare in persona: Gero Cardarelli era l’anima del Gabibbo, il pupazzo rosso ideato da Antonio Ricci, il ppà i Striscia la Notizia, che lanciò nel 1990 questo pupazzone rosso, doppiato poi all’accento genovese di Lorenzo Beccati. Con la morte del mimo torinese lo scorso 20 agosto, il suo posto nei movimenti el Gabibbo (tuttavia meno presente degli anni scorsi) è stato preso da Rocco Gaudimonte, già allievo di Cardarelli nelle movenze del pupazzo televisivo.  Era nato il 24 agosto 1942, quindi è scomparso a pochi giorni dal suo 75mo compleanno. Il suo vero nome era Giorgio, ma poi scelse Gero, anche se non diede mai il significato a questo nome. E’ scomparso dopo un male incurabile che aveva scoperto da qualche tempo.

 

Gabibbo

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
Gabibbo
Il Gabibbo.jpg
AutoreAntonio Ricci
1ª app.1º ottobre 1990
1ª app. inStriscia la notizia
Interpretatoda
Voce orig.Lorenzo Beccati
SessoMaschio

Il Gabibbo è un personaggio comico ideato da Antonio Ricci che è apparso e appare tuttora in diverse trasmissioni televisive di Ricci, in onda su Canale 5, quali Striscia la notiziaVelineVeloneCultura moderna e Paperissima Sprint. In quest’ultima trasmissione è anche conduttore. È stato animato dal mimo Gero Caldarelli (dal 1990 al 2017) e da Rocco Gaudimonte dal 2017, anno della morte di Caldarelli, e doppiato dalla voce di Lorenzo Beccati.

Etimologia

Gabibbo, o gabubbo (pron. [ɡaˈbibu]), è una parola genovese ed era il titolo che i marinai genovesi davano agli scaricatori del porto di Massaua (Eritrea) chiamati così perché un nome proprio diffuso in quel luogo era Habib (حَبيبْ) che significa Amato[1]. Divenuto in seguito un termine ironico-dispregiativo che designa coloro che non sono liguri (durante gli anni della forte immigrazione proveniente dal sud Italia veniva impiegato per indicare i meridionali[2], ma con significato meno offensivo e più scherzoso rispetto al termine “terùn”, anch’esso impiegato in altre zone del settentrione). Così la guida francese Le Petit Futé Gênes: Ligurie:

« À l’origine le gabibbo était le mot employé après-guerre par les Génois pour désigner l’immigré du Sud de l’Italie. À la différence du terrone milanais, gabibbo n’a aucune connotation méprisante, mais il serait plutot à rapprocher de sa racine arabe hhabib, “plaisantin”.[3] »

Il termine nasce giusto dopo la metà del 1800, allorquando l’armatore genovese Raffaele Rubattino acquistò per 15000 talleri la Baia di Assab in Eritrea (1840) e vi pose la base dei suoi commerci nel Mar Rosso. “Cabibbo” o “cabibo” è similmente usato nei dialetti giuliani (triestino, bisiaco), nei quali la parola “terrone” è rimasta virtualmente sconosciuta fino alla sua diffusione televisiva (cfr. dizionari del dialetto triestino e bisiaco): anche qui è stata la vocazione marinara dei triestini a veicolare il termine. Un analogo processo linguistico si è verificato nello slang usato in Inghilterra (altra potenza navale), dove in alcuni ambienti habib viene usato per indicare una persona dall’aspetto mediorientale. Esiste anche una leggenda, secondo cui verso l’anno 500, sarebbero arrivati alla grande curva del fiume Niger (Centrafrica) dei principi berberi che avrebbero liberato la regione dal terrore causato da un pesce feticcio, che i pescatori usavano per estorcere tributi ai coltivatori circostanti, chiamati gabibi[4].

Caratteristiche

È un pupazzo che raffigura una creatura calva, completamente rossa, dalla bocca molto larga (con l’interno nero) e il suo abbigliamento tipico è molto minimale (cosiddetta falsa camicia, papillon e polsini con gemelli) se non addirittura del tutto assente come ai tempi del suo esordio, ed è genovese; oltre all’accento ligure e ai saltuari riferimenti allo stereotipo del genovese avaro, anche l’uso sporadico di termini in lingua ligure serve a confermare questa sua origine (per esempio besugorumentapalanchebelandi e simili).

La piastrella del muretto di Alassio autografata da Lorenzo Beccati, voce del Gabibbo

Il personaggio del Gabibbo, nato inizialmente come provocatore, nel corso degli anni si è trasformato in difensore dei cittadini. Appare per la prima volta il 1º ottobre 1990 a Striscia la notizia di Antonio Ricci, dove viene rappresentato come “inviato” incaricato di raccogliere informazioni su situazioni ingiuste o scandalose denunciate dai telespettatori della trasmissione. Il servizio per le segnalazioni di Striscia la notizia, infatti, da molti anni ha acquisito il nome “S.O.S. Gabibbo”. In riferimento a questa attività di “giustiziere” (o “Robin Hood di peluche”), viene spesso nominato come ‘il vendicatore rosso’.

Parallelamente a questa immagine di raddrizzatore di torti, il Gabibbo è ampiamente utilizzato anche in altre trasmissioni. Il Gabibbo stesso è ormai un personaggio, infatti appare spesso anche in altre trasmissioni di Antonio Ricci come conduttore.

A partire dal 1990 conduce il programma Paperissima Sprint affiancato di volta in volta da presenze femminili come Serena Grandi, Miriana Trevisan, Michelle Hunziker, Roberta Lanfranchi, Eva Henger, Edelfa Chiara Masciotta, Juliana Moreira, Giorgia Palmas, Maddalena Corvaglia.

Nei primi anni novanta è inoltre il conduttore di Mondo Gabibbo e Natale in casa Gabibbo.

Nell’estate del 1996 e in quella del 1999 conduce lo show Estatissima sprint.

Nell’estate del 1998 partecipa al programma dedicato ai dieci anni di Striscia la notizia intitolato Doppio lustro.

A partire dal 2002 partecipa come co-conduttore ai programmi VelineVelone e Cultura moderna.

Il Gabibbo fa parte del gruppo Gabibbo Band e canta diverse canzoni che sono state sigle di Striscia o di altre trasmissioni, come per esempio My name is Gabibbo e Ti spacco la faccia. La voce parlante è data da Lorenzo Beccati, mentre la voce cantante è di Antonio Ricci.

Ha anche avuto camei al cinema, apparendo nel film Cucciolo del 1998 e in Al momento giusto del 2000.

Intorno al suo personaggio è nato un vero e proprio mercato, che spazia dalla linea di oggetti per la scuola, ai gioielli “Mondo Gabibbo”, sino ad arrivare ai costumi di carnevale che lo raffigurano.

In alcune ospitate avvenute nel programma Paperissima era apparsa anche la Gabibba, ovvero la moglie del Gabibbo. Questo personaggio, però, non era stato riproposto in un’altra occasione e il pupazzo rosso ha una vera passione per le belle donne. Sono infatti frequenti le gag e le battute in cui il pupazzo prova con scarso successo a ingraziarsi le veline, le cantanti (come Emanuela Cortesi, Federica Rossi, Antonella Pepe, Maria Dal Rovere, Michelle Hunziker) o le sue partner di lavoro.

Il Gabibbo è anche l’unico pupazzo ad aver vinto il Telegatto. Nel 1991 viene infatti premiato come personaggio rivelazione dell’anno e di lui sono state vendute diverse copie in miniatura in tutti i negozi di giocattoli. C’erano quelle originali prodotte dalla Giochi Preziosi e le cosiddette “false copie”, che differivano dall’originale per la bocca chiusa ermeticamente e le due gambe unite. L’azienda produttrice “Giochi Preziosi” ne ha creato diverse versioni incluse nella linea ludica “Versacchiosi” (testine di plastica che premuti emettevano versi quali pernacchie, urla o altri versi, che già un anno prima, oltre a queste versioni classiche ne erano state create di speciali a forma di Ninja Turtles), che emettevano frasi e terminologie tipiche del pupazzo come “besugo d’un besugo”, “mea mi sei simpatico”, “ti spacco la faccia” e “macaco perdibraghe”. Un anno dopo, il pupazzo fu venduto anche in versione parlante.

La causa con la Western Kentucky Universit

Nel 2003 la Western Kentucky University ha fatto causa a Mediaset-RTI e a Giochi Preziosi per 250 milioni di dollari, sostenendo che il pupazzo del Gabibbo fosse copiato dalla mascotte dell’università, di nome Big Red.

Nel sostenere questa accusa è stata citata un’intervista di Ricci a Novella 2000 del febbraio 1991, in cui l’autore aveva affermato che il pupazzo di Striscia la Notizia era stato ispirato da una foto di Big Red. Ricci dopo la denuncia avrebbe poi smentito la vecchia intervista, sostenendo di non aver mai visto l’immagine di Big Red prima che gliela mostrasse il giornalista di Novella 2000 e che la risposta era stata concordata per scherzo[5][6][7], tesi, stando a quanto riportato da alcuni media, confermata dal vicedirettore del settimanale Santi Urso[8].

Big Red ha fatto il suo debutto ufficiale nella stagione 1979-1980 del campionato di basket. La Western Kentucky University è venuta a conoscenza del plagio di Big Red dal comitato di volontariato “Telefono Antiplagio”, ora “Osservatorio Antiplagio”.

La causa, portata avanti dalla Crossland Enterprises, la società americana che detiene i diritti di “Big Red”, congiuntamente con Adfra, la società italiana sublicenziataria oggi fallita, si è conclusa con la sentenza di terzo grado emessa dalla Corte di cassazione prima sezione civile, con sentenza n°503 depositata in data 11 gennaio 2017. La Corte ha confermato il giudizio del tribunale di primo e secondo grado, rigettando l’impugnazione. Inoltre, ha condannato gli appellanti a rimborsare le spese, confermando così che il Gabibbo non è un plagio. Ha commentato Ricci: «Il Gabibbo rappresenta il populismo, la pancia, non parla: rutta. Vuol significare che in Tv qualunque banale pupazzo, se bercia o arringa moraleggiando, può ottenere il massimo della credibilità e popolarità. Condannarlo per la voluta banalità delle sue forme, che lo rendono simile a decine e decine di altri pupazzi infantili dalla bocca larga, sarebbe stata una vera e propria assurdità».

Inoltre, il 6 aprile 2012, “Striscia la notizia” aveva informato i telespettatori (video) che in un altro procedimento il Tribunale di Milano aveva ravvisato invece uno sviluppo evolutivo da parte del Gabibbo e quindi un plagio nei confronti della mascotte disegnata da Ralph Carey nel 1979, l’ex studente americano che aveva ideato Big Red. Mediaset – che avrebbe dovuto risarcire Ralph Carey (l’importo non era stato quantificato) – ha fatto ricorso urgente, chiedendo e ottenendo la sospensione del pagamento in attesa del processo d’appello.

Con sentenza del 9 gennaio 2014, la Corte d’appello di Milano ha riformato la sentenza di primo grado e ha respinto le richieste di Ralph Carey, accogliendo in toto la linea difensiva di Antonio Ricci, Copy, Rti e Mediaset.

Curiosità

Nei primi anni 2000 comparvero per un breve periodo di tempo nei principali quotidiani e periodici nazionali due spot pubblicitari (di una marmitta per automobile e di un giubbotto catarifrangente) dei quali il testimonial era proprio Big Red.

Televisione

Cinema

Discografia

Il Gabibbo ha cantato una serie di canzoni divenute poi dei veri tormentoni e raccolti in diversi album. Qui è riportata la discografia completa:

Album

Raccolte

Singoli

Fast Food

È stato creato persino un fast food all’interno del Lido delle Nazioni chiamato per l’appunto Gabibbo, e a questi ispirato.

Informazioni su diego80 (1946 Articoli)

Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus

Contatto: WebsiteFacebook

Rispondi

UA-76292238-1
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: