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Il futuro inizia oggi, non domani. La scuola che ricomincia.

La frase che dà il titolo a questo articolo la pronuciò papà Giovanni Paolo II rivolgendosi ai giovani. Mi ha sempre fatto riflettere molto e, ragionando sull’imminente nuovo inizio dell’anno scolastico, mi ha dato lo spunto per provare a ricordare come era la scuola quando l’ho frequentata io, per vedere come è adesso che le mie figlie la frequentano e, come forse sarà in futuro o come vorrei fosse.

E la memoria?

Già quando andavo io alle elementari ricordo grosse discussioni e dispute sull’utilità (o addirittura pericolosità) di strumenti tecnologici come la calcolatrice. L’accusa rivolta alla povera macchina con bustina in finta pelle nera (la mia era così) era quella di provocare danni permanenti agli studenti, che non sapevano più far di conto autonomamente. Inoltre si diceva che addirittura potesse inibire i processi di ragionamento logico e la memoria di noi giovani virgulti…

Di certo oggi nessuno si sognerebbe di ritornare al regolo calcolatore, nè tantomeno al calamaio e forse non ci dovrebbe nemmeno più spaventare la calcolatrice. Il mondo è cambiato, anzi negli ultimi 10/15 anni si è completamente rivoltato. Le aziende con maggiore capitalizzazione al mondo non sono più i colossi petroliferi o le grandi banche ma sono società nate in un garage o poco più. Le due più grandi catene alberghiere al mondo (Booking e AirBnb) non possiedono mezzo albergo nè tantomeno una sola camera. La più grande catena commerciale del mondo (Amazon) non ha nemmeno uno straccio di centro commerciale o supermercato. Chi l’avrebbe mai detto?

La scuola di domani

Tutto questo cambiamento è basato su una cosa che non si tocca e non si vede. E’ l’immaterialità portata dall’informatica e da tutte le tecnologie ad essa collegate. Anche nella scuola l’informatica e l’immaterialità sono entrate inizialmente pian pianino e ora con sempre maggior peso. Come tutti i fenomeni che seguono un andamento esponenziale (cliccate qui per leggere un articolo di VBTV sull’esponenzialità) all’inizio non te ne accorgi nemmeno, quasi li snobbi. Poi però dopo un pò i loro effetti cominciano a diventare grandi, sempre più grandi, poi ti travolgono se non sei preparato.

Già da qualche anno, per fortuna, anche da noi si è iniziata la sperimentazione di un certo numero di ore settimanali in laboratori o sale attrezzate con strumenti come computer o dispositivi collegati alla rete. Ecco, internet, questo è stato senz’altro lo spartiacque tra un mondo “prima” ed un mondo “dopo” ed anche nella scuola la rete ha e avrà sempre un peso maggiore. Tramite internet le informazioni sono diffuse, sfuggono alla materialità del libro, le posso ottenere in qualsiasi momento.

Tramite le rete possiamo verificare tutto quello che ci viene detto o che leggiamo e, sempre più spesso, dobbiamo verificare tutto perchè non tutto quello che è presente in rete corrisponde al vero. Ecco qui dunque il ruolo fondamentale ed insostituibile degli insegnati che devono riuscire a trasmettere ai nostri ragazzi ad essere riflessivi, curiosi, critici a non pensare per sentito dire. Gli insegnanti (ma anche i genitori e le famiglie) dovrebbero insegnare ai nostri figli a selezionare le informazioni, a “separare la farina dalla crusca” tra migliaia di fonti.

E i libri?

E i libri? Dovrebbero sparire allora? No, sparire no ma il contesto allargato e multimediale in cui i nostri figli crescono ed apprendono male si sposa col dipendere unicamente dall’orizzonte finito dei libri che propongono dei pacchetti di contenuti assemblati e per forza di cose selezionati. Ma i libri rimangono comunque spazi fondamentali per la crescita personale. Praterie dove lasciar correre la fantasia, dove imparare o essere liberi di sognare, fare collegamenti, scoprire passioni. Internet ed i computer non faranno mai sparire i libri, semplicemente bisogna saper imparare quanto siano utili gli uni e gli altri.

 

L’atteggiamento attuale di editori ed insegnanti è quello di smaterializzare i libri trasformandoli in ebook o in contenuti multimediali. Questo però a mio avviso non rappresenta la scuola del futuro. O meglio è solo una minuscola parte, è solo l’inizio. La nuova scuola la raggiungeremo e sarà pienamente efficace solo quando riusciremo a non limitarci a digitalizzare singoli passaggi lasciando inalterato il processo. Ma lo sarà quando, sfruttando al meglio i vantaggi delle nuove tecnologie cambieremo radicalmente i processi e la metodologia di insegnamento e di valutazione.

Intendo dire che grazie ad internet per esempio si possono superare anche i limiti e le barriere determinate dalle distanze, dai tempi e dagli orari rigidi della scuola. Da casa, quasi in ogni momento uno studente potrebbe proporre all’insegnante propri, spunti, punti di vista, cercare conferme e proporre soluzioni non predeterminate in classe anche a problemi complessi. Le valutazioni potrebbero avvenire non solo tramite compiti in classe, verifiche etc ma anche tramite applicazioni pratiche, lavori in gruppo in cui ciascuno (a scuola o da casa) svolge una parte di progetto anche complesso.

In generale quindi credo che più che preoccuparci come genitori di quante informazioni i nostri figli apprendono, quanto ampio è il programma scolastico completato in un anno dovremmo prenderci cura della qualità degli strumenti per interpretare il mondo che riescono a fare propri. Concludendo e citando una frase non mia direi : meglio una testa ben fatta che una testa ben piena.

Con un pizzico di invidia auguro un grosso “in bocca al lupo” a tutti i bambini e ragazzi che da domani inizieranno o proseguiranno il loro percorso di studio, quel meraviglioso periodo della vita di ciascuno in cui si impara a conoscere e capire il mondo.

 

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