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Un papa di origine brembillese? Sì, dall’anno 1003 al 1009.

Il titolo potrebbe far pensare ad una bufala o ad uno scherzo per così dire “da prete”, ed invece no. Dopo una lunga e piuttosto complessa ricerca sembra proprio che Giovanni detto “Fasano”, salito al soglio pontificio la notte di Natale dell’anno 1003 con il nome di Giovanni XVIII, avesse avuto sangue brembillese nelle vene.

La nostra ricerca è iniziata tempo fa ma poi si era interrotta perchè giunta apparentemente ad un vicolo cieco ma, qualche giorno fa leggendo il bellissimo post di Alessandro Pellegrini che ricostruisce la storia della famiglia Carminati, anche le nostre ricerche hanno ripreso un insperato slancio, trovando nel lavoro del Gruppo Sentieri un’importante conferma alle nostre ipotesi.

Biografia

Carriera ecclesiastica :

Il suo nome di battesimo era Giovanni. Le fonti concordano nell’attribuirgli anche l’appellativo di “Fasanus”. La notizia, comunemente accettata, secondo la quale egli sarebbe stato figlio del presbitero Urso e di Stefania e che sarebbe stato cardinale prete di S. Pietro – o, meglio, di una delle sette chiese titolari che dipendevano da S. Pietro – è infatti riportata da due sole fonti, entrambe di area tedesca: una versione (quella tràdita dal ms. XIII. 774 della Biblioteca di Hannover, confezionato tra il 1165 e il 1167 nel monastero dei SS. Ulrico e Afra ad Augusta) del catalogo di pontefici, re e imperatori, inserito dopo l’explicit del VII libro della cronaca di Ottone di Frisinga, e l’anonima Historia pontificum Romanorum (o Anonimus Zwetlensis) composta sul finire del XII secolo nella diocesi di Salisburgo.

Come il suo predecessore, anche G. dovette con ogni probabilità l’elezione – avvenuta il 25 dicembre 1003 – al favore del “patricius” Giovanni, della famiglia dei Crescenzi, anche se non risulta fosse legato a lui da vincoli di consanguineità.

Origini familiari :

Secondo varie fonti parrebbe accertato che Giovanni Fasano nacque a Roma ma leggendo gli atti che egli ebbe redatto una volta eletto papa ci si imbatte in documento che lo stesso Giovanni XVIII indirizzò a Pietro Carminati da Brembilla. Nello scritto, datato 6 Gennaio 1006 si dichiara che, tra gli altri privilegi, si concedeva a Giacomo figlio di Pietro Carminati, Canonico, la successione nel vescovato di Bergamo, aggiungendo che ognuno della stirpe dei Carminati portasse di diritto il titolo di Conte e Cavaliere. Il pontefice dichiarando dichiarandosi convalligiano di Pietro Carminati, per il “mostrato valore contro nemici della fede in Christo, a distruttione degl’idoli, si manifesta della predetta progenie de Carminati uscito, dicendo nel breve: “Concedimus, et mandamus per presentes ad hanc propaginem tuam, quia ex ipsa originem traximus”. Ex copia brevis antiquis. In Pergam. Campidoglio de  Guerrieri.

Unito a ciò abbiamo trovato, all’interno di un repertorio genealogico delle famiglie nobili delle province venete datato 1830 (mostrato nella figura qui sotto) un interessantissima descrizione delle origini della famiglia Carminati :

Nobili Domiciliali in Verona E una delle più antiche famiglie nobili della Città di Verona . Trae la sua origine da Brembilla nel Bergamasco ebbe il fregio di vedere nella Sede pontificia un suo rampollo nella persona di Giovanni cognominato Fasano e conseguì in vari tèmpi dignità e privilegii speciosi nonché il titolo di Conté

 

 

Inoltre nell’ “Campidoglio dei guerrieri ed altri personaggi illustri di Bergamo”, volume scritto da Donato Calvi nel 1668, si trova una interessante biografia del condottiero brembillese Pietro Carminati. Del Carminati si dice : “Visse di sangue congiunto a Giovanni XVIII”.

 

Pontificato :

Nonostante le informazioni al riguardo non siano abbondanti, sembra che G. abbia svolto un’intensa attività alla guida della Chiesa di Roma. Subito dopo la sua elezione, nei primi mesi del 1004, egli inviò ad esempio in Germania un suo legato, il vescovo e bibliotecario Leone. Questi recava con sé il pallio per l’arcivescovo Tagino di Magdeburgo e alcuni privilegi destinati al vescovato di Merseburgo, una sede soppressa nel 981, in adesione alle richieste dell’imperatore Ottone II, da Benedetto VII e che G., probabilmente su istanza di Enrico II, stava tentando di ristabilire (sulla missione cfr., ad esempio, Annalista Saxo, in M.G.H., Scriptores, VI, a cura di G.H. Pertz, 1844, p. 653; Gesta episcoporum Halberstadensium, ibid., XXIII, a cura di G.H. Pertz, 1874, p. 90; Gesta archiepiscoporum Magdeburgensium, ibid., XIV, a cura di W. Schum, 1883, p. 392; Thietmari Merseburgensis episcopi Chronicon V, 44, ibid., Scriptores rerum Germanicarum in usum scholarum, LIV, a cura di Fr. Kurze, 1889). Nel marzo dello stesso anno egli ricevette a Roma una delegazione di Enrico II, che gli confermò il successo della sua iniziativa. Secondo Thietmaro di Merseburgo (Chronicon VI, 101) il pontefice, forse nel maggio 1004, avrebbe anche invitato Enrico II a Roma per incoronarlo imperatore, ma avrebbe dovuto tornare sulle proprie decisioni a causa dell’opposizione del “patricius” Giovanni, notoriamente ostile al sovrano. Nello stesso anno G. avrebbe invece canonizzato, su istanza di Antonio, missionario in terra slava, i cinque martiri Benedetto, Giovanni, Isacco, Matteo e Cristiano, assassinati in Polonia nel novembre dell’anno precedente (cfr. Bruno di Querfurt, Vita quinque fratrum eremitarum martyrum in Polonia, in M.G.H., Scriptores, XV, 2, a cura di R. Kade, 1888, p. 735). Altro segno dei desideri da parte di G. di stabilire buoni rapporti con Enrico II può essere visto nell’approvazione che egli diede, nel giugno 1007, alla creazione della sede di Bamberga. Il nuovo vescovato era parte di una strategia regia di espansione e controllo territoriale. Nelle intenzioni del sovrano doveva infatti essere base per l’evangelizzazione degli Slavi e centro di pressione politica nell’alta valle del Meno. Nel corso di un sinodo a S. Pietro, G. rese Bamberga suffraganea della sede di Magonza – anziché di Würzburg, come il titolare di quest’ultima avrebbe voluto – e la pose sotto la protezione apostolica. Analogo significato doveva avere (maggio-giugno 1008) la nomina da parte di G. del nuovo vescovo di Asti nella persona di Pietro, un sostenitore del sovrano.

G. mostrò inoltre grande decisione nell’intervenire a sostegno delle istituzioni monastiche in terra di Francia. Il pontefice concesse ad esempio l’esenzione al monastero di S. Vittoredi Marsiglia; pose quello di Villeneuve-lès-Avignon sotto la diretta protezione apostolica; concesse privilegi alle comunità di St-Florent-lès-Saumur e di Psalmodi. Verso la fine del 1007 G. intervenne poi con decisione nella contesa che opponeva i vescovi Leoterico di Sens e Fulco di Orléans, che agivano con l’appoggio del sovrano francese Roberto II, al monastero di S. Benedetto di Fleury. Il pontefice era stato infatti informato che nel corso di un sinodo tenuto a Orléans, durante il quale anche la stessa supremazia del papa era stata contestata, una parte dell’episcopato francese aveva tentato di costringere l’abate Gaslino a bruciare un privilegio che papa Gregorio V aveva concesso alla sua comunità. I vescovi e il sovrano furono quindi convocati d’urgenza a Roma sotto minaccia di scomunica – e di interdetto esteso a tutta la Francia nel caso di Roberto – se non si fossero presentati.

È anche probabile che nel corso del pontificato di G. i rapporti tra la Chiesa romana e quella bizantina fossero, almeno momentaneamente, buoni. Lo scisma fu infatti temporaneamente ricomposto e il nome del pontefice inscritto nei dittici di preghiera costantinopolitani (cfr. al riguardo S. Runciman, The Eastern Schism, Oxford 1955, pp. 63 ss.). La politica di sostanziale accordo tra G. e l’imperatore ha fatto ritenere che egli, caduto per questo in disgrazia agli occhi del “patricius” Giovanni, fosse deposto e costretto a farsi monaco a S. Paolo fuori le Mura, ove sarebbe morto tra giugno e luglio 1009. La notizia della sua morte in monastero compare però solo nelle due fonti tedesche già menzionate, il catalogo inserito nella cronaca di Ottone di Frisinga e l’anonima Historia pontificum Romanorum.

 

Curiosità :

Come detto, probabilmente Giovanni XVIII non morì papa ma si ritirò a vita monastica pochi mesi prima della morte. Prima e dopo di lui altri furono i casi di papi scesi dal soglio di Pietro. Eccoli :

1) Clemente I (92-99) fondatore della Gerarchia ecclesiastica . Anche se mancano conferme storiche certe.

2) San Ponziano (235) condannato “ad metalla” abdicò nel momento in cui venne imprigionato.

3) Giovanni XVIII (Giovanni Fasano 1009) Era diventato papa per volontà di Giovanni Crescenzio III, uno dei capi delle fazioni nobiliari romane che da anni si arrogavano il diritto di imporre il Pontefice.

4) Benedetto IX (Teofilatto dei Conti di Tuscolo 1045) Gli fu affidato il papato dal padre Alberico, capo della fazione dei Tuscolo, che consideravano il papato come una eredità familiare. Nel 1044 a Roma scoppiò una sommossa contro lo strapotere dei Tuscolo. Benedetto IX venne detronizzato e gli si contrappose

5) Silvestro III, che però venne a sua volta cacciato via; Benedetto IX venne reintegrato, ma cedette la tiara per denaro al suo padrino di battesimo, l’arciprete Giovanni Graziano.

6) San Celestino V (Pietro del Morrone 1294) anche se Dante non fu contento della scelta che chiamò “viltade”

7) Gregorio XII (Angelo Correr 1415) Fu eletto all’età di ottanta anni. Si dimise all’età di novanta anni, ma restò nella carica di cardinale vescovo.

8) Benedetto XVI (Joseph Aloisius Ratzinger). Nato nel 1927, nel Febbraio 2013 ha rinunciato al ministero di Vescovo di Roma e successore di Pietro.

 

1 Commento su Un papa di origine brembillese? Sì, dall’anno 1003 al 1009.

  1. Un vero peccato non averlo conosciuto di persona!

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