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Speciale Riflessioni di calcio – Da campioni del mondo a campioni del fondo

Quante le abbiamo passate quelle immagini di 11 anni fa? I gol di Grosso e Del Piero che cancellarono la Germania, Materazzi che pareggia in finale, la testata di Zidane, il rigore di Grosso che ci manda sul tetto del mondo….sembrano tempi ormai lontanissimi. 4.145 giorni dopo, quel 13 novembre 2017, passerà alla storia come il fallimento azzurro del secolo, con l’esclusione dal mondiale russo, dopo lo 0-0 di San Siro con la Svezia nel playoff di ritorno, che fa seguito al ko del 10 novembre a Stoccolma, che chiude idealmente un’era, amplificando di più i fallimenti delle spedizioni del 2010 e 2014, quando già campanelli d’allarme dovevano essere percepiti meglio dalla Federcalcio. italiana. Il mondo sembra essersi fermato a quella sera, e solo due europei giocati dignitosamente, nel 2012 con Prandelli e nel 2016 con Conte, hanno dato un po’ di lustro ad una selezione un po’ imbolsita da quel trionfo.

 

I motivi della disfatta? Senza dubbio partono da lontano: ad esempio che la Federazione non abbia mai fatto nulla per valorizzare i vivai: abbiamo un campionato Primavera che non produce talenti da prima squadra, invece di seguire l’esempio di altre federazioni in cui creano squadre riserve inserendole nei campionati minori. Il modello tedesco (leggere l’articolo di Calcio & Finanza che abbiamo incorporato)ha rilanciato in grande stile il vivaio nel paese dei campioni del mondo in carica, e da quì è ripartita la rinascita di un paese che non vinceva nulla dall’europeo del 1996. Il tesseramento spropositato di giocatori stranieri è solo in parte un’altra causa, in quanto pure in Spagna, Francia, Inghilterra e Germania, solo per citare i principali campionati europei, gli stranieri abbondano e le nazionali sono egualmente competitive (escludendo forse quella inglese, carente anch’essa di risultati da tempo…). E poi la mancanza di scuola calcistica, o assoluta carenza. Ma anche una Federazione piegata ai voleri dei club, sempre più convinti che la Nazionale possa essere un impiccio col rischio infortunio per i calciatori impegnati nelle corse per lo scudetto e le coppe europee. Ed un po’ anche noi, che spesso ci dedichiamo più ai nostri club e meno alla nazionale, a parte le grandi competizioni. Dove purtroppo, per arrivarci non bastano la tradizioni ed il passato, ma serve un lavoro fatto sul campo giorno dopo giorno, mese dopo mese. Ed ora, con questa debacle che mancava da 60 anni, quanto il nostro calcio può essere ancora valutato fuori dai confini? A livello di club, dopo il “triplete” dell’Inter nel 2010, solo la Juventus è arrivata vicino al sogno in due anni, per non parlare dell’Europa League, senza vincitori italiani (e finalisti…) dal 1999, quando ancora si chiamava Coppa Uefa.

24 giugno 2014: Italia-Uruguay 0-1. Ultimo fallimento di un mondiale disputato.

IL DECLINO POST 2006 – La vittoria mondiale del 2006 nascose solo una serie di problemi che già a livello interno erano scoppiati con Calciopoli: gli impianti fatiscenti, la poca sicurezza negli stadi, culminata nel febbraio 2007 col caso Raciti, a pochi mesi dall’elezione del paese organizzatore, influì sull’assegnazione dell’organizzazione di Euro 2012, che il 18 aprile 2007 venne affidato a Polonia ed Ucraina. Il primo smacco per il paese che si riversò sulla Nazionale, nel frattempo passata a Donadoni, che ebbe l’ingrato compito di guidare la nazionale campione del mondo del post-Lippi. Intanto, nel girone di qualificazione l’Italia arriva nuovamente davanti alla Francia vice campione, nonostante nello scontro diretto siano prevalsi i transalpini (3-1 in Francia e 0-0 a San Siro). Ad Euro 2008 arriva un tonfo con l’Olanda (0-3) ed un pari con la Romania, prima di salvare tutto col successo per 2-0 ancora sui dimessi francesi, che regalarono i quarti, dove arriva il ko ai rigori con la Spagna, futura campione e pronta ad avviare un ciclo quadriennale. Donadoni lascia, e la Federazione richiama Lippi, ma stavolta niente squilli di tromba: si comincia con la disastrosa Confederation’s Cup dell’estate 2009, dove veniamo sconfitti dall’Egitto e ridicolizzati dal Brasile, poi si arriva al mondiale sudafricano, ma da campioni del mondo raccogliamo due punti con Paraguay e Nuova Zelanda, per poi uscire battuti dall’esordiente Slovacchia. Una campionessa iridata che esce ai gironi senza vincere: un triste precedente. Lippi va, attratto dalle sirene cinesi, e sulla panchina approda Cesare Prandelli. E forse quì si vede un po’ di dignità: dominato un girone di qualificazione facilino, si arriva in Polonia ed Ucraina soffrendo nel girone, dove pareggiamo con la Spagna campione e con la Croazia, e centriamo i quarti col successo sull’Eire del Trap già eliminata. I successi su inglesi ai quarti ai rigori, e sui tedeschi in semifinale ci fanno sognare, prima del tonfo con gli spagnoli in finale. Prandelli resta però al comando, riconoscendogli il suo lavoro di valorizzazione,e sarà la conferma la dignitosa Confederation’s Cup dell’estate succcessiva, chiusa al terzo posto fermati solo da un errore di Bonucci dal dischetto nella semifinale con la Spagna. Si arriva così al mondiale brasiliano vincendo anche quì un girone non impegnativo con danesi, bulgari e cechi come unici ostacoli. Tuttavia, la stecca con l’Armenia a qualificazione sopraggiunta (2-2 in casa) pregiudica un sorteggio da teste di serie. Così finiamo in un girone con Uruguay ed Inghilterra, ed il successo sugli inglesi nella mezzanotte italiana ci illude, prima dei tracolli (impensabili) con Costarica e Uruguay si va di nuovo fuori ai gironi. Così Prandelli lascia da signore ed ecco Antonio Conte sulla panchina azzurra, dopo la fuga dalla Juventus tricampione. Passato senza grossi problemi il girone in cui i croati sono l’unico vero avversario, si arriva all’appuntamento francese dell’estate 2016, dove nonostante convocazioni discutibili, Conte fa sognare con i successi su belgi e svedesi che ci qualificano agli ottavi con un turno d’anticipo, dove poi c’è l’impresa dell’eliminazione della Spagna bi-campione. Ai quarti ci arrendiamo ai tedeschi ai rigori, poi il resto è Ventura e la triste storia recente..fino a San Siro.

L’esultanza di Balotelli dopo la doppietta alla Germania ad Euro 2012: ultimo momento di giubilo di una nazionale in difficoltà

IL FUTURO – E’ già partito il nome del toto allenatore, anche se Ventura non si è ancora dimesso: tra i big gettonati, il nome più in vogue è quello di Ancelotti. Ma non è da escludere neppure un ritorno di Conte o Allegri Ma si potrebbe scegliere soluzioni meno costose, come Di Biagio traghettatore, o Ranieri. Ma anche qualche ex azzurro come Gentile io Casiraghi. Ventura ha un contratto fino al 30 giugno 2018 a 700.000 euro mensili, con rinnovo fino al 2020 in caso di raggiungimento del mondiale. Ciò non è successo, ed ora c’è da vedere se vwrrà rispettato il contratto o se si arriverà ad un compromesso per chiudere prima. Per quando riguarda il calcio giocato, esclusi dal sorteggio mondiale del 1°dicembre, giocheremo due amichevoli di prestigio a fine marzo, nel corso della sosta più inutile del campionato: il 28 marzo 2018 si andrà in Inghilterra a Wembley, poi dovremmo affrontare l’Argentina in campo neutro. A gennaio però sorteggio della neonata Nations League, un torneo a cadenza biennale che vedrà la paertecipazione di tutte le nazionali dell’Uefa suddivise in 4 leghe (L’Italia sarà tra le teste di serie). Intanto arriva il capolinea per Buffon, Barzagli, Chiellini e De Rossi, si riparte dai vari Immobile, Insigne, Belotti, Marchisio, Darmian, Florenzi, Candreva, Verratti, Eder e  Parolo per il presente, ai quali si aggiungono Donnarumma, Perin, Rugani, Bernardeschi,  Caldara, Astori, De Sciglio, Spinazzola, El Shaarawi, Jorginho e D’Ambrosio, senza escludere eventuali ritorni, come quelli di Balotelli, Giovinco, Thiago Motta, Pazzini e Paletta. Magari anche nomi meno frequentati come Gagliardini, Benassi, Baselli, Verdi, Sturaro, Romagnoli, Borini e Berardi, e magari altri azzurrabili come Orsolini, Inglese, Pavoletti, Cataldi, Murgia, Pellegrini, Falcinelli, Lasagna, Tumminello, Kean, Mattiello, Mandragora, Cutrone e Iemmello. Euro 2020 e Mondiali 2022 potrebbe essere una vetrina per tutti quanti.

Informazioni su diego80 (1943 Articoli)

Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus

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