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18 novembre 1989 – La morte di Donato Bergamini e la conferma dell’omicidio

Il calciatore del Cosenza Denis Bergamini

La storia di Donato Bergamini non è certo quella di un calciatore affermato. Nella sua breve carriera solo quattro stagioni in serie B a Cosenza, dopo aver giocato nei dilettanti tra Imola e Russi. La sua morte, avvenuta 28 anni fa, è rimasta avvolta nel mistero, poi soltando qualche giorno fa si è sconfessata la tesi del suicidio per confermare quella dell’omicidio. Le cause non sono chiare, ma si pensa ad un delitto passionale.

da storiedicalcio.altervista.org

Il 18 novembre del 1989 il centrocampista del Cosenza Donato Bergamini, 29 anni, morì a Roseto Capo Spulico, nella zona dell’alto Jonio cosentino, investito da un autotreno lungo la statale 106 jonica. Il conducente del mezzo, Raffaele Pisano, 53 anni, imputato di omicidio colposo, fu assolto dal pretore di Trebisacce «per non avere commesso il fatto».La sentenza venne confermata dalla Corte d’ appello di Catanzaro. La tesi dei giudici, sia in primo grado che in appello, fu che Bergamini si fosse suicidato. E sui motivi per i quali il giocatore del Cosenza si sarebbe tolto la vita erano state avanzate varie ipotesi.

Era terrorizzato. Ma da chi o da che cosa? Donato Bergamini, eclettico centrocampista del Cosenza, il suo segreto se l’è portato nella tomba. Che motivo aveva un giovane di 27 anni, con un contratto che gli consentiva di guadagnare quasi 200 milioni all’anno, per decidere dapprima di eclissarsi, partire, emigrare, in ogni caso di lasciare Cosenza e il calcio, e poi scegliere di morire davanti agli occhi della fidanzata? Si parla di droga. Si intravedono i contorni ancora oscuri di un giro pericoloso in cui il calciatore, che era originario di Boccaleone, nel Ferrarese, ma che era alla sua quinta stagione con la maglia rossoblù del Cosenza, sarebbe stato coinvolto. E quindi travolto.

Era notorio infatti che il giovane calciatore viaggiasse con una Maserati biturbo munita di radiotelefono che sarebbe appartenuto a un pregiudicato cosentino col quale Bergamini si accompagnava spesso. E’ notorio ancora che alcuni calciatori del Cosenza si erano fatti vedere in giro con persone che hanno a che fare con la giustizia. Ma tutto questo può servire per dare una spiegazione al tragico gesto? Forse no. Ma c’è dell’altro. Per l’allenatore del Cosenza dell’epoca, Gigi Simoni, Donato Bergamini nell’ultimo periodo appariva triste e cupo, più del solito. Era un ragazzo spigliato, onesto ma anche introverso, ricordava padre Fedele Bisceglie, cappuccino, capo degli ultras cosentini e assistente spirituale della squadra del Cosenza, allora militante in serie B.

Ci sarebbero stati ancora altri segnali che qualcosa di recente era accaduto a turbare drammaticamente l’equilibrio psicofisico del giovane calciatore. Potrebbe essere stato un episodio avvenuto, a quanto pare, il giovedì precedente in un ristorante dell’hinterland: Bergamini sarebbe stato prelevato da tre brutti ceffi e portato via. Dove e perché? Potrebbe essere stato quello che ha convinto il giovane calciatore che per lui era meglio cambiare aria.

Sabato pomeriggio Bergamini lascia improvvisamente il ritiro della squadra. Vado a prendere le sigarette, ha detto agli amici, tra cui Michele Padovano, il compagno di squadra con cui divideva un appartamento a Roges di Rende, alla periferia di Cosenza. Poco più di un’ora dopo alla società è arrivata la notizia della tragedia. Il calciatore, infatti, aveva lasciato la città con la fidanzata, Isabella Internò, ventenne studentessa di Rende.

La ragazza è l’unica testimone e afferma, pur tra parecchie contraddizzioni, che Donato si è lanciato volontariamente sotto le ruote del pesante autotreno. La testimonianza combacia con quella di Raffaele Pisano, 38 anni, di Rosarno, che si trovava alla guida del pesante mezzo che si è trovato il giovane davanti con apparente chiaro intento suicida. Bergamini, secondo quanto afferma la ragazza, dapprima voleva solo mettere molti e molti chilometri di distanza tra lui e Cosenza. Non c’erano dubbi che avesse paura.

Aveva pregato la ragazza di accompagnarlo fino a Taranto per imbarcarsi per la Grecia (da notare che da Taranto, però, non partono navi per la Grecia), le aveva chiesto di seguirlo. La ragazza non voleva andare con lui, non voleva neppure arrivare fino a Taranto per riportarsi a Cosenza la Maserati. Devi capire, mi diceva mentre eravamo in macchina, racconta Isabella, se mi vuoi bene devi fare quello che ti dico, altrimenti te ne accorgerai. Poi si è fermato in una piazzola, è sceso dall’auto, si è buttato sotto l’autotreno.

Il suo corpo dopo l’incidente in cui perse la vita

Per ultimo c’è una telefonata giunta in casa Bergamini, a Boccaleone d’Argenta, cinque giorni prima di quella tragica sera di Roseto Capo Spulico. Bergamini aveva raggiunto Ferrara dopo il pareggio a Monza del Cosenza. La solita sosta del lunedì prima della ripresa degli allenamenti. Ricevette una telefonata, si alzò dal tavolo da pranzo e ritornò visibilmente scosso. Chi era all’altra parte del telefono? Chi parlò con Bergamini quel giorno? Troppe domande per un caso mai definitivamente chiuso.

La Scheda:

Donato Bergamini (Boccaleone, 18 settembre 1962 – Roseto Capo Spulico, 18 novembre 1989)
Ha iniziato la sua carriera calcistica nella stagione 1982-83 indossando la maglia dell’Imola in Interregionale. L’anno successivo gioca nel Russi (sempre in Interregionale) dove vi resta per 2 stagioni. Nel 1985 viene acquistato dal Cosenza che milita in Serie C1, club con il quale giocherà per 5 stagioni. Al primo campionato in maglia rossoblù disputa 24 presenze senza alcuna rete.
L’anno successivo gioca 28 partite realizzando 2 gol (contro Sorrento e Benevento). Nel 1987-1988 il Cosenza vince il campionato di Serie C1 e torna in B dopo 24 anni di assenza. Bergamini è titolare nella formazione di Gianni Di Marzio giocando 32 partite su 34. L’11 settembre del 1988 arriva l’esordio in Serie B (Cosenza-Genoa 0-0). In quella stagione, forse la più bella nella storia del Cosenza, realizza anche il suo primo ed unico gol nella partita Cosenza-Licata (2-0).
A causa di un infortunio riesce a giocare solo 16 partite. Malgrado ciò a fine stagione Bergamini ha diverse richieste sul mercato. Il Parma fa di tutto per ingaggiarlo, ma il Cosenza che vuole disputare un campionato di vertice, lo dichiara incedibile confermandolo per un’altra stagione, l’ultima della sua carriera.
Infatti, il 18 novembre 1989 viene trovato morto sulla statale 106 nei pressi di Roseto Capo Spulico in provincia di Cosenza.

 

La morte (da wikipedia)

Il 18 novembre 1989 viene trovato morto sulla strada statale 106 Jonica nei pressi di Roseto Capo Spulico in provincia di Cosenza. L’ex calciatore della Roma e del Milan Carlo Petrini provò a far luce sulla misteriosa morte scrivendo il libro Il calciatore suicidato nel 2001, in cui fornì alcuni dettagli sulla vicenda del calciatore (fatti comunque mai provati). All’epoca il decesso sembrava fosse avvenuto per suicidio: infatti, secondo le testimonianze, Bergamini si sarebbe buttato tra le ruote di un camion che l’avrebbe trascinato per circa 60 metri. L’indagine fu archiviata, e a distanza di vent’anni l’ipotesi di suicidio non è mai stata ritenuta credibile (né dai familiari, né dai tifosi, né dai compagni di squadra): il corpo non presentava nessuna ferita compatibile con questa versione e non era sporco di fango, nonostante la pioggia e le pozzanghere presenti sul luogo dell’incidente.

Giocò la sua ultima partita il 12 novembre 1989: Monza-Cosenza 1-1, con rete rossoblù di Michele Padovano, suo grande amico che, dopo la sua scomparsa, ha indossato la maglia numero 8 di Bergamini nella partita Cosenza-Messina (2-0) del 19 novembre con la quale lo stesso Padovano ha realizzato il primo gol, dedicandolo al compagno di squadra scomparso il giorno prima.

Oggi la Curva Sud dello stadio Gigi Marulla porta il suo nome, mentre all’interno degli spogliatoi è conservato un busto che lo raffigura.

Il 27 dicembre 2009 si è celebrato a Cosenza il “Bergamini Day” organizzato dal Forum “Cosenza United” e dagli Ultrà Cosenza, al quale hanno partecipato anche i familiari del calciatore. Lo scopo di questa manifestazione è stato quello di chiedere verità e giustizia sulla morte dell’idolo rossoblù e di far riaprire le indagini, all’epoca dei fatti archiviate troppo presto come “suicidio” nonostante i numerosi punti interrogativi e le prove poco convincenti. Secondo i familiari e la tifoseria cosentina, Bergamini fu ucciso, per cui circa 300 persone hanno sfilato per le vie della città chiedendo chiarezza sulla sua scomparsa. Il 6 agosto 2010 si è svolto ad Aiello Calabro il convegno “Verità per Bergamini”, mentre il 27 dicembre 2010 si è rinnovato per il secondo anno il “Bergamini Day”[1] svoltosi al teatro Morelli di Cosenza. Il 14 giugno 2011, viene richiesta la riapertura dell’inchiesta da rubricare come omicidio volontario. Il 29 giugno 2011 la procura di Castrovillari riapre ufficialmente le indagini in virtù di nuove prove[2].

Il 22 febbraio 2012 i RIS di Messina depositano presso la Procura della Repubblica di Castrovillari la loro perizia, secondo la quale, quando fu investito, Bergamini era già morto[3]. I RIS hanno infatti potuto constatare, attraverso diverse simulazioni, che se il giovane calciatore si fosse “gettato a pesce” sotto il camion, come riferì la fidanzata, le scarpe la catenina e l’orologio avrebbero subito gravi danni, ed invece al momento del ritrovamento del cadavere erano pressoché intatti[4].

Attualmente una perizia[5], datata 1990 e firmata dal professor Francesco Maria Avato, sta trovando conferme nei riscontri che la Procura di Castrovillari ha richiesto dopo aver ripreso in mano il caso del giocatore del Cosenza.

Il 15 maggio 2013 viene notificato un avviso di garanzia, da parte della procura di Castrovillari, all’ex fidanzata Isabella Internò, sospettata di omicidio[6].

Per la seconda volta, nel maggio 2017, sono state riaperte le indagini sulla sua morte[7]. Nel giugno del 2017 il GIP di Castrovillari dispone la riesumazione della salma per effettuare l’autopsia[8].

L’11 luglio 2017, dai primi risultati dell’autopsia eseguita sui resti del corpo di Bergamini, risulta che il calciatore non si sarebbe suicidato gettandosi sotto un camion, come invece ha sempre sostenuto la sua ex fidanzata. Si tratta di una importante novità. Lo squarcio sul corpo del giovane calciatore risulta aperto sulla pancia e non sulla schiena, il che dimostrerebbe che, contrariamente a quanto evidenziato dalle fotografie effettuate subito dopo l’incidente, Denis Bergamini fosse coricato supino e non prono. I medici legali incaricati di effettuare l’autopsia del corpo del calciatore hanno quattro mesi per depositare le loro risposte. Sono in corso anche altri accertamenti dei RIS sulla Maserati di Bergamini[9]

Il 16 novembre 2017 viene depositata l’esito dell’ autopsia. E’ stata confermata che non si è suicidato ma sarebbe stato ucciso, con una sciarpa e poi gettato sotto il camion inscenando il suicidio.

Informazioni su diego80 (1976 Articoli)

Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus

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