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4 dicembre 1997 – Addio ad Alberto Manzi, il prof che lottò contro l’analfabetismo

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.Alberto Manzi (Roma, 3 novembre 1924 – Pitigliano, 4 dicembre 1997) è stato un docente, pedagogista, personaggio televisivo e scrittore italiano, noto principalmente per aver condotto la fortunata trasmissione televisiva Non è mai troppo tardi, messa in onda fra il 1960 e il 1968, il cui successo fu tale che, successivamente, venne riprodotta all’estero in ben 72 Paesi, e riuscí a far prendere a quasi un milione e mezzo di italiani la licenza elementare. [1].

 

Biografia

Conclusi, nel 1942, gli studi intrapresi in un doppio percorso formativo, diplomandosi contemporaneamente all’Istituto Magistrale e all’Istituto Nautico, Manzi riconoscerà sempre come questa sua doppia formazione gli segnerà la vita, influenzando la metodologia della sua didattica. Nello stesso anno si iscrive alla Facoltà di Scienze Naturali presso l’Università La Sapienza di Roma (allora, l’unica università romana).

Nel 1943 partecipa alla seconda guerra mondiale, in servizio sui sommergibili. Dopo l’8 settembre fa parte del battaglione da sbarco San Marco, divisione aggregata all’VIII armata inglese.

Nel 1946, dopo l’esperienza bellica, incomincia l’attività scolastica, prendendo servizio all’Istituto di Rieducazione e Pena ”Aristide Gabelli“ di Roma, accettando il posto rifiutato, prima di lui, da ben quattro colleghi, e dove realizzerà il primo giornale degli Istituti di Pena, La Tradotta. L’anno dopo riprende gli studi universitari e si laurea in Biologia, quindi si iscrive alla Facoltà di Magistero.

Nel 1948 ottiene il Premio Collodi per Grogh, storia di un castoro, romanzo per ragazzi inedito, pubblicato dalla Bompiani nel 1950 (con riduzione radiofonica della RAI nel 1953, poi tradotto in 28 lingue).

Nel 1950 si laurea anche in Pedagogia e Filosofia e affianca, in qualità di assistente, Luigi Volpicelli. Successivamente si specializza anche in Psicologia e, nel 1953, dirige la Scuola Sperimentale dell’Istituto di Pedagogia della Facoltà di Magistero de La Sapienza.

Nel 1954 lascia l’Università e prende servizio come insegnante elementare presso la scuola Fratelli Bandiera di Roma, per effettuare direttamente ricerche di psicologia didattica, studi che proseguirà ininterrottamente per tutta la vita. Nello stesso anno, si reca per la prima volta in Sud America, nella zona orientale della Foresta Amazzonica, su incarico dell’Università di Ginevra per svolgervi ricerche scientifiche. Lì si interessa dei problemi dei nativi. Da quel momento in poi, tornerà in Sud America ogni anno, per svolgervi attività di scolarizzazione, esperienza questa che si protrarrà fino al 1977. Prima da solo, poi con un gruppo di studenti universitari provenienti da ogni parte d’Italia, incomincia a organizzare un vero e proprio programma di aiuto solidale che, oltre all’insegnamento, prevede la soluzione di problemi sociali, sanitari, ecc. Accusato dal governo peruviano di essere legato ai movimenti rivoluzionari “guevaristi”, per continuare nel suo programma di aiuti, si appoggia al Pontificio Ateneo Salesiano, e, nei viaggi successivi, entra pure in contatto con molti sacerdoti che aderiscono alla teologia della liberazione[2][3].

Scrisse diversi libri per ragazzi: il più famoso è Orzowei, pubblicato nel 1955, da cui fu tratta negli anni ’70 la serie televisiva omonima, che ebbe grande successo, per la Tv dei ragazzi.

Fu scelto, nel 1960, per presentare il programma Non è mai troppo tardi che prese il via il 15 novembre, concepito come strumento di ausilio nella lotta all’analfabetismo. Il programma, curato insieme con Oreste Gasperini e Carlo Piantoni, ebbe grande successo e lo rese famoso; riproduceva in televisione delle vere e proprie lezioni di scuola primaria, con metodologie didattiche innovative (Manzi al suo “provino” strappò il copione che gli era stato dato e improvvisò una lezione alla sua maniera), dinanzi a classi composte di adulti analfabeti o quasi.

Alberto Manzi nel 1960

La trasmissione andò in onda per otto anni e fu di grande interesse e di grande rilevanza sociale: si stima che quasi un milione e mezzo di persone abbiano conseguito la licenza elementare grazie a queste lezioni a distanza, svolte di fatto secondo un vero e proprio corso di scuola serale. Le trasmissioni avvenivano nel tardo pomeriggio, prima di cena; Manzi utilizzava un grosso blocco di carta montato su cavalletto sul quale scriveva, con l’ausilio di un carboncino, semplici parole o lettere, accompagnate da un accattivante disegnino di riferimento. Usava anche una lavagna luminosa, per quei tempi assai suggestiva. La ERI, casa editrice della RAI, pubblicava materiale ausiliario per le lezioni, quali quaderni e piccoli testi.

Alberto Manzi conduce Non è mai troppo tardi

Concluso il programma, dopo alcune brevi e sporadiche programmazioni radiotelevisive su temi legati all’istruzione, Manzi ritornò quasi a tempo pieno all’insegnamento scolastico classico, presso la scuola elementare Fratelli Bandiera di Roma, interrotto di tanto in tanto per delle campagne di alfabetizzazione degli italiani all’estero. Fece diversi viaggi in America latina per collaborare alla promozione sociale dei contadini più poveri. Tornò alla ribalta nel 1981, allorché si rifiutò di redigere le appena introdotte “schede di valutazione”, che la riforma della scuola aveva messo al posto della pagella; Manzi si rifiutò di scriverle perché «non posso bollare un ragazzo con un giudizio, perché il ragazzo cambia, è in movimento; se il prossimo anno uno legge il giudizio che ho dato quest’anno, l’abbiamo bollato per i prossimi anni».

La “disobbedienza” gli costò la sospensione dall’insegnamento e dalla paga. L’anno dopo il Ministero della Pubblica Istruzione fece pressione su di lui per convincerlo a scrivere le attese valutazioni. Manzi fece intendere di non avere cambiato opinione, ma si mostrò disponibile a redigere una valutazione riepilogativa uguale per tutti tramite un timbro; il giudizio era: “fa quel che può, quel che non può non fa”. Il Ministero si mostrò contrario alla valutazione timbrata, al che Manzi ribatté: «Non c’è problema, posso scriverlo anche a penna». Nel 1992 la RAI ripropose Manzi ne L’italiano per gli extracomunitari, 60 puntate televisive, in onda su Rai 3 per insegnare la lingua italiana agli extracomunitari.

Ad Alberto Manzi sono intitolate diverse scuole in Italia[4].

Dal 1995 al 1997 fu sindaco di Pitigliano, eletto tra i Democratici di Sinistra.

La Rai ha prodotto una miniserie televisiva in due puntate dedicata alla sua vita con il titolo Non è mai troppo tardi, interpretata da Claudio Santamaria. La fiction è stata trasmessa il 24 e 25 febbraio 2014 da Rai 1 ottenendo ottimi ascolti.[5].

Informazioni su diego80 (1976 Articoli)

Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus

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