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Aiutatemi : a Natale ho smarrito mia nonna.

Ce ne stavamo il giorno di Natale tutti insieme, riuniti attorno allo stesso tavolo, come fanno tutte le buone famiglie. Come vuole la tradizione, come si faceva una volta e, come facevano pure i nostri nonni. Facce contente, anche mia nonna che poveretta è riuscita da poco a superare lo shock di una prematura vedovanza. Età, generazioni che si ritrovano, modi di ragionare e vedere la vita che si confrontano  e si sfidano a duello tra un pezzo di cappone, un trancio di salmone norvegese e delle arachidi israeliane.

La tradizione… << Ah ma i giovani d’oggi non sanno più cos’è il Natale>>  attacca uno zio. La nonna rincara la dose fissandomi  con un trasporto ed una dolcezza paragonabili a quelle dell’entomologo quando guarda la sua collezione di farfalle morte : << ah beh, voi giovani non sapete cosa significhi la fatica di guadagnarsi le cose, sapete solo chiedere ai genitori la paghetta per soddisfare le vostre piccole voglie>>.  Poi tace la nonna per un attimo mentre si passa delicatamente il tavagliolo sui denti per ripulirseli dai resti del cappone. Spiega agli altri parenti che l’igienista dentale che gli ha fatto lo sbiancamento dei denti in settimana gli ha detto che i cibi acidi possono rovinare il lavoro fatto e possono diventare l’ambiente ideale per la proliferazione dei batteri che causano l’alitosi e perfino la gengivite.

Mi tranquillizzo perché penso che abbiano cambiato discorso, che non ce l’abbiano più con me, ed invece dopo essersi passata la lingua sugli incisivi per un’ultima lucidatura, la nonna riparte all’attacco :<< ma voi giovani dove avete i valori? In cosa credete? Nella televisione? Nell’internet?>>

Io incasso e me ne sto zitto perché cosa vuoi ribattere? Li ho sentiti tante volte questi discorsi, anche in TV, anche sui giornali e lo dicono anche i politici. Quindi, di sicuro, qualche cosa di vero c’è.

Me ne sto zitto ma un po’ mi rode perché prima, dico tra me e me, ti fanno sentire una merda poi però ti lisciano il pelo con discorsi patetici e mielosi del tipo : << eh ma al giorno d’oggi un ragazzo non può trovar lavoro se non conosce qualcuno, purtroppo il merito non viene mai premiato>>. Ma lascio fare – loro, purtroppo per il mio orgoglio, si sono fatti una vita e conoscono bene il come si fa.

Poi squilla forte un telefono, la suoneria è di una famosa canzone di Lady Gaga. Non è il mio telefono – giro rapido di occhiate per capire il fan scatenato di Lady Gaga. Parte la nonna ad armeggiare nella borsa finta Luois Vuitton, sembra rimestare in un pozzo senza fondo mentre nel frattempo la popstar americana spinge sempre più a fondo. Dalla borsa escono nell’ordine : un lucida labbra, una tessera a punti di un’estetista della bassa e due gratta e vinci. Poi finalmente dalla borsa, per il sollievo di tutti gli astanti, emerge lo smartphone con cover glitterata rosa. La nonna si alza per cercare quel diritto all’intimità che noi ovviamente non gli concediamo smettendo tutti di parlare e allungando il più possibile le orecchie…

A dir la verità non ce n’è un gran bisogno perchè la nonna, pensando forse di essere nel bel mezzo di una vecchia telefonata intercontinentale, urla di brutto nell’apparecchio. Dopo qualche battuta saluta l’interlocutore con un saluto dal tono dolciastro che non gli avevo mai sentito. La nonna torna al tavolo e ripone in borsa “il celli” glitterato, così chiama il cellulare, nella borsa. Scende un silenzio di tomba al tavolo. La mamma, per tagliare la tensione, chiede a sua sorella (la mia zia più giovane) dove andrà a festeggiare il capodanno. Gran genio mia mamma, nelle situazioni difficili sa sempre come uscirne con eleganza. Ma mentre la zia Titti sta per descriverci il suo imminente viaggio la nonna la interrompe come fosse una mia coetanea esagitata.

<<Ah, ‘ndo  vià anche me stan>> dice. Ed il gelo scende di nuovo sulla tavolata. Si sente soltanto lo sgranocchiare frenetico dello zio Franco. << Ma dove vai ?>> chiede la mamma, con la trepidazione dell’imputato in attesa della sentenza. << Il trenta mattina accompagno l’Enri al controllo dal cardiologo e poi andiamo 3 giorni in una SPA. Sua figlia gli ha regalato una Smabbox e allora ne approfittiamo. Arriviamo il 2>>

Mi alzo e vado a cambiare la lettiera alla mia gatta, non mi va più di sentire la mia nonna super giovane. Mia nonna si è ammalata di giovanilismo. Sembra vivere in un’eterna giovinezza artificiale, dove la vecchiaia è nascosta come qualcosa di cui vergognarsi. Mentre butto la sabbia sporca rifletto sul fatto che mia nonna è una delle cause di questa società di plastica, abitata da perpetui adolescenti che non sanno distinguere i momenti della vita.

Mia nonna non è più una nonna, è una sorella, al massimo una zia. Non sa dire più di no, non sa indicare la via. Me ne indica due o tre assieme e sostiene che ciascuna è la migliore… Non sa più stare in silenzio. L’altra mia nonna, molto meno loquace di questa, mi ha insegnato moltissimo anche solamente guardandola mentre stava ferma ed in silenzio a fissare il prato, la finestra. Due parole scarne, a volte che ti lasciavano nel dubbio ma valevano più di cento lezioni.

La sua vecchiaia è stata il tempo in cui, lontani dall’immersione febbrile nella vita, si può cercare il senso della propria esistenza intensamente. E conservare il gusto dell’esplorazione, avendo la volontà di scoprire e di scoprirsi, è diverso dal fingere di essere ancora giovani, celandosi dietro il cerone. Vi prego, se qualcuno vedesse in giro la mia nonna sprint, mi riporti mia nonna Teresa, ma adesso risponde solo se la chiamate Terry…

 

Mattia 2017

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