ULTIM'ORA

I piedi nella stufa.

Potevo mettere i piedi nel forno della stufa a legna trasformata a kerosene con un bruciatore interno ed un serbatoio esterno.
Ma prima andava messa una pezza di lana una vecchia maglia o roba del genere. Sui e sotto i piedi s’intenda.
Stavo bene con i piedi nel forno della stufa.
Non c’era molta luce perché s’era d’inverno in un fondovalle stretto e tortuoso e i piedi nella stufa li mettevo perché erano freddi e umidi dopo aver calpestato neve e fantasie di bambino esploratore slittando nel prato bianco.
Bianco… di fronte a casa. Scosceso.

Intanto mamma preparava il caffè. Le tazzine verdi e bianche di sua madre decorate in oro e lo zucchero nel contenitore di plastica fumè col tappo marron.
La sua presenza i suoi rumori il suo respiro mi davano la rassicurante sensazione di appartenenza.
Casa.
Mai privo di una certa angoscia.

Lo gnomo del sonno mi bussava nel cervello scacciato dalla scomodità della sedia rossa in fòrmica alla quale mamma non voleva applicare un cuscino perché ritenuto “nido di polvere”.
L’orologio a muro di porcellana bianco latte a molla ricaricabile con apposita chiave faceva rimpiangere ogni tic-tac-tic-tac… attimo che non sarà più.
In quello stato di torpore potevo identificare fino a quattro tonalità diverse dell’orologio bianco latte bianco latte. Quattro tonalità ossessivamente ripetitive.
Ad un ascolto distratto parevano tutte uguali…ma cominciavo a sospettare che ogni secondo testimoniasse una storia a sé.
Abbandono.
Per attimi tornavo nel mio prato scosceso bianco tremendamente reale. Paralizzante. Non capivo il vantaggio di allinearmi con gli altri o la fatica di farlo.

Di lì a poco i compiti ma prima la merenda.
Obbligatori entrambi.
Mamma mi chiama. “Non ti starai addormentando … fai merenda che poi devi fare i compiti”
Ecco ci siamo.
Il buio di gennaio aiutato dal fondovalle imponeva di accendere la luce”.

f.

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