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Il naufragio della Louise, dove persero la vita 5 emigranti brembillesi

Durante la seconda metà dell’ ‘800 alcune squadre di brembillesi emigravano per lavoro in Sardegna nelle Miniere del Sulcis.

Il naufragio della Louise :

Siamo contenti di poter raccontare la tragica vicenda, il più possibile completa, del piroscafo Louise e dei suoi sventurati passeggeri. La vicenda e la storie ad essa intrecciate hanno quasi dell’incredibile. Riportiamo qui, grazie al grande lavoro di Alessandro Pellegrini, la dettagliata ricostruzione di quella tragica notte di Febbraio del 1860 in cui morirono 5 brembillesi. Insieme a loro, perì tragicamente anche un’intera compagnia teatrale o, per meglio dire, sopravvisse solo il fondatore. Per chi volesse conoscere la tragicomica vita di questo signore può cliccare qui.

Di Alessandro Pellegrini

Di questa tragica vicenda avevamo già parlato sul bollettino parrocchiale di Brembilla del giugno-luglio 2009 (pagina 21).

Dopo una serie di ricerche senza risultato, una mattina piovosa, sfogliando con pazienza il registro dei morti del 1857- 1865, abbiamo finalmente trovato la conferma del naufragio e i nomi dei cinque brembillesi dispersi nel mare di Bastia. Si trattava di una bella soddisfazione, ma ancora rimanevano tanti dubbi e tanti nodi da sciogliere. Particolari e curiosità che l’amico Omar Gregis, esperto navigatore di internet, è riuscito a chiarire recuperando il libro di Charles Finidori “La Compagnie Valéry Frères e Fils: Armateurs Cap Corsins 1840 – 1883”.

Le due Santelle, in località Mùcc e in località Case Sopra, fatte costruire da Carminati Giovanni (unico sopravvissuto della squadra) per Grazia ricevuta nel naufragio del piroscafo Louise nel porto di Bastia.

Leggendo il libro abbiamo scoperto che la squadra di emigranti brembillesi partì dal porto di Livorno su un piroscafo chiamato Louise, che portava a bordo 84 passeggeri.

Non abbiamo ancora l’ufficialità della località dove erano diretti, ma sono tanti gli indizi che fanno pensare alle miniere del Sulcis in Sardegna.

Il libro riporta alla pagina numero 50 il racconto di quel tragico naufragio, che avvenne nella notte tra il 22 e il 23 febbraio 1860 all’ingresso del porto di Bastia (Corsica). In questo modo possiamo ora svelare gli ultimi particolari ancora sconosciuti della tragica vicenda. Riportiamo la traduzione :

La vicenda :

“Nella notte tra il 22 e il 23 febbraio 1860, la Louise (Piroscafo) della Compagnia Valéry, proveniente da Livorno si presenta davanti a Bastia con 84 persone a bordo. Il tempo è piovoso, la visibilità ridotta. Il vento soffia, il mare batte sulla costa. E’ mezzanotte e mezza, la Louise manca l’entrata al porto, manovra e si ripresenta una seconda volta al passaggio. E’ il dramma.

La Louise si incaglia al vecchio molo. Subito la nave in ferro si spezza e l’acqua la invade. Tutti sono in preda al panico. Solo il capomeccanico Cambiaggi dà prova di un coraggio eccezionale lanciandosi verso la sala macchine abbandonata dai timonieri e riesce – quando l’acqua gli arrivava ormai alla vita – a far sfogare le valvole di sicurezza ed evitare l’esplosione. La maggior parte dei passeggeri si gettano in acqua. Qualcuno riesce a raggiungere il molo. I più numerosi, precipitati contro le rocce, vengono inghiottiti dal mare. Giunto al molo, il commissario di polizia fa accendere dei grandi fuochi. Anche il sindaco di Angelis e tutte le autorità si trovano lì. Meno di due ore dopo l’inizio del dramma, riaffiora soltanto l’albero della nave sul quale cinque passeggeri hanno trovato rifugio. Dopo degli sforzi disperati, tre capitani riescono a salvarli, ma quarantaquattro persone hanno perso la vita. Sono le ore 0:30, tra i 44 passeggeri che mancavano all’appello ben 28 – tra cui il direttore e il figlio – erano artisti di una compagnia teatrale che doveva esibirsi in una rappresentazione il giorno successivo a Bastia.
L’indomani, le bare con alcuni corpi recuperati in mare sono state composte nella chiesa di S. Giovanni Battista dove, alla presenza delle autorità, i giorni successivi si sono svolti i funerali.”

I brembillesi :

Come abbiamo citato in precedenza, dei 6 brembillesi presenti sul piroscafo 5 risultavano tra i dispersi, e i loro corpi non sono mai stati recuperati. Il sesto, Carminati Giovanni di Case Sopra si salvò aggrappandosi all’albero della nave dopo che il del Piroscafo si era spezzato contro la roccia.
Ecco i nomi degli emigranti brembillesi:

• Matteo Valceschini “Murì” di Giuseppe e Orsola Locatelli, classe 1809, di anni 51, ammogliato, professione contadino di Cavaglia.
• Pietro Ferdinando Milesi fu Giuseppe e fu Giovanna Busi, di anni 38, nato il 19 gennaio 1822, ammogliato, di Cavaglia.
• Tommaso Carminati “Misaröl” fu Tommaso e Maria Pesenti, di anni 32, classe 1828, ammogliato, professione contadino, di Cadelfoglia.
• Giovan Battista Lessi di Giovan Battista e Elisabetta Carminati, di anni 31, classe 1829, celibe, di professione contadino, di Cadelfoglia.
• Giovanni Battista Valceschini “Reggiore” di Pietro e Domenica Pesenti, anni 25, classe 1835, celibe, di professione contadino, di Cadelfoglia.

Estratto del registro “Mortuorum 1857-1865” del 22 febbraio 1860, con i nomi e le informazioni sul naufragio.

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