ULTIM'ORA

Auguri Roby Baggio, il primo idolo calcistico di un ex adolescente

Nel giorno del suo 51mo compleanno, il ricordo della carriera juventina di un ex innamorato di Baggio ai tempi della Juve.

Ammetto, il primo amore (calcistico) non si scorda mai. E per oggi voglio realizzare un articolo più “personale”, senza riprendere biografie wikipediane o quant’altro. La mia prima cotta calcistica quando, nell’ormai lontano 1991 (mi scusino i nati in questo anno), mi avvicinai al calcio, questo meraviglioso sport che prima affrontavo con sentimento di freddezza e distacco assoluto.

Però, nei giochi che praticavo con mio cugino, juventino di vecchia data, c’era spesso il pallone, soprattutto nel nostro piccolo paesello di montagna, in cui come porta usavamo una parete, che solo qualche anno dopo il nostro zio ci disegnò una porta con tanto di sette per farla sembrare vera, in modo che ogni tiro che facevamo non dovessero passare discussioni infinite nel capire se avesse varcato o meno la nostra linea virtuale, che non era mai allo stesso posto. E da allora che cominciai ad interessarmi alle vicende del calcio italiano, fin lì una specie di “tabù”, rispetto ad ora, i cui, anche se non vedi le partite, hai app e siti che ti tengono costantemente aggiornato anche su gol di campionati sperduti in Azerbaidjan. Allora bastò un album, il Calciatori Panini 1990/91, primo album che comprai da me, per conoscere un po’ quei giocatori che i miei coetanei si scambiavano a scuola. Io, all’epoca assiduo collezionista delle sigle dei cartoni animati (ne guardavo spesso), scolaro di quinta elementare, mi trovai immerso in un mondo nuovo, che già avevo un po’ svelato con i recenti e sfortunati mondiali di calcio italiani, di cui mi vedevo le partite del primo tempo, poi andavo a nanna, con mamma che mi riferiva il risultato finale dell’Italia il giorno dopo (mi vidi per intero solo la finalina con l’Inghilterra). Da lì apprezzai la letalità di Totò Schillaci, che mai più sarebbe stato quello dei Mondiali, e la classe di un giovane ricciolino, Roberto Baggio, che grazie ai racconti di mio cugino e di quell’album di figurine, scoprii che giocava nella Juventus. Da allora iniziai ad avvicinarmi al calcio, e la folgorazione per la Juventus ebbe inizio in una data precisa: 28 ottobre 1990, in un Juve-Inter più che spettacolare, vinto dai bianconeri per 4-2. Da lì iniziai a prendermi a cuore le sorti della squadra bianconera e, credetemi, diventare juventino nell’anno di Maifredi, con un settimo posto finale e l’esclusione dall’Europa dopo un trentennio vuol dire sapere cos’è la sofferenza da subito. In verità, la fissa iniziò dal febbraio 1991, dopo uno 0-0 a Bergamo quando iniziavo ad annotare tutti i risultati della giornata (allora romanticamente tutta in contemporanea nel pomeriggio), e quella della Juve non era mai partita se non segnava Baggio. Solo dopo seppi del suo tormentato passaggio dalla Fiorentina alla Juve in estate, e capii la sua sofferenza quando raccolse quella sciarpa viola al momento di una sostituzione a Firenze, quando non c’erano i social, ma c’erano comunque i tg ed i giornali, per capire la gogna mediatica che si abbattè su di lui, reo di amare ancora troppo la sua squadra precedente. E ricordo anche quel servizio che gli dedicò Hurrà Juventus, quelle “100 domande a Baggio” che conservai come una reliquia fino a che il giornale non si sbriciolò dal troppo consumo.

So che quella prima stagione juventina si concluse con 14 gol in campionato, e con una serata da Dio in Coppa delle Coppe col Barcellona, che non bastò alla Juve per passare il turno, ma che i media dissero: “non è stato il mglior Baggio di sempre”

L’anno dopo fece ancora meglio, 18 gol, anche se molti su rigore, secondo dietro a Van Basten ed a quel Milan che non perdeva mai. Baggio juventino nei tre anni delle scuole medie conditi da altrettanti scudetti milanisti (ed una Champions…), con autisti del pulmino del tragitto casa-suola e scuola-casa tutti milanisti. Non è bello, insomma, trovare poche occasioni per sfotterli, se non quando la Juve li cacciò dalla Coppa Italia con gol di Schillaci versione Italia’90 con Peruzzi che parò il rigore a Baresi che ci avrebbe eliminato, o quando nell’aprile 1993 la Juve violò San Siro un sabato pomeriggio dopo anni che non batteva in campionato i rossoneri. Però la Juve perse l’unica coppa che giocava quell’anno, la finale di Coppa Italia col Parma, dove non bastò un rigore di Baggio nella gara d’andata: il 14 maggio 1992 (chi se la scorda quella data..) iniziai a vedere le odissee delle finali perse che avrebbero poi caratterizzato il mio futuro da tifoso juventino.

Intanto, Baggio nel 1993 fece la stagione perfetta: 21 gol in campionato, vittoria della Coppa Uefa (unico acuto del triennio del Trap-bis) e pallone d’Oro a dicembre. In quel periodo compravo Hurrà Juventus tutti i mesi, e nonostante il campionato non esaltante della Juve, che finì quarta, mi portavo dietro il mito di Baggio ogni domenica. I cinque gol segnati tutti di fila all’Udinese (anche se con le regole di allora, uno gli fu conteggiato come autogol) o la tripletta al Foggia di Zeman, ma anche il primo gol (finalmente!) alla Fiorentina in primavera, su rigore, festeggiandolo esultando come un pazzo, anche se era solo il gol del 3-0 ad una Viola destinata alla retrocessione.

L’unico successo internazionale di Baggio: la Coppa Uefa vinta con la Juve nel 1993. Quì con Trapattoni e Chiusano.

Alcune copertine di Hurrà Juventus che celebravano Baggio

Nel 1994 ancora 17 gol fatti da Robi, in un annata strana: la Juve in casa le vince quasi tutte, fuori le pareggia quasi tutte, e chiude seconda,a tre punti dal Milan, ma l’umiliazione di uscire in Coppa Italia addirittura dal Venezia perdendo 4-3 in Laguna, ed in Coppa Uefa battuti in casa dal Cagliari. In primavera sboccia l’astro nascente Del Piero che lo oscurerà, intanto ci sono i mondiali nella canicola Usa ad orari serali/notturni in Italia: Baggio espole dagli ottavi: doppietta alla Nigeria, gol alla Spagna, doppietta alla Bulgaria, ma poi il rigore fallito a Pasadena, nella Grande Illusione. E quando si perde un mondiale ai rigori, dopo che hai rischiato di andare a casa prima al girone, poi agli ottavi, quando fino all’88’ eri sotto con la Nigeria, è molto dura.

Torna il campionato, c’è la novità dei tre punti a vittoria ed Lippi al posto del Trap. Intanto la scuola è finita, il Milan non vince più lo scudetto, e finalmente mi godo, da disoccupato, il primo scudetto juventino. 21 maggio 1995, interrotto un digiuno di 9 anni, quel 4-0 al Parma che ci troviamo anche in finale di Coppa Uefa (vinta dal Parma, ma perchè giocare a Milano la fase cruciale?) ed in Coppa Italia, oltre che secondo, ma sempre a debita distanza in campionato, dopo averlo sorpassato a gennaio. Intanto Baggio non è più leader nella Juve, Lippi inizia quello che sarà lo storico ostracismo nei suoi confronti che si accentuerà all’Inter qualche anno più tardi, e Baggio a fine stagone va al Milan a vincere un altro scudetto da riserva, come un fumetto di Hurrà Juventus aveva previsto un anno prima. La Juve vincerà la Champions senza di lui, ma quella è un altra storia. La pre-adolescenza era finita, l’amore per Baggio quasi. Diventa solo un rispetto. Da avversario farà spesso gol alla Juve, non a Milano, (dove mi ricordo l’umiliazione di Sacchi che lo mandò in campo sullo 0-3 nel celebre Milan-Juve finito 1-6) ma a Bologna (proprio nel giorno della matematica dello scudetto 1998) e a Brescia, nel quadriennio d’oro di Mazzone.

Baggio si è ritirato nell’estate 2004. “Da quando Baggio non gioca più non è più domenica”. Così gli tributò Cesare Cremonini, che vide all’opera Baggio nel suo Bologna nel 1997/98. Robi ha raccolto poco rispetto a quanto ha dato al calcio. Le briciole, rispetto alla sua classe immensa. E’ rimasto nel calcio, ma non ha fatto mai l’allenatore, nè l’opinionista, nè il procuratore. Ha avuto ruoli dirigenziali in Federazione mai ben definiti, non ho mai capito veramente quale fosse il suo ruolo, un po’ come il post Juve di Trezeguet. Oggi, a 51 anni, non resta che dirti: grazie Roby. Anche se non hai più il codino e sei più bianco che nero (ma come dissi tu tempo fa: “Se piace George Clooney allora piaccio ancora anch’io”), resti sempre il primo amore calcistico della mia infanzia-pre adolescenza. Anche se dopo sono venuti Del Piero, Tevez, Pogba e Dybala, il primo “10” non lo si scorda mai. Auguri, Divin ex Codino.

Informazioni su diego80 (2318 Articoli)
Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus
Contatto: WebsiteFacebook

Rispondi

UA-76292238-1
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: