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Vi racconto un libro : Un altro giro di giostra.

Vi racconto un libro :

Leggere è uno svago, un divertimento e poi, nel tempo, può diventare una forma di rilassamento, di liberazione. Ci sono libri che rimangono per sempre dentro di noi, diventano parte del nostro bagaglio culturale ed emotivo. Nessun libro è migliore di un altro, ma esistono semplicemente libri che sanno trasmettere qualche cosa in più. Sono diversi da tutti gli altri che hai letto, li senti emozionanti e ricchi di significato e di emozioni.

Questo non sempre dipende dal libro, ma dipende soprattutto da noi, dal nostro stato d’animo, dal periodo che stiamo vivendo in quel momento, dalle nostre emozioni e sensazioni. Quando tutte queste cose si accomunano ad un libro il risultato sarà un misto di ricordi ed emozioni che riescono ad essere vivi nel corso del tempo, che riusciranno sempre a strapparti un sorriso, che ti faranno imparare qualcosa sempre, ma soprattutto di faranno sempre insegnare qualcosa agli altri.

Dedichiamo questa nuova rubrica a tutti quelli che si ritrovano in quanto detto sopra. Anzi li invitiamo a “raccontarci” i loro libri preferiti. Non vogliamo necessariamente una recensione tecnica, ma il racconto personale di quel libro. Il perchè lì ha colpiti, cosa è rimasto loro di quelle pagine. Scriveteci a info@vbtv.it

Partiamo oggi con il primo racconto scritto da un’ amica : Valentina.

Sognate piano mi raccomando.

Un altro giro di giostra :

Faccio una piccola premessa per dirvi che per me i libri sono importanti, le parole sono importanti, chi si impegna a scrivere è importante. Nella mia libreria ho, tra gli altri, una ventina di libri che sono i miei preferiti, che mi piace regalare o prestare e di cui spesso rileggo alcune parti. Mi è stato chiesto di parlare di un libro che mi ha colpita particolarmente e del motivo per cui ci sono molto legata e ho scelto “Un altro giro di giostra” di Terzani. Non è il mio libro preferito in assoluto, entra ed esce dalla top ten, ma è stato un libro importante.

L’ho comprato nel 2011, probabilmente perché mi piaceva il titolo, perché non avevo mai letto nulla di Tiziano Terzani e perché quell’uomo barbuto sulla copertina mi incuriosiva. Mi è bastato leggere poche pagine per capire che il libro trattava del periodo in cui Terzani scoprì di avere un cancro, erano 576 pagine e io avevo un parente malato in ospedale. 576 pagine sul cancro?! L’ho abbandonato subito su una mensola della mia libreria. Ogni tanto lo vedevo appoggiato in mezzo ad altri libri col segnalibro in bella a vista a rammentarmi che quel libro era lì ad aspettarmi. Da allora sono dovuti passare più di 3 anni prima che mi decidessi a leggerlo. Era l’autunno 2014, avevo appena lasciato il lavoro e a uno dei miei zii avevano diagnosticano un cancro, gli restavano pochi mesi di vita. È in quel momento che decido di leggerlo, o meglio è in quel periodo che ricomincio a leggerlo senza sapere nemmeno perché. E così ho scoperto Tiziano Terzani e il suo punto di vista aperto e curioso che in quel preciso momento della vita mi mancava davvero tanto. In quel libro non c’era quello che pensavo, in quel libro c’erano leggerezza e persino ironia, c’era accettazione ma non rassegnazione, c’era equilibrio e mai disperazione, c’erano insegnamenti, nessuna illusione. La malattia e la morte sono universali ma non tutti le affrontano allo stesso modo, Terzani avendo vissuto in America, in Cina e in India è riuscito a mostrare la differenza tra il pensiero Occidentale e quello Orientale cercando di comprenderli. Questo però non è un libro sulla malattia, è un libro sulla vita, sulla preziosità di tutti i giri di giostra che ci sono dati ancora da compiere.

Forse qualcuno pensa che dia troppa importanza ai libri e alle parole e agli scrittori, ma quando si sente il tumulto dentro se stessi e non si trova il modo di esprimerlo si rischia di implodere. Io leggo anche per trovare me stessa nelle parole di altri, per imparare ad esprimere quello che sento.

Volete perciò sapere cos’è significato per me questo libro? È significato scoprire che la morte non è banale, è stato uno spunto di bellezza in un periodo nero, capire che a volte nella vita è giusto rallentare il ritmo, riscoprire l’importanza del pensiero, è stato imparare che la parola “himalaya” significa “casa delle nevi”, è stato scoprire che “amore” deriva dal sanscrito e significa “ciò che non muore”. È bellissimo, leggetelo.

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