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Ti racconto un libro : Il suicidio. (Édouard Levé)

Questo libro è una minimalità, di fattura occidentale, che proietta nella grandiosità di un qualsiasi essere umano.

Vi racconto un libro :

Leggere è uno svago, un divertimento e poi, nel tempo, può diventare una forma di rilassamento, di liberazione. Ci sono libri che rimangono per sempre dentro di noi, diventano parte del nostro bagaglio culturale ed emotivo. Nessun libro è migliore di un altro, ma esistono semplicemente libri che sanno trasmettere qualche cosa in più. Sono diversi da tutti gli altri che hai letto, li senti emozionanti e ricchi di significato e di emozioni.

Questo non sempre dipende dal libro, ma dipende soprattutto da noi, dal nostro stato d’animo, dal periodo che stiamo vivendo in quel momento, dalle nostre emozioni e sensazioni. Quando tutte queste cose si accomunano ad un libro il risultato sarà un misto di ricordi ed emozioni che riescono ad essere vivi nel corso del tempo, che riusciranno sempre a strapparti un sorriso, che ti faranno imparare qualcosa sempre, ma soprattutto di faranno sempre insegnare qualcosa agli altri.

Dedichiamo questa nuova rubrica a tutti quelli che si ritrovano in quanto detto sopra. Anzi li invitiamo a “raccontarci” i loro libri preferiti. Non vogliamo necessariamente una recensione tecnica, ma il racconto personale di quel libro. Il perchè lì ha colpiti, cosa è rimasto loro di quelle pagine. Scriveteci a info@vbtv.it

Oggi Francesco ci presenta il “suo  libro” :

 

“IL SUICIDIO” :

Grazie all’Art Director Omar per distribuire pulci nel…naso. Stimolatomi il lato “C”, nel chiedermi “un libro che ti è piaciuto”.
Eseguo.

Mi piace la scrittura scarna.
Magra.
Deprivante.
Essenziale.
Priva di punteggiatura e aggettivi.
L’ aggettivo descrive la fetta di percezione che comunemente chiamiamo “realtà materiale”.
L’aggettivo è soggettivo e induce a pensare quello che lo scrittore vuole che si pensi.
L’aggettivo è un condizionamento. “Io guardo il magnifico tramonto caldo con la brezza che mi spettina in una scia argentea descritta dal cielo viola e rosso….

L’altra fetta di percezione, comunque “realtà”, è per lo più Il fantasma, quel lato che l’aggettivo non può descrivere. E’ un “sento, ho emozioni”, uno sparire del/nel dualismo.

Maestri su tutti, per affinità, le scuole zen, dalla cerimonia del the allo Jaido al Kjudo all’ Haiku.
Due parole, soggetto verbo e complemento. “Io guardo il tramonto” punto.
Tu lettore fai il resto.
Sei libero.

Per questi motivi il libro, che non voglio definire “romanzo”, m’è piaciuto.
Ed anche per la coniugazione all’imperfetto della maggior parte dei verbi, tempo poco colto ma assolutamente usato nella fetta di percezione che chiamiamo “realtà materiale”. Come un virus per non vaccinati, insinua l’impalpabilità dell’esistenza, ma di più, la palpabilità della realtà fantasma.

Eppoi il continuo ping-pong fra “tu” ed “io”, l’uno alter ego dell’altro, lo straordinario gioco dello specchio. “Chi sei?”, “Sono te”, “Me?”, “Siamo amici?”…e così via. (fuor da cascata ormonale, questo è un libro per adulti)

Il libro è un silenzio un vuoto, un potere concepibile solo se il lettore smette la convenzione che campare più a lungo possibile sia la l’amore per la vita. L’amore per la vita non è collegato alla lunghezza, totalmente fittizia, bensì al potere che se ne “ha” su di essa o meglio che se ne “è” su di essa.

Nell’assurdo della situazione “decido io il momento”.
Esasperato, si.
Ma provocatorio.
Muove neuroni.

Questo libro è una minimalità, di fattura occidentale, che proietta nella grandiosità, fuor da religioni arroganti surroganti promettenti, di un qualsiasi essere umano che finalmente: “Io guardo il tramonto”.

Del resto ogni espirazione è morte ed ogni inspirazione e vita. Conviviamo, come funamboli, con le due istanze. In ogni attimo.

La questione millenaria della morte non è un porsi “nelle mani di dio”, nell’annaspare per una durata improbabile, bensi dominarla.
Dominarla.
Certo è blasfemia per la moderna plastificazione.

Nel libro “dominarla “ è anticiparla.
Assurdo? Non so. E’ una possibilità. Una specialità per “pazzi”, malati di mente si dice.
Nel Kjudo è “mirare a se stessi”, colpire il bersaglio e ringraziarlo di essere stato un’opportunità.
Si, improponibile.
Ma è una possibilità.
Ma è una possibilità.
f.

“IL SUICIDIO” di Edward Levè.

Edizioni Bompiani pp 105 più 14 pagine di terzine.

 

“Il tuo senso della sintesi ha fatto sì che, invece di terminare i lavori, tu abbia terminato te stesso”.

“Nell’arte, togliere equivale a migliorare. Scomparendo ti sei perpetuato in una bellezza negativa”
EL

Qui le 14 pagine di terzine che periodicamente pubblico. (mi permetto di consigliar-ci una penna e un foglio)
Eduard Levè (1-1-1965 / 15-10-2007)

La felce mi accarezza
L’ortica mi punge
Il rovo mi infilza

La città mi stimola
La casa mi accoglie
La stanza mi calma

Il nemico mi incoraggia
La lotta mi esalta
La vittoria mi lascia indifferente

L’unico mi sorprende
Il doppio mi somiglia
Il triplo mi rassicura

L’equilibrio mi tiene
La caduta mi rivela
La ripresa mi costa

Il punto mi ipnotizza
La costellazione mi disperde
La linea mi guida

Il tempo mi manca
Lo spazio mi basta
Il vuoto mi attira

La cantina mi respinge
Lo spazio mi chiama
La scala mi guida

Il talento mi affascina
Il virtuosismo mi mente
Il genio mi illumina

La prudenza mi spazientisce
La violenza mi eccita
La vendetta mi delude

La sete mi disturba
La fame mi ravviva
Il pasto mi addormenta

Il bordo mi attrae
Il buco mi aspira
Il fondo mi spaventa
Il vero mi commuove
L’incerto mi disturba
Il falso mi affascina

La chiacchiera mi perde
La polemica mi infiamma
Il silenzio mi riscatta

L’ostacolo mi eleva
La sconfitta mi tempra
Il successo mi addolcisce

Perdere mi innervosisce
Vincere mi lascia indifferente
Giocare mi delude

Negare mi tenta
Affermare mi esalta
Suggerire mi soddisfa

Sedurre mi seduce
Amare mi trasforma
Rompere mi addolora

L’abito mi annuncia
Il travestimento mi nasconda
L’uniforme mi cancella

Dire mi impegna
Ascoltare mi istruisce
Tacere mi modera

Nascere mi succede
Vivere mi occupa
Morire mi completa

Salire mi è difficile
Scendere mi è facile
Sostare mi è inutile

L’omaggio mi lega
L’elogio mi tocca
L’orazione mi sotterra

Il flash mi acceca
Il raggio mi abbaglia
Il riflesso mi intriga

Parlare mi identifica
Urlare mi libera
Sussurrare mi impone

Canticchiare mi culla
Fischiettare mi sospende
Cantare mi dispiega

L’inizio mi entusiasma
Il mezzo mi trattiene
La fine mi delude

La bontà mi impressiona
L’idiozia mi diverte
La cattiveria mi disgusta

Novembre mi angoscia
Aprile mi sveglia
Settembre mi placa

L’invidia mi indispone
La gelosia mi impietosisce
L’odio mi allontana

La veglia mi stanca
Il sonno mi blocca
Il risveglio mi aggredisce

Il millennio mi contiene
Il secolo mi individua
Il decennio mi illustra

L’ora mi regola
Il minuto mi incalza
Il secondo mi scappa

La minaccia mi inganna
L’angoscia mi muove
La paura mi esalta

La sorpresa mi dispiace
L’improvvisazione mi nuoce
L’annuncio mi consolida

La trappola mi seduce
Il bugiardo mi inganna
Il delatore mi inorridisce

Il barocco mi deprime
Il gotico mi gela
Il romantico mi illumina

Il rosso mi innervosisce
Il nero mi commuove
Il bianco mi calma

L’assolo mi attira
Il quartetto mi trattiene
La sinfonia mi allontana

La regola mi serve
Il vincolo mi stimola
L’obbligo mi spegne

Dialogare mi lega
Monologare mi impone
Soliloquiare mi isola

L’aria mi penetra
Il suolo mi resiste
Il sottosuolo mi asfissia

Il ritmo mi trascina
La melodia mi affascina
L’armonia mi turba

L’acquario mi intristisce
La voliera mi opprime
La gabbia mi ripugna

La pioggia mi ripiega
La nebbia mi incanta
La grandine mi ferma

Il mio dito indica
La mia mano afferra
Il mio braccio cinge

Il mio cervello concepisce
Il mio occhio guida
Il mio corpo fa

La prima volta mi tenta
Le seguenti mi abituano
L’ultima mi incupisce

La fatica mi calma
La stanchezza mi scoraggia
Lo sfinimento mi ferma

Costruire mi ossessiona
Conservare mi tranquillizza
Distruggere mi alleggerisce

Arrivare mi cambia
Restare mi pesa
Partire mi anima

Il gruppo mi opprime
La solitudine mi possiede
La follia mi spia

Piacere mi piace
Dispiacere mi dispiace
Non fare effetto non mi fa effetto

L’età mi conquista
La giovinezza mi lascia
La memoria mi resta

La felicità mi precede
La tristezza mi segue
La morte mi aspetta

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