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Sacra Spina – Tutto ciò che c’è da sapere

In questo weekend a San Giovanni Bianco si celebra la tradizionale festa di Sacra Spina, l’evento religioso che annualmente si ripete a due settimane dalla Pasqua. L’evento, che vede celebrazioni già da una settimana,avrà il culmine sbato 17 con lo spettacolo pirotecnico, e domenica 18, con le Sante Messe, la processione e le bancarelle di mercato. Quest’anno purtroppo, la festa è minacciata dal maltempo che dovrebbe imperversare per tutto il weekend, in particolare nella giornata di sabato, e così quest’anno sarà una festa più mesta.

C’è da sapere che Sacra Spina rappresenta una festa molto sentita in tutta Italia: la leggenda e la storia narrano diverse storie sulle varie spine che componevano la corona indossata da Gesù nel momento della crocifissione. Molte sarebbero portate in Francia ed in diverse chiese parrocchiali in Italia, in cui si venera anche in due paesi bergamaschi: oltre a San Giovanni Bianco, anche a Torre Pallavicina. Noi ci concentriamo su quella di San Giovanni Bianco, nella nostra Valle Brembana.

 

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Incoronazione di spine, Caravaggio, olio su tela (Palazzo degli Alberti, Prato)

« Allora Pilato prese Gesù e lo fece flagellare. Intanto i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo, lo rivestirono di un manto di porpora, e andandogli davanti, dicevano: ‘Salve, o re dei Giudei’ e gli davano schiaffi. »
(Vangelo secondo Giovanni, 19, 1-4)

La Sacra Spina è una reliquia, conservata e venerata nella chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista[1][2] a San Giovanni Bianco, che la tradizione vuole sia appartenuta alla corona di spine di Gesù. La Sacra Spina mostra delle modificazioni negli anni in cui l’Annunciazione (25 marzo) coincide con il Venerdì Santo.

Storia

Fin dai primi secoli del Cristianesimo venivano venerate le Sacre Spine, provenienti secondo la tradizione dalla corona di spine di Gesù che, venerata a Gerusalemme già nel V secolo e portata da Gerusalemme a Costantinopoli nel 1063, è custodita dal 1239 nella Sainte-Chapelle di Parigi, dopo essere stata ceduta dal re Baldovino II a Luigi IX, re di Francia. Nel mondo sono state catalogate oltre 700 Sacre Spine, ma la maggior parte non apparterrebbe alla Corona di Cristo, in quanto le spine sarebbero state solo appoggiate su di essa, diventando reliquie da contatto[3]. Anche in Italia le Sacre Spine sono numerose: delle 194 censite in 83 comuni diversi, solo 29 hanno presentato fenomeni di varia natura[4].

La Sacra Spina di San Giovanni Bianco fu donata nel 1495 alla parrocchia omonima da Vistallo Zignoni il quale, balestriere nell’esercito di Francesco Gonzaga, nella battaglia di Fornovo contro il re di FranciaCarlo VIII si era impadronito di un reliquiario, dove la spina era custodita.

Quando il giorno dell’Annunciazione, 25 marzo, coincide con il venerdì Santo, e la Chiesa ricorda e celebra nello stesso giorno l’inizio e la fine dell’esperienza terrena di Gesù, si verificano sulla Sacra Spina di San Giovanni Bianco fenomeni inspiegabili. Il 25 marzo 2016 sarebbero spuntate delle piccole gemme e la spina si sarebbe colorata di rosso vermiglio, come osservato dalla speciale commissione nominata dal vescovo di Bergamo, monsignor Francesco Beschi[5].

Fenomeni simili si sarebbero verificati anche in precedenza. Nel 1615 il vescovo Giovanni Emo fu testimone di una fioritura, come riportato dallo storico bergamasco Calvi nel 1660. Nel 1885 il vescovo Guindani notò un’analoga fioritura, fenomeno verbalizzato e sottoscritto da trentacinque testimoni. Nel 1921 si sarebbe aggiunta alla fioritura una modificazione cromatica della spina, divenuta color vermiglio. Nel 1932 la reliquia si sarebbe macchiata di color rosso sangue e sarebbero spuntate delle piccole gemme, come testimoniato dall’allora vescovo di Bergamo, Luigi Maria Marelli e, successivamente, anche dal futuro papa Giovanni XXIII[6].

Ed ora, informazioni generali sulla festa religiosa, sempre da wikipedia

 

Con il termine Sacra Spina si intende ogni frammento ligneo venerato come reliquia perché ritenuto parte della cosiddetta corona di spine che secondo la tradizione evangelica è stata portata da Gesù.

Storia

La corona di spine conservata nella chiesa di Notre Dame a Parigi dal 1806

La storia delle Sacre Spine (come quella di molte altre reliquie) si basa per lo più su tradizioni medievali non verificabili. Le prime notizie certe risalgono al XIII secolo, ma anche in seguito a queste reliquie sono collegate vicende leggendarie.

Nella Legenda aurea di Jacopo da Varagine si narra che la croce sulla quale morì Gesù Cristo, come pure la corona di spine e altri strumenti della Passione, furono raccolti e nascosti da alcuni discepoli. Intorno al 320 la madre dell’imperatore Costantino, Elena, fece sgomberare, a Gerusalemme, le macerie che si erano accumulate intorno al Golgota, la collina della Crocifissione. In quell’occasione sarebbero tornate alla luce le reliquie della Passione. Sempre secondo tale libro, Elena avrebbe portato a Roma una parte della croce, un chiodo, una spina della corona e un frammento dell’iscrizione che Pilato aveva fatto affiggere alla croce. A Gerusalemme restarono altre reliquie, tra le quali l’intera corona di spine.

Verso il 1063 la corona fu portata a Costantinopoli e là rimase certamente fino al 1237, quando l’imperatore latino Baldovino II la consegnò ad alcuni mercanti veneziani, ottenendo un considerevole prestito (una fonte parla di 13.134 monete d’oro). Alla scadenza del prestito, il re Luigi IX di Francia, sollecitato da Baldovino II, acquistò la Corona e la portò a Parigi, ospitandola nel proprio palazzo finché non fu terminata la Sainte-Chapelle, inaugurata solennemente nel 1248. Il tesoro della Sainte Chapelle fu in gran parte distrutto durante la Rivoluzione francese, cosicché oggi la Corona è priva di quasi tutte le spine.

Tuttavia, durante il viaggio verso Parigi, erano state tolte numerose spine per essere donate a chiese e santuari per ragioni meritorie particolari; altre spine furono donate dai successivi sovrani francesi a principi ed ecclesiastici come segno d’amicizia. Per tali motivi, numerosissime località francesi, ma soprattutto italiane, oggi si vantano di possedere una o più Sacre Spine della corona di Cristo.

Culto

Oltre che a Pisa (Santa Maria della Spina), Roma (chiesa di Santa Croce in Gerusalemme), Palermo (chiesa del Carmine Maggiore), Cremona (cattedrale – donate dal papa Gregorio XIV, già vescovo della città per trent’anni), Pizzighettone (donata da Francesco I), Padova (ben tre spine custodite presso la Basilica di sant’Antonio), Vicenza (chiesa di Santa Corona), Cagliari (donata alla Cattedrale di Santa Maria da Clemente VII), in Polesine presso la Chiesa Parrocchiale di Costa di Rovigo, Voghera (duomo), oggi le Sacre Spine sono venerate in numerose altre località, come la cattedrale di Sezze (Latina), la chiesa di S. Giorgio a Montechiaro d’Acqui (Alessandria), la Chiesa dei Lumi di Sant’Elpidio a Mare, la Chiesa di Sant’Agostino a Fermo, la chiesa di Santa Maria Maggiore di Vasto, la chiesa di santa Maria Assunta a Sabbioneta (Provincia di Mantova), il Convento della Sacra Spina di Petilia Policastro (Crotone), la Chiesa di Santa Maria Assunta a Colle di Quarrata, la Basilica di San Nicola di Bari, la Chiesa di San Gaetano a Barletta, la Cattedrale di Andria, il Museo degli argenti nella Basilica Cattedrale di Ariano Irpino, nella parrocchia di Santa Maria del Cerro a Cassano Magnago, a San Giovanni Bianco, nella parrocchia di S. Maria in campagna a Torre Pallavicina (BG), a Meleti (Lodi – dal 1682), Montefusco in provincia di Avellino, a Cusano Mutri in provincia di Benevento, nel santuario di Petilia Policastro, a Giffoni Valle Piana, in provincia di Salerno, a Santa Caterina, un piccolo paese di montagna in Provincia di Vicenza[1], a Vanzone con San Carlo (VB), nel Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei, nella chiesa di San Pietro Martire ad Ascoli Piceno[2] e a Noto in Sicilia, dove si porta in processione ogni venerdì Santo sin dal 1295.

Leggende e cronache

Reliquiario settecentesco contenente la Sacra Spina della corona di Cristo conservata nella chiesa parrocchiale di Cortemilia

Secondo una tradizione non verificata, le Sacre Spine di Montechiaro d’Acqui sarebbero state portate dalla Terra santa da un leggendario cavaliere di Cortemilia che avrebbe partecipato alla Prima Crociata del 1099. Da Montechiaro, una delle spine fu poi donata alla vicina Cortemilia nel 1542, e qui è conservata e venerata ancor oggi. Le Sacre Spine di Montechiaro sono tuttora venerate e portate in solenne processione ogni prima domenica di maggio. Alla Sacra Spina di Cortemilia è stato dedicato, nel luglio 2012, un percorso storico permanente “a cielo aperto” ideato da Giordano Berti e Letizia Rivetti, consistente in una serie di otto illustrazioni realizzate da Severino Baraldi e stampate su pietra.

La chiesa di San Giovanni Battista di Cusano Mutri possiede una spina da sempre ritenuta provenire dalla corona di Cristo. Si tratta di una raminacea lunga circa due centimetri e mezzo di cui uno infisso in un cannello per ancorarla. È tradizione che questo aculeo ligneo, insieme ad altri due, sia stato portato da un crociato, tal Barbato Castello, di ritorno dalla Terra santa. Questi, giunto nel territorio cusanese, andò incontro ad alcuni fenomeni. In seguito saltò nella forra di Caccaviola, da una altezza paurosa, dalla quale uscì senza un graffio. Ancora oggi il posto è detto “Zumpe o Barbate” (Salto di Barbato).
È scritto che la popolazione faceva ricorso alla Spina Santa, tenuta in somma venerazione, ed esposta nei tempi di calamità ed altri bisogni (terremoti, piogge o siccità) venendone esaudita. Nel 1693 la Spina diventò due volte di colore rosso vivo come una candela accesa. Ciò accadde ugualmente per due volte il 3 febbraio 1710 durante la processione di Sant’Onofrio. Un altro miracolo lo troviamo descritto in modo dettagliato nell’atto notarile del 3 agosto 1805. In quel giorno, poiché era ancora in atto il terremoto cominciato il 26 luglio, si fece una processione di penitenza, trasportando la “Spina Santa”, un altro ostensorio con la reliquia del Legno della Santa Croce e la statua della Vergine Addolorata, al “Monte Calvario”. Lì giunti, mentre si impartiva la benedizione con detta reliquia, la punta di questa divenne bianca, come se stesse per fiorire. La processione penitenziale molto commovente, viene perpetuata la mattina presto (dalle ore 6) del 3 agosto di ciascun anno con la partecipazione di una moltitudine di popolo.

Anche la piccola chiesa di Santa Caterina, sull’Altopiano dei sette comuni conserva una Sacra Spina: al suo interno è custodita la reliquia di una Spina della Corona di Cristo, oggetto sacro di grande venerazione per gli abitanti del posto.[1] La leggenda vuole che, per provarne l’autenticità, nel 1533 fu bruciata insieme ad altre spine selvatiche raccolte da vari cespugli di rovi: le fiamme bruciarono tutto tranne la Spina che sarebbe stata ritrovata incombusta fra la cenere. La festa della Sacra Spina si tiene ogni anno il 14 settembre nella frazione di Santa Caterina[3]. Della storia di questa Sacra Spina e della chiesa che la custodisce nel 1999 è stato scritto un libro edito da un periodico locale.

Nel comune di Quarrata, in provincia di Pistoia, la piccola chiesa di Santa Maria Assunta a Colle, restaurata ed ingrandita nel ventesimo secolo dall’architetto Giovanni Michelucci, conserva una sacra spina, regalata dal re di Francia a Beatrice dei Borboni, sposa di Roberto, sesto figlio del re Carlo I di Napoli. Attraverso varie vicissitudini ereditarie essa finì, quasi dimenticata, nella cappella della villa di Capezzana, al confine con Colle di Quarrata. Negli anni ’20 del ‘900 il parroco di Colle chiese ed ottenne che la reliquia venisse conservata nella propria chiesa, dove si trova ancora oggi, così da poterla esporre alla venerazione dei fedeli[4].

Nella chiesa del Carmine Maggiore di Palermo, fra le numerosi ed insigni reliquie è alla venerazione dei fedeli, così come è registrato all’Archivio Generale dell’Ordine Carmelitano: … in qua (ecclesia) lignum Crucis et Spina Sanctissimi capitis Domini Nostri Jesu Cristi a nostro divo Angelo martire hoc conventu derelicta conservantur… (Arch. Gen., Codex I S. Angeli f. 249). La reliquia sarebbe giunta a Palermo grazie ad un carmelitano, sant’Angelo, nel 1220, com’è riportato negli antichi inventari del convento. Grandi le celebrazioni in suo onore, tanto da far sorgere una Confraternita (oggi soppressa). Oggi il culto alla Sacra Spina è ricordato nei venerdì di quaresima e la prima domenica di maggio.

Stando alla tradizione, la Sacra Spina di Cassano Magnago fu ritrovata da San Carlo Borromeo nel Castello Visconteo in occasione della visita pastorale del 1570.

La città di Sciacca ha in dote due sacre spine che si trovano presso la chiesa di San Michele arcangelo. Queste spine furono donate da Eleonora d’Aragona figlia di Giovanni di Sicilia e dal marito Guglielmo Peralta; esse sono state ritenute autentiche dall’allora vescovo di Agrigento Matteo Fugardo quando il 31 maggio 1386 emanò una bolla vescovile in occasione dell’inaugurazione della chiesa e parte del Monastero di Maria Santissima dell’Itria conosciuta come la Badia grande. Queste sacre spine erano appartenute alla famiglia reale siciliana, a cui erano arrivate tramite i D’Angiò.

La Sacra Spina di Cremona fu donata nel 1591 da papa Gregorio XIV al capitolo del duomo della città lombarda nel corso di una visita a Roma.

Quella di Giffoni fu donata dal cardinale Leonardo de Rossi da Giffoni alla fine del XIV secolo, donatagli dal re di Francia Carlo IV. Quest’ultima reliquia avrebbe presentato un presunto fenomeno di arrossamento delle tracce ematiche: la mattina di venerdì 25 marzo sulla Spina conservata in una teca di cristallo le tracce ematiche avrebbero acquistato un colore rosso vivo come se quel sangue fosse stato versato da pochi istanti. L’ex prefetto del Duomo, Franco Tartandini, ha ricordato che «altre Sacre Spine conservate in Italia dimostrano fenomeni ancora più inspiegabili ed evidenti, perché si notano anche piccole fioriture proprio quando il Venerdì Santo coincide con il 25 marzo: l’ultima volta fu nel 2005 ad Andria. Venerdì 25 Marzo 2016 c’è stata la coincidenza del Venerdi Santo con l’Annunciazione del Signore e la diocesi di Andria ha accolto un’ulteriore “segno” di benevolenza del Signore ad undici anni di distanza dall’ultimo.

Alle 16.50 circa, prima dell’inizio della celebrazione della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo, la spina ha modificato il suo aspetto ed ha presentato dei mutamenti manifestatisi con dei piccoli rigonfiamenti biancastri tipo gemme.

Galleria d’immagini

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Informazioni su diego80 (2179 Articoli)
Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus
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