ULTIM'ORA

Ti racconto un libro : il libro dell’incontro.

VITTIME E RESPONSABILI DELLA LOTTA ARMATA A CONFRONTO – a cura di Guido Bertagna, Adolfo Ceretti e Claudia Mazzucato.

Ti racconto un libro :

Leggere è uno svago, un divertimento e poi, nel tempo, può diventare una forma di rilassamento, di liberazione. Ci sono libri che rimangono per sempre dentro di noi, diventano parte del nostro bagaglio culturale ed emotivo. Nessun libro è migliore di un altro, ma esistono semplicemente libri che sanno trasmettere qualche cosa in più. Sono diversi da tutti gli altri che hai letto, li senti emozionanti e ricchi di significato e di emozioni.

Questo non sempre dipende dal libro, ma dipende soprattutto da noi, dal nostro stato d’animo, dal periodo che stiamo vivendo in quel momento, dalle nostre emozioni e sensazioni. Quando tutte queste cose si accomunano ad un libro il risultato sarà un misto di ricordi ed emozioni che riescono ad essere vivi nel corso del tempo, che riusciranno sempre a strapparti un sorriso, che ti faranno imparare qualcosa sempre, ma soprattutto di faranno sempre insegnare qualcosa agli altri.

Dedichiamo questa nuova rubrica a tutti quelli che si ritrovano in quanto detto sopra. Anzi li invitiamo a “raccontarci” i loro libri preferiti. Non vogliamo necessariamente una recensione tecnica, ma il racconto personale di quel libro. Il perchè lì ha colpiti, cosa è rimasto loro di quelle pagine. Scriveteci a info@vbtv.it

Oggi Noemi ci racconta il suo libro :  il libro dell’incontro.

 

Inizialmente nascosto in mezzo ai tanti manuali da studiare per superare l’ennesimo esame e scarsamente considerato, Il libro dell’Incontro: vittime e responsabili della lotta armata a confronto si è invece rivelato un libro emozionante, capace di coinvolgermi nel delicato tema della giustizia riparativa.

Il Tema :

Il libro costituisce l’esito di più di sette anni di incontri tra alcuni responsabili della lotta armata che ha sconvolto l’Italia negli anni settanta, tra diverse loro vittime o familiari e tra osservatori esterni. Gli incontri sono nati dall’esigenza di affrontare il difficile passato degli anni di piombo non secondo gli schemi della giustizia tradizionale, bensì attraverso un confronto volto a capire quanto  successo e a ripensare al senso di tutto il dolore provocato e subito.

Mi ha affascinato il potere evocativo delle testimonianze individuali: una buona parte delle pagine sono dedicate alla raccolta delle fragili voci delle vittime, dei loro familiari o dei responsabili che, pur nella loro  brevità e semplicità, si rivelano capaci non solo di trasmettere forti sensazioni ai lettori, ma anche di connettere tra loro le vittime e i responsabili. Quest’ultimo esito è stato reso possibile grazie all’ascolto e alla lettura a turno delle voci di ognuno e, dunque, all’accoglimento della parola e del dolore dell’altro, riconosciuti non così diversi dai propri e restituiti in una narrazione collettiva.

Del libro dell’incontro ho apprezzato anche il costante riferimento all’esperienza della Commissione sudafricana per la verità e la riconciliazione, un esempio coraggioso di giustizia riparativa capace di affrontare il passato doloroso dell’apartheid quale imprescindibile punto di partenza per legittimare la nuova democrazia.

La riflessione :

Indipendentemente dal mio legame personale con il Sudafrica, due cose in particolare mi hanno colpita: in primo luogo, la bellezza delle parole dell’arcivescovo anglicano Desmond Tutu, secondo il quale “le differenze che esistono tra gli uomini […] lungi dall’essere fonte di discordia, contribuiscono alla ricca varietà che deve essere celebrata in nome dell’unità che la sottende”. In secondo luogo, mi ha colpito il racconto del difficile incontro tra vittime e persecutori, molto simile nelle problematiche e nelle sensazioni suscitate agli incontri tra le vittime e i responsabili della lotta armata italiani. Va precisato che l’obiettivo della Commissione per la verità e la riconciliazione era quello di ricomporre il tessuto sociale lacerato dalla segregazione razziale mediante la comprensione, la riparazione e la riconciliazione a livello nazionale, mentre il pentimento e il perdono non potevano ricadere sotto le competenze della Commissione in quanto appartenenti alla sfera personale dell’individuo. Ciononostante, durante i lavori della Commissione si sono comunque create preziose occasioni di scambio di scuse e perdono tra le vittime e i colpevoli nelle quali, al pari degli scambi tra vittime e responsabili della lotta armata italiana, sono risuonate parole così forti da non poter lasciare indifferenti. Le vittime che hanno concesso il perdono ai loro aguzzini hanno infatti affermato di essersi rese conto che, nonostante si fossero macchiati di crimini orribili, i loro persecutori non erano mostri, bensì esseri umani condizionati da influenze negative; ciò non escludeva dunque che essi potessero cambiare e tornare a compiere il bene. Alcune vittime hanno inoltre espresso il desiderio di non rispondere al male con altro male, ma di offrire invece speranza e perdono. Infine, diverse vittime o loro familiari hanno riconosciuto l’effetto curativo del poter raccontare la propria vicenda e il proprio dolore davanti a un pubblico attento, con la consapevolezza che gli errori del passato non vadano dimenticati, ma conosciuti e ricordati in modo che non si ripetano più.

In conclusione, il messaggio più profondo del Libro dell’Incontro può essere secondo me declinato in questo modo: imparare dagli errori e dagli eventi catastrofici per non rimanerne schiacciati, ma per trasformarli in nuovi inizi.

Rispondi

UA-76292238-1
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: