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Ancona calcio – Dalla serie A alla radiazione, alle rifondazioni

Dopo il Treviso, di cui abbiamo appena ricordato, oggi ricordiamo un altro club calcistico caduto in disgrazia dopo essere stato anche in serie A, ovvero dell’Ancona. Rispetto ai veneti, l’Ancona fece due stagioni in serie A, a distanza di 11 anni nel 1992 e nel 2003, raggiungendo anche una finale di Coppa Italia. Il club dopo la serie A visse ben tre fallimenti: il primo nel 2004, subito dopo la retrocessione dalla serie A, il secondo nel 2010, dopo un campionato di serie B concluso con la salvezza, in cui ci fu anche la radiazione, il terzo e ultimo nell’estate scorsa: il nuovo club che ne ha preso il marchio milita ora nella Prima Categoria Marche.

 

LA STORIA – (presa da wikipedia, esclusa la storia delle stagioni in serie A)

L’Unione Sportiva Anconitana venne fondata nel marzo del 1905 in un piccolo magazzino del Teatro delle Muse. In quegli anni il calcio ancora non era diffusissimo e furono i marinai inglesi che approdavano al Porto di Ancona a dare il via ad una pratica più convinta di questo gioco, ma la sua diffusione in città è legata anche a un giovane, Pietro Recchi, che un giorno, trovandosi a Liverpool per lavoro, ebbe l’occasione di assistere ad una partita di football e se ne innamorò, da qui la divisa completamente rossa. Le prime partite di un certo rilievo furono disputate contro i marinai inglesi presenti in città e il primo incontro reso noto dalle cronache cittadine è datato 19 febbraio 1911, partita disputata tra l’Anconitana e la squadra del piroscafo inglese Britannia, terminato con un pareggio.

Solo nel 1921-1922 debuttò nel campionato di massima serie, allora denominato Prima Divisione e gestito dalla CCI. La squadra, inserita nel campionato meridionale, vinse il girone marchigiano, ma venne poi eliminata nella fase finale della Lega Sud, la cui vincente poi affrontava la vincente della Lega Nord nella finalissima scudetto. Nella stagione successival’Anconitana, unica iscritta nelle Marche, venne ammessa automaticamente alle semifinali Lega Sud, nelle quali arrivò seconda e sfiorando l’accesso alla finale.

Nella stagione 1923-1924 i marchigiani invece arrivarono quarti e ultimi nel girone delle semifinali. Nel campionato successivo invece, gli anconitani vinsero il proprio girone, conquistando così il diritto di giocarsi l’accesso alla finale scudetto contro il Bologna nella finale della Lega Sud contro l’Alba Roma. I romani prevalsero nel doppio confronto, salvo poi soccombere nella disputa per il tricolore contro i bolognesi.

Nella stagione 1925-1926 l’Anconitana rivinse il girone marchigiano a due squadre, contro la Maceratese, qualificandosi alla semifinale di Lega Sud dove arrivò terza. Una riforma dei campionati, la Carta di Viareggio, fece però retrocedere l’Anconitana nel campionato cadetto di Prima Divisione. Nel campionato successivo l’Anconitana venne inserita nel girone C di Prima Divisione, per la prima volta insieme alle squadre del Nord. I marchigiani non riuscirono ad evitare la retrocessione, salvo poi esser ripescati.

Nel 1927-1928, l’U.S. Anconitana si fuse con la “Stamura”, dando vita alla Società Sport Ancona.[2]

Il 12 luglio del 1932 la S.S. Ancona si fuse con la Società Sportiva Emilio Bianchi formando così l’Unione Sportiva Anconitana-Bianchi, che nella stagione 1936-1937 raggiunse per la prima volta la promozione in Serie B, dopo aver vinto il campionato di Serie C. Vi rimase per quattro stagioni, sfiorando la promozione in massima serie nel torneo 1939-1940. Nel frattempo, nella stagione 1938-1939 i marchigiani conquistano la Coppa dell’Italia Centrale.

Nel 1940-1941, la squadra, con l’industriale Frontalini alla presidenza e Giovanni Degni, ex Roma, in panchina, retrocesse in Serie C per poi tornare in cadetteria l’anno dopo, rimanendoci fino all’inizio della seconda guerra mondiale, ed assumendo successivamente la denominazione di “Anconitana”.

Durante il conflitto tutti i campionati furono sospesi. L’Ancona riprese l’attività nel 1945 prendendo parte ad un campionato di assestamento, misto tra Serie A e Serie B, con la denominazione “US Anconitana”, essendo stata sciolta la fusione con la Emilio Bianchi. Nel 1947 fu provvidenziale il ripescaggio della Triestina, militante in massima serie, che liberò conseguentemente un posto in Serie B, che l’Ancona riuscì a conquistare in uno spareggio fra le migliori retrocesse contro la Biellese.

Nel 1948, durante la partita contro il Pisa, il direttore di gara Vannini di Bologna negò negli ultimi minuti un rigore all’Ancona; fu così raggiunto dai tifosi marchigiani e ridotto in stato di coma. Per due anni il campo dei dorici venne squalificato.

Dagli anni cinquanta agli anni ottanta

Dopo due anni di Serie C, l’Anconitana tornò in Serie B nella stagione 1950-1951, ma l’esperienza fu breve e i dorici retrocessero a fine campionato.

Al termine dell’annata tra i cadetti per i biancorossi iniziarono difficoltà legate particolarmente a questioni di carattere economico–finanziario, tanto che dopo un anno di terza serie, la squadra relegò in IV Serie a causa del rifiuto dei tesserati ad affrontare le trasferte e dello scarso impegno negli allenamenti.

Per quattro anni, i biancorossi arrivarono a metà classifica senza risultati degni di nota, poi, nei primi mesi del 1956 e per tutta la stagione di IV Serie 1956-1957, arrivò sulla panchina dorica l’ex difensore della Juventus, Carlo Parola, che riuscì a vincere il girone E, perdendo tuttavia lo spareggio per la promozione in Serie C contro il Chinotto Neri di Roma. Tuttavia, nonostante il quarto posto conquistato nel campionato seguente, la società venne ammessa d’ufficio in Serie C sulla base di criteri finanziari ed infrastrutturali.

In Serie C, nella stagione 1961-1962, nonostante lottò per conquistare il primo posto nel girone, l’Anconitana arrivò seconda a pari merito con il Pisa e subito dietro al Cagliari, accusò i sardi di illecito sportivo senza alcun risultato e andando solo a sfiorare con un dito il sogno della promozione in Serie B, poi, nel gennaio del 1972, dopo una lunga serie di buoni piazzamenti in Serie C negli anni, il terribile sisma che colpì la città di Ancona provocò danni incalcolabili influirono sul rendimento della squadra biancorossa guidata da Begnamino Di Giacomo e dal fedele Giorgio Arzeni, concludendo al 15º posto in classifica. L’anno dopo, nella stagione post-terremoto, per i biancorossi arrivò anche la retrocessione in Serie D dovuta anche alle difficili condizioni economiche cui versava la società.

Nel 1974, dopo un biennio nei dilettanti, grazie a Natale Faccenda in panchina e a Giorgio Grati alla presidenza, la squadra riuscì a tornare subito in Serie C.

Le successive due stagioni in Serie C, non furono entusiasmanti, poiché nella Serie C 1976-1977 le incomprensioni fra lo staff tecnico e la stampa locale, avversa alla società, i biancorossi retrocessero, per poi ritornare immediatamente nei professionisti al termine di una stagione di Serie D 1977-1978 in cui la squadra finì il torneo al 4º posto, ma per meriti sportivi venne ammessa alla Serie C2.

Nell’annata 1979-1980 l’Anconitana disputò il campionato di Serie C1, dopo una rapida promozione nella stagione passata, poi, nel 1981, il sodalizio cambiò denominazione passando da “Unione Sportiva Anconitana” ad “Ancona Calcio” mantenendo il colore delle maglie sempre bianco-rosso confermando l’immagine di San Giorgio a cavallo sullo sfondo rosso nello stemma.

Nel frattempo, la squadra disputò tornei altalenanti, alternandosi tra Serie C1 e Serie C2 fino al 5 giugno 1988, quando, dopo 37 anni, l’Ancona di Giancarlo Cadè tornò in Serie B.

Gli anni novanta

Nel quadriennio tra i cadetti, il 7 giugno del 1992, grazie al pareggio sul Bologna per 1-1, i biancorossi centrarono per la prima volta nella loro storia la promozione in Serie A grazie all’esperienza di Camillo Florini alla presidenza e di Vincenzo Guerini alla guida della panchina dorica.

Sebastiano Vecchiola con la maglia dell’Ancona nel 1993.

Fu nella stagione 1991-92, sotto la gestione di Vincenzo Guerini, che la squadra marchigiana conquistò la prima storica promozione in Serie A. Infatti, il 7 giugno 1992 l’Ancona, pareggiando 1-1 a Bologna (rete di Franco Ermini al 48′) centrò la promozione nella massima serie, per l’apoteosi dei numerosissimi tifosi dorici giunti al Dall’Ara. La città, completamente impazzita fin dalla mattina, invase la Via Emilia con bandiere e striscioni biancorossi, presentandosi in 12.000 allo stadio, sbalordendo i tifosi bolognesi per numero, tifo e calore e che neanche la pioggia fermò. La militanza in massima serie fu però breve, infatti la squadra fu retrocessa l’anno seguente.
LA PRIMA SERIE A (1992-93)
In serie A l’avventura durò poco: la squadra ingaggiò un attacco di tutto rispetto col “condor” Agostini, con l’ungherese Detari, e con gli arrivi a novembre degli argentini Zarate e Ruggeri. In quella squadra c’erano in rosa anche giocatori del calibro di Alessandro Nista, Felice Centofanti e Nicola Caccia. L’inizio fu traumatico, con tre sconfitte iniziali con Torino, Sampdoria (dopo essere passata in vantaggio) e Fiorentina, persino per 7-1. Alla quarta giornata smosse la classifica col pareggio interno col Napoli, al quale segui’ un rocambolesco 4-4 in casa del Genoa. Alla sesta giornata, il 25 ottobre 1992, arrivò il primo successo, col 3-0 interno al Foggia. La squadra si ritaglò momenti importanti, come il 5-1 interno al Brescia, o lo storico 3-0 all’Inter il 6 dicembre, primo nel nuovo impianto del Conero, inaugurato il 29 novembre col ko interno col Cagliari, che sostituiva il vecchio Dorico. Nonostznte navigasse sempre in zona retrocessione, riuscì a ritagliarsi anche momenti importanti soprattutto in casa, battendo la Fiorentina, e pareggiando con Parma e Roma, o un 5-3 al Pescara già retrocesso. Il 9 maggio 1993, proprio ad Ancona, si registrò l’ultimo gol in serie A di Marco Van Basten, nella vittoria rossonera per 3-1.

Il “condor” Massimo Agostini, capocannoniere anconetano nel 1992/93 in serie A con 13 gol.

La finale di Coppa Italia del 1994 e il declino

Coppa Italia – Finale di ritorno
20 aprile 1994,Genova, Stadio Luigi Ferraris

Sampdoria – Ancona 6-1

Marcatori: 50′ Gullit, 58′ e 75′ Lombardo, 65′ Vierchowod, 72′ Lupo (A), 80′ Bertarelli (r) , 85′ Evani (r).

SAMPDORIA: Pagliuca, Invernizzi, Vierchowod, Sacchetti (87′ Mannini), Serena; Lombardo, Platt, Jugović, Evani, Gullit, Bertarelli (87′ Salsano).
Allenatore: Sven-Göran Eriksson

ANCONA: Nista, Fontana, Mazzarano, Glonek, Sogliano; Lup oPecoraroGadda (59′ Caccia), De Angelis (68′ Bruniera), AgostiniVecchiola.

Allenatore: Vincenzo Guerini.

Noonostante l’immediata retrocessione, nella stagione seguente l’Ancona arrivò incredibilmente alla sua prima finale di un torneo importante: la Coppa Italia. Il cammino dei dorici nel torneo li vide affrontare e battere nell’ordine, a partire dal primo turno, Giarre, Napoli, Avellino, Venezia e Torino in semifinale.

In finale i biancorossi incontrarono la Sampdoria di Gullit, Mancini e Platt e dopo un onorevole 0-0 conquistato in casa dovettero però poi soccombere per 6-1 a Genova di fronte ad oltre 2.000 anconetani accorsi a Marassi.

L’anno successivo la squadra arrivò fino alla semifinale del Torneo Anglo-Italiano, dove fu eliminata dalla formazione bianconera dell’Ascoli.

Nel 1997-1998 la squadra rischiò il fallimento, quando venne retrocessa in C1. Riguadagnò poi la Serie B nel 1999-2000 al termine di una delle partite più emozionanti della storia biancorossa. L’11 giugno 2000 andò in scena allo Stadio Curi di Perugia la finale play-off tra i dorici e gli odiati cugini dell’Ascoli, una partita assolutamente vietata ai deboli di cuore. La partita si concluse a reti inviolate nei 90′ regolamentari, quindi si andò ai supplementari. L’Ascoli si portò in vantaggio al minuto 100 (primo tempo supplementare) facendo sprofondare all’inferno i tifosi e la squadra dorica, ma il bello doveva ancora venire.

Infatti, al 118′ del secondo tempo supplementare, a soli 2′ dalla fine della partita, l’Ancona trovò un incredibile pareggio ad opera di un giovane attaccante, per di più anconetano d.o.c., Mirko Ventura. I tifosi dorici esplosero dalla gioia e al fischio finale iniziò la grande festa biancorossa, visto che l’Ancona fu promossa per miglior piazzamento in classifica ottenuto nell’arco del campionato.

Gli anni duemila

Nel 2002-2003, sotto la guida dell’esperto Luigi Simoni, l’Ancona ottenne la sua seconda promozione in Serie A. Grazie all’esperienza del presidente Ermanno Pieroni e del suo uomo di fiducia il dirigente Gino Montella, all’audacia e alla padronanza del mister e alla validità del suo gruppo, i dorici disputarono un ottimo campionato, raggiungendo la matematica promozione il 7 giugno del 2003 a Livorno, pareggiando 1-1 con la squadra di casa (rete di Daino al 50′). Durante la stagione sportiva l’Ancona arrivò anche agli ottavi di Coppa Italia, arrendendosi al Milan nella gara di ritorno (5-1 per i rossoneri), dopo l’1-1 dell’andata. La squadra ricevette la Stella d’oro al merito sportivo 2002[3] (dopo la Stella d’argento 1978[4]) dal CONI.

LA SECONDA SERIE A (2003/2004)

Il campionato 2003-2004 è il secondo in Serie A della storia del sodalizio marchigiano. Nonostante la presenza in rosa di calciatori dal discreto livello tecnico come Pandev, Dino Baggio, Ganz, Hubner, Rapaic, Bucchi, Poggi e Jardel, racimolò appena 13 punti in 34 giornate, facendo segnare una serie di record negativi. Inutili gli avvicendamenti in panchina di Nedo Sonetti (che sostituì Menichini) e Giovanni Galeone. Il club chiuse il girone d’andata senza vincere alcuna gara, ed il primo successo arrivò solo alla 29ma giornata col 3-2 al Bologna il 10 aprile 2004, proprio nel giorno della matematica retrocessione.La squadra poi vinse ancora un incontro, col 2-1 sull’Empoli alla penultima giornata, poi si congedò dalla serie maggiore il 16 maggio 2004, perdendo per 1-0 a Perugia. A fine stagione furono 20 i punti di ritardo dalla quartultima e ben 17 dalla penultima, mentre furono oltre 50 i giocatori schierati dai tre allenatori.

La meteora Jardel, arrivata ad Ancona nel gennaio 2004 e subito rispedita in Inghilterra dopo tre gare.

Leggi anche quì: http://www.delinquentidelpallone.it/ancona-jardel/

Subito dopo la retrocessione la società, a causa dei grossi sforzi economici sostenuti, fallì e venne sostituita dall’Associazione Calcio Ancona, con a capo la famiglia locale degli Schiavoni. Per meriti sportivi, secondo quanto sancito dal Lodo Petrucci, il nuovo sodalizio poté ripartire dalla Serie C2. Per la stagione della rinascita, la guida tecnica fu affidata a Pierluigi Frosio.

Il 6 marzo 2005 la società festeggiò il centenario con una maglia speciale, indossata nella partita contro il San Marino. Il campionato fu chiuso all’undicesimo posto. Nel torneo successivo i dorici ottennero il ripescaggio in Serie C1, dopo aver perso la semifinale play-off col Sassuolo. Segui una salvezza ai play-out contro il Teramo.

Nel girone di andata del campionato di Serie C1 2007-2008, la squadra, si insediò al primo posto, mantenuto fino allo scontro diretto con la Salernitana, giocato a fine ottobre, che fu vinto 1-0 dai campani. Seguì una crisi di risultati, che tuttavia non compromise la classifica, risolta dal cambio ai vertici societari (nel mese di ottobre) con la società Terzo Tempo S.r.l. che divenne principale azionista. Grazie alle rinnovate ambizioni della società, l’Ancona conquistò l’accesso ai play-off, battendo in finale il Taranto ottenendo la promozione in Serie B.

Il campionato del ritorno fra i cadetti parte con una serie di risultati positivi che proiettano i dorici nella parte alta della classifica, grazie anche all’apposto di Salvatore Mastronunzio(che a fine campionato avrà messo a segno 17 reti). Tuttavia, da gennaio in poi il notevole calo accompagnato da una serie di risultati deficitari, portano all’esonero di Francesco Monaco, a quattro giornate dalla fine, a favore di Sandro Salvioni. Il cambio di guida tecnica risulta vano al fine di evitare i play-out. L’avversaria designata è il Rimini; al pari dell’andata segue la vittoria di misura dei dorici in Emilia, che dunque guadagnano la permanenza in Serie B.

Nella stagione successiva, dopo un positivo girone di andata (con primato in classifica all’undicesima e alla quindicesima giornata), la squadra si classifica al diciassettesimo posto finale, anche per via di due punti di penalizzazione.

Gli anni duemiladieci

Durante le iscrizioni alla stagione 2010-2011 del campionato di Serie B la società dorica viene in prima battuta esclusa dalla Co.Vi.Soc, causa inadempienze finanziarie[8], ma nonostante un tentativo di salvataggio da parte del Sindaco di Ancona insieme ad una cordata di imprenditori, la società non riesce a saldare i debiti, venendo esclusa causa mancata fideiussione ed il pagamento degli oneri fiscali e previdenziali arretrati. Fallisce anche il tentativo di iscrizione in Lega Pro Seconda Divisione[9] e in Serie D, finendo quindi per essere esclusa dal calcio professionistico. A quel punto l’amministratore delegato Enrico Petocchi ha voluto fortemente iscrivere la società in Terza Categoria, per tenerla così in vita, con il solo scopo di incamerare i crediti fermi in Lega Calcio che si sbloccheranno solo nella stagione successiva, ottenendo di giocare al campo sportivo San Biagio di Osimo. Tuttavia, il 16 ottobre 2010, non presentandosi per la quarta volta a una partita di campionato, l’A.C. Ancona è stata definitivamente radiata dal Campionato di Terza Categoria Marche e dalla FIGC, con la conseguenza di non poter mai più giocare in nessun campionato di calcio italiano.

Per dare continuità al calcio cittadino, grazie all’intercessione del sindaco di Ancona, Fiorello Gramillano, la “Società Sportiva Piano San Lazzaro”, fondata nel 1948, e che prende il nome dall’omonimo quartiere cittadino che si estende fra la Stazione Ferroviaria in Piazza Rosselli e la zona di Piazza d’Armi, militante nel campionato Eccellenza, cambia denominazione il 10 agosto 2010 diventando “S.S.D. Unione Sportiva Ancona 1905”[10] e trasferendo la sede societaria nel capoluogo marchigiano. La modifica avviene grazie ad un accordo storico che vede coinvolti i tifosi biancorossi che si riuniscono in un’associazione denominata Sosteniamolancona e il 6 agosto 2010 sanciscono in un’assemblea pubblica, tenutasi allo Stadio Dorico, di fronte a circa 700 persone, l’effettivo passaggio di consegne ed il riconoscimento del ruolo dei tifosi che verrà garantito dal loro ingresso con la trasformazione in S.r.l.

Nella stagione 2010-11 la società disputa il suo quinto campionato consecutivo di Eccellenza Marche, ma primo come U.S. Ancona 1905. L’allenatore è Marco Lelli[11]. Nella medesima stagione, nelle cui fila spicca il ritorno di Emanuele Pesaresi, anconitano di nascita (anche calcistica), nuovo Capitano, vince la Coppa Italia Regionale Marche, superando in finale il Tolentino dopo supplementari e calci di rigore, sul campo neutro di Civitanova Marche. Accede così alla fase nazionale della Coppa Italia Dilettanti, dove il 6 aprile 2011 vince la finale battendo i laziali del Città di Marino per 3-1, ottenendo così la promozione diretta in Serie D indipendentemente dalla vittoria del campionato, dove lotta duramente con Tolentino e Fermana imponendosi alla fine anche nel massimo campionato regionale e vincendo così tutte le competizioni alle quali ha partecipato nel 2011.

Il 20 maggio 2011 viene ufficializzato l’ingaggio di Massimiliano Favo come nuovo allenatore. Il 25 agosto 2011, presso l’Hotel “La Fonte” di Portonovo, viene formalizzata la trasformazione della Società Sportiva Dilettantistica Unione Sportiva Ancona 1905 in S.r.l. con l’ingresso in società dei tifosi rappresentati da Sosteniamolancona con 2 amministratori votati dall’assemblea dei soci, ai quali vengono attribuiti “poteri particolari” in virtù dello statuto sociale che costituisce un esempio innovativo nel panorama del calcioItaliano.

Il 27 novembre il tecnico Favo viene esonerato dopo aver subito una rimonta di due reti dal Riccione[12]. Due giorni dopo viene nominato suo successore l’anconitano Marco Osio[13], che il 3 febbraio 2012 si dimetterà[14]. A sostituirlo viene chiamato Sauro Trillini, ma nonostante tutti questi cambi tecnici la squadra, arrivata 3ª in campionato dietro a Teramo e Sambenedettese, perde la finale play-off con quest’ultima.

Per la stagione 2012-2013 la società ingaggia come nuovo allenatore Gentilini. L’avventura del tecnico romano termina dopo nemmeno metà campionato a causa delle prestazioni e della distanza di otto punti dalla vetta. A sostituirlo viene richiamato Massimiliano Favo, che però non riuscirà a risollevare le sorti di una stagione fallimentare che vedrà la formazione dorica addirittura concludere al settimo posto ben lontana dalla Samb vincitrice del girone e da un posto nei playoff validi per il ripescaggio in Lega Pro. Al termine del deludente campionato, il 17 maggio 2013 viene ufficializzato Giovanni Cornacchini, come allenatore per la stagione seguente[15].

Dopo una lunga trattativa durata due anni, il 20 maggio 2013 alle ore 15:58, la società si riappropria dello storico marchio del cavaliere armato: il Presidente Marinelli lo acquista ufficialmente dalla Unlimited Sport International, società di diritto lussemburghese che il 7 giugno 2011 lo aveva a sua volta comprato dalla vecchia A.C. Ancona di Petocchi per sessantamila euro. Il costo dell’operazione è stato di circa quarantamila euro, con una clausola che prevede un ulteriore bonus di sessantamila euro da versare in caso di promozione in Serie B entro il 2016.[16].

Il 13 aprile 2014, con il pareggio contro la Recanatese in campionato, i biancorossi ottengono la promozione in Lega Pro. La stagione 2014-2015 parte con svariate conferme in rosa e, dopo le prime partite di assestamento, riesce a concludere il campionato disputando belle partite e vittorie classificandosi sesta, posizione che ha permesso all’Ancona di partecipare alla Tim Cup.

Nel mese di giugno 2015, con la nomina a presidente onorario dell’ex sindaco di Ancona Fiorello Gramillano, inizia la fase di transizione verso una nuova società ad azionariato popolare, garantita per tre anni dall’ex patron Andrea Marinelli.[17]

La stabilità societaria non viene tuttavia raggiunta: nel campionato 2016-17 l’Ancona termina all’ultimo posto del girone B di Lega Pro e retrocede in Serie D. Nell’estate 2017 la società, di nuovo oberata dai debiti e rimasta priva di una chiara guida manageriale, non riesce a completare le pratiche per l’iscrizione al campionato interregionale: ciò si traduce nella revoca dell’affiliazione alla FIGC, con svincolo dei calciatori tesserati[18]

Nell’estate 2017 si susseguono alcuni tentativi infruttuosi di rifondare il club e farlo ripartire da un campionato dilettantistico di prima fascia: la mancata concretizzazione dei suddetti porta al rischio di totale inattività per la maggiore società cittadina.[19] Tale prospettiva viene scongiurata nel mese di settembre dall’intervento dell’imprenditore Stefano Marconi, che fonda una nuova realtà societaria denominata Unione Sportiva Anconitana Associazione Sportiva Dilettantistica; essa viene riconosciuta dal comitato marchigiano della FIGC come continuatrice della tradizione sportiva cittadina, ottenendo dunque il permesso per iscriversi al campionato regionale di Prima Categoria (ove mai prima di allora la maggior società di Ancona aveva militato).[20] Il nuovo sodalizio ottiene inoltre in concessione dal comitato dei tifosi Sosteniamo l’Ancona gli storici marchi sociali del club dorico.[21]

Forte di una rosa di qualità superiore alla categoria (nella quale spicca in particolare il ritorno di Salvatore Mastronunzio, miglior marcatore anconitano del secondo dopoguerra), l’Anconitana – guidata in panchina da Marco Lelli – si issa fin dalla prima giornata in testa al proprio girone, scavando progressivamente un ampio distacco dalle inseguitrici.

 

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Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus
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