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Ti racconto un libro : Shantaram.

Ti racconto un libro :

Leggere è uno svago, un divertimento e poi, nel tempo, può diventare una forma di rilassamento, di liberazione. Ci sono libri che rimangono per sempre dentro di noi, diventano parte del nostro bagaglio culturale ed emotivo. Nessun libro è migliore di un altro, ma esistono semplicemente libri che sanno trasmettere qualche cosa in più. Sono diversi da tutti gli altri che hai letto, li senti emozionanti e ricchi di significato e di emozioni.

Questo non sempre dipende dal libro, ma dipende soprattutto da noi, dal nostro stato d’animo, dal periodo che stiamo vivendo in quel momento, dalle nostre emozioni e sensazioni. Quando tutte queste cose si accomunano ad un libro il risultato sarà un misto di ricordi ed emozioni che riescono ad essere vivi nel corso del tempo, che riusciranno sempre a strapparti un sorriso, che ti faranno imparare qualcosa sempre, ma soprattutto di faranno sempre insegnare qualcosa agli altri.

Dedichiamo questa nuova rubrica a tutti quelli che si ritrovano in quanto detto sopra. Anzi li invitiamo a “raccontarci” i loro libri preferiti. Non vogliamo necessariamente una recensione tecnica, ma il racconto personale di quel libro. Il perchè lì ha colpiti, cosa è rimasto loro di quelle pagine. Scriveteci a info@vbtv.it

Oggi Paolo ci racconta il suo libro :  Shantaram.

 

SHANTARAM – GREGORY DAVID ROBERTS

“… fino a quando il destino ce lo consente, continuiamo a vivere. Che Dio ci aiuti. Che Dio ci perdoni. Continuiamo a vivere.”

Con queste parole miti e devote, termina la storia di un rapinatore, trafficante e falsario.

“Shantaram” nasce dalla storia vera del  suo autore, Gregory David Roberts, ex eroinomane che fuggì in pieno giorno da un penitenziario australiano dove era stato rinchiuso per rapina.

Il suo viaggio da latitante, che doveva portarlo fino in Germania, fa tappa in India,a Bombay, e questa città che doveva essere porto di passaggio, diventa teatro di dieci anni della sua nuova vita.

Col falso nome di Lindsay, per tutti Lin, il protagonista si muove su questo palcoscenico multietnico, tra gangster arabi, trafficanti francesi, prostitute americane e l’immensa e variegata umanità che compone il grande continente indiano.

La vicenda fotografa continuamente l’accostamento tra l’ambiente decoroso, a volte persino lussuoso, in cui si muovono gli stranieri, e l’immensa povertà degli slum. Lin attraversa tutto questo.

Derubato di documenti che non può reclamare vista la sua condizione di fuggitivo, accetta la proposta di una  guida per i turisti diventato presto il suo più caro amico, di trasferirsi in uno degli slum più grandi della città.

Qui, quasi costretto a tuffarsi fin dal primo giorno nella realtà instabile e imprevedibile di questo ammasso di baracche organizzato e guidato da leggi non scritte, vive esperienze terribili ed esilaranti, che col dolore e l’empatia accrescono ogni giorno l’amore per la città che lo accoglie.

Questa capacità di stringere rapporti quasi fraterni, unita alla sua situazione di “illegale”, portano a un punto di rottura che rappresenta la svolta principale del libro.

Da piccolo trafficante che vive alla giornata, si troverà a lavorare nel sistema di una grande organizzazione criminale, sotto la figura quasi paterna del boss afghano, per il quale accetterà anche di rischiare la vita in zona di guerra, e la cui morte lo getterà in una prostrazione dalla quale maturerà quella voglia di cambiamento riassunta dalle frasi che chiudono il libro.

Shantaram, in lingua marathi “Uomo di pace”, è il racconto romanzato di una vita, ma è anche un flusso di pensieri e ricordi col quale l’autore ci confessa i suoi rimorsi e i suoi sensi di colpa, ci fa narrare dai suoi personaggi gli insegnamenti che questa straordinaria esperienza gli ha raccontato.

È anche una storia d’amore, con Karla, la donna che costituisce il motivo per cui inizialmente decide di rimanere a Bombay. Un amore sempre presente ma alla fine prigioniero delle scelte dei due protagonisti.

È un romanzo, infine, che ti chiede il suo tempo. Per la sua mole, supera le mille pagine, e perché propone in continuazione spunti di riflessione sulla società, la morale, la religione, i sentimenti.

Sconsigliato quindi, a chi vuole vivere tutto a mille all’ora.

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