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Marcello, dimmi, quanto pesa alzare certe coppe?

Mi accorgo, all’indomani dell’ennesima delusione europea, da tifoso juventino, di non aver ancora festeggiato i 70 anni, festeggiati il 12 aprile,  di uno dei tecnici italiani più vincenti, e forse il secondo alla Juve, dopo Trapattoni, che può vantare anche diversi successi internazionali. L’ultimo che alla guida della Juve si ricorda cosa si provi al alzare al cielo quella coppa, ma anche colui che, giusto 10 anni dopo, in un’altra capitale europea, Berlino, sollevò al cielo la Coppa del Mondo con la Nazionale prima che l’onda di Calciopoli portasse via tutto. Però aver vinto in carriera il più prestigioso trofeo europeo ed il maggior riconoscimento calcistico a livello di Nazionale non è un’impresa per molti, e di sicuro Marcello Lippi può godere di questo privilegio.

 

Riavvolgendo il nastro dei ricordi, mi ricordo quando nell’estate del 1994 arrivò alla Juve: giovane tecnico di belle speranze, qualificando il Napoli alla Coppa Uefa dopo che due anni prima andò vicino anche con l’Atalanta. Lippi portò un nuovo modo di giocare e di divertirsi: esaltò le doti offensive di Vialli e Ravanelli, portati al ruolo di big assoluti e contribuì al definitivo lancio del virgulto Del Piero a scapito di Baggio, con il quale inizierà un lungo ostracismo che lo porterà alla fine di quella stagione ad andare al Milan e che ritroverà poi all’Inter. Fatto sta che la Juve torna a brillare dopo nove anni di attese e delusioni post-Heysel, e conquista scudetto(che ormai pensavo non fosse più in grado di vincere) e Coppa Italia, perdendo nel duello infinito col Parma la Coppa Uefa. Lippi non resta mai a mani vuote: l’anno dopo arrivano la prima Supercoppa italiana bianconera, e quella Champions League nella notte di Roma da sollevare al cielo, dopo una cavalcata fantastica, culminata con lo scalpo del Real Madrid ai quarti, e dell’Ajax in finale, dopo quella lotteria emozionante ai rigori, col sorriso teso di Jugovic all’ultimo tiro e quel gol liberatorio, che affiancava finalmente nell’albo d’oro un trofeo autentico, dopo lo scempio umano dell’Heysel. Successo che non vidi in diretta, già colpito dagli istinti furenti di Morfeo, che mi consigliavano di evitare ore piccole per no sfigurare al lavoro il giorno dopo, perchè loro festeggiano cacchio, e tu alle 6,30 dovevi essere in piedi. Senza pensare che quella “buca” che diedi alla Juve quella notte, sto ancora aspettando che mi venga risarcita ora, nel 2018.

Poi vennero altri trofei, la coppa Intercontinentale a Tokio e la Supercoppa Europea, nella stagione dei due 6-1: quello appunta ai parigini e quello al Milan in campionato, altra serata surreale di quella Juve pazzesca che perse la Champions in finale dopo aver dominato l’intera edizione col Borussia Dortmund, diconsi Borussia, come se tuo figlio di 10 anni ti battesse a schacchi dopo che tu lo hai stracciato un milione di volte. Nel 1998 arriva lo “scudetto dei veleni”, dopo un’interminabile annata del duello con Ronaldo, degli autoscontri in area di rigore con Iuliano, e “la tanta m… addosso, che la metà bastava” lo eleggono sempre più nella leggenda degli juventini di ferro. Peccato per l’ennesima Champions svanita in finale, rilanciando il prestigio europeo del Real, afflosciatosi da un ventennio e passa. Nel 1999 si rompe però qualcosa, le voci di un insistente addio a fine stagione, e, molto peggio, un trasferimento nell’odiata Inter, ancora in guerra per il “caso Ronaldo-Iuliano”, che sembra confermare dopo la cacciata a Simoni sotto Natale del ’98. A febbraio del ’99 Lippi, dopo un tonfo interno col Parma, capisce le cose e lascia”Se sono io il problema, me ne vado”. La Juve poi, a parte un Intertoto, con Ancelotti non vince nulla, e deve riaffidarsi di nuovo a Lippi nell’estate del 2001.

Nel triennio che seguirà, Lippi rischia di perdere lo scudetto subito il primo anno, nonostante l’arrivo di fuoriclasse quali Buffon, Nedved e Thuram, salvando tutto con la super rimonta finale su un’Inter sulle ginocchia nel memorabile pomeriggio del 5 maggio. L’anno dopo è di nuovo scudetto, stavolta più facile grazie ad un pazzesco girone di ritorno, ma la sconfitta, l’ennesima, nella finale di Champions col Milan brucia eccome. Nel 2004 si chiude il capitolo Lippi-bis senza rancori stavolta, con solo la Supercoppa italiana ad agosto a New York nella “rivincitina” sul Milan.

Lasciata la Juve, gli si presenta la possibilità della Nazionale italiana. Ed il culmine sarà il Mondiale tedesco del 2006, con la fittoria magica nella notte di Berlino, di un gruppo fantastico, dopo le polemiche piovute addosso per quel clima che si era creato in primavera, col rischio che ciò toccasse anche la nazionale ed il suo ct. Una vittoria stavolta goduta fino in fondo, con quel rigore di grosso che vece vivere una nottata fantastica: Lippi se ne andò dopo il mondiale, ci tornò senza successo dopo due anni, disputando un pessimo mondiale che non fece onore alla sua carriera. E’ ripartito poi dalla Cina, dove prima con un club, e poi con la Nazionale si è trasformato in un vero guru d’oriente. Ma il peso di quei trofei vinti, sicuramente resterà impresso nel suo sangue.

Informazioni su diego80 (2295 Articoli)
Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus
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