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3 maggio 1758 – Muore papa Benedetto XIV, il conservatore illuminato

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Papa Benedetto XIV
Benedetto XIV
Benedetto XIV ritratto da Pierre Subleyras
247º papa della Chiesa cattolica
C o a Benedictus XIV.svg
Elezione17 agosto 1740
Incoronazione25 agosto 1740
Fine pontificato3 maggio 1758
Cardinali creativedi Concistori di papa Benedetto XIV
Predecessorepapa Clemente XII
Successorepapa Clemente XIII
NomeProspero Lorenzo Lambertini
NascitaBologna, 31 marzo 1675
Ordinazione sacerdotale2 luglio 1724
Nomina ad arcivescovo12 luglio 1724 da papa Benedetto XIII
Consacrazione ad arcivescovo16 luglio 1724 da papa Benedetto XIII
Creazione a cardinale9 dicembre 1726 da papa Benedetto XIII
Pubblicazione a cardinale30 aprile 1728 da papa Benedetto XIII
MorteRoma, 3 maggio 1758
SepolturaBasilica di San Pietro in Vaticano

Papa Benedetto XIV, in latino: Benedictus PP. XIV, nato Prospero Lorenzo Lambertini (Bologna, 31 marzo 1675 – Roma, 3 maggio1758), è stato il 247º vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica dal 17 agosto 1740 (giorno dell’elezione al 255º scrutinio)[1] alla sua morte.

Il suo pontificato, considerato uno dei più significativi della storia del papato in età moderna[2], attuò una serie di riforme pastorali nello spirito dell’illuminismo cattolico di stampo muratoriano[3].

Uomo politicamente realista e moderno nell’affrontare i rapporti con gli atei e coi non cattolici, Benedetto XIV mise in pratica una serie di decreti volti a colmare le lacune politico-amministrative lasciate dai pontefici precedenti. Fautore di un mecenatismo non soltanto umanista, ma anche scientifico, papa Lambertini mutò atteggiamento a partire dagli anni cinquanta, quando si fecero sempre più allarmanti le tendenze anticlericali dell’illuminismo, il quale vedeva come suo principale antagonista l’ordine dei Gesuiti.

Oggetto di una vivace disputa storiografica, divisa tra storici favorevoli al papa bolognese per il suo spirito profetico nell’amministrazione della Chiesa, e intellettuali critici nei suoi confronti per la sua arrendevole politica concordataria, papa Lambertini è rimasto noto perlopiù al grande pubblico per la commedia Il cardinale Lambertini del bolognese Alfredo Testoni, in cui il commediografo mise in risalto il carattere “anticonformista” che contraddistingueva il Lambertini storico.

Biografia

Origini e carriera ecclesiastica

Famiglia e primi studi

Prospero Lorenzo Lambertini nacque a Bologna in via delle Campane, poi intitolata a suo nome[4], il 31 marzo 1675 da Marcello Lambertini e Lucrezia Bulgarini, figlia di Carlo[5]. Prospero apparteneva, attraverso il padre, al ramo cadetto di un’antica famiglia senatoria di Bologna[6][7], fino all’unità d’Italia la seconda città per importanza dello Stato Pontificio[8]. Battezzato il giorno stesso della nascita da Carlo Evangelista Graffi, prevosto della Cattedrale metropolitana di Bologna[9], il futuro pontefice rimase presto orfano del padre (deceduto a soli 42 anni[10]), mentre la madre convolò a seconde nozze col conte Luigi Bentivoglio[11] e morì il 21 novembre 1705[5].

Prospero apprese i primi rudimenti da Paolo Pasi e dal sacerdote Sante Stancari, per essere poi trasferito nel convitto bolognese dell’Accademia degli Ardenti, detto Del Porto[4][5]. A tredici anni fu infine mandato nel 1688 a Roma nel Collegio Clementino diretto dai Padri Somaschi[12][13], ove si segnalò per vivacità d’ingegno fra i condiscepoli[14].

La carriera ecclesiastica e la stima dei pontefici

Il giovane Lambertini fu notato nel 1691 da papa Innocenzo XII, il quale, dopo aver ascoltato un discorso in latino redatto dallo stesso Lambertini sulla Santissima Trinità e a lui dedicato, ne fu talmente stupefatto che gli assegnò un piccolo beneficio che rendeva cento scudi d’oro[6][12], la prima delle gratificazioni ricevute dal pontefice nel corso della sua vita antecedente l’ascesa al Soglio.

Nel 1694 si laureò in teologia e in utroque iure presso l’Università di Roma[13][15], avviandosi presto e con molti apprezzamenti alla carriera curiale[14][16], che percorse in tutti i suoi gradi e uffici divenendo nel 1708 Promotore della Fede, nel 1712 Canonico della Basilica Vaticana con prebenda teologale e nel 1713 prelato[13], per poi divenire nel 1718 Segretario della Congregazione del Concilio[17]. Il Lambertini fu tenuto in grande stima dal pontefice in carica, Clemente XI (1700-1721), il quale chiedeva consiglio al prelato nelle questioni più gravi e onerose, quali quelle relative al diritto canonico, ramo in cui il Lambertini eccelleva[12]. Il successore di Clemente XI, papa Innocenzo XIII, gli offrì il posto di canonista della Penitenzieria Apostolica[12].

La rapida ascesa sotto Benedetto XIII: vescovo di Ancona e cardinale

Il Lambertini fu ordinato presbitero il 2 luglio 1724, all’età di quasi cinquant’anni, quando era già all’apice della carriera curiale[18]. Grazie a papa Benedetto XIII, che lo teneva in alta considerazione, salì rapidamente i gradi della gerarchia ecclesiastica, diventando vescovo il 16 luglio dello stesso anno[19] e arcivescovo titolare di Teodosia nel 1725. Dopo essersi servito dei suoi illuminati consigli nel Concilio straordinario romano del 1725, riguardante la disciplina ecclesiastica, papa Benedetto XIII lo creò cardinale (in pectore il 9 dicembre 1726 e pubblicamente il 30 aprile 1728[12]) e quindi vescovo di Ancona[20] il 29 gennaio 1727[12]. In questa sede il Lambertini mise in mostra le sue prime grandi qualità umane e pastorali, curando i seminari e il rapporto diretto con i propri fedeli[21].

Episcopato bolognese (1731-1740)

Anonimo, Laura Bassi. La celebre scienziata Laura Bassi, in un’incisione dell’epoca, fu docente a Bologna per volontà dell’allora cardinale Lambertini.

Zelo pastorale e abilità politica

Papa Clemente XII, nel concistoro del 30 aprile 1731[14], nominò Prospero Lambertini arcivescovo di Bologna[22], sua città natale, ove entrò il 29 maggio del medesimo anno[23]. Le capacità diplomatiche già dimostrate dal Lambertini in occasione del Concordato con le monarchie sicula e sarda (1727)[14], infatti, lo rendevano il candidato più adatto ad affrontare con successo i difficili rapporti col Senato cittadino, che caratterizzavano la forma diarchica di governo di quella città[24], riuscendo a normalizzare i rapporti fra quest’organo e la curia diocesana[23]. Proprio per il suo zelo nel mantenere buoni i rapporti col Senato, molti canonici e chierici bolognesi criticarono l’operato dell’arcivescovo in quanto andava a minare, nel contempo, i privilegi di cui essi avevano finora goduto. Il Lambertini, per esempio, usufruì dei surplus di cui godevano gli ecclesiastici per attuare lavori di pubblica utilità, quali la pavimentazione delle strade[25].

Esperto amministratore e protettore delle arti e delle scienze

A Bologna Prospero Lambertini promosse le arti e la scienza (costituzione dell’Accademia di pittura Clementina, così chiamata in onore del papa regnante Clemente XIII; fondazione dell’Istituto di scienze[26]) e ottenne che la seconda donna laureata al mondo, Laura Bassi, insegnasse nell’Università di Bologna[27]. Tra le altre iniziative, si adoperò per l’archiviazione e la sistemazione della biblioteca personale del predecessore Gabriele Paleotti[26].

Cura della pastorale

Il futuro pontefice perseguiva la sua missione spirituale, innanzitutto, attraverso le visite pastorali. Queste non solo gli assicuravano un contatto continuo colla diocesi, ma gli permettevano anche sia di rendersi conto personalmente delle reali situazioni locali del clero e del popolo dei fedeli, sia di intervenire nel modo più opportuno nei singoli casi, dimostrando così una vocazione profonda[28]. Quest’ultimo gesto era anche dettato dall’iniziativa di dare indicazioni e disposizioni di carattere generale e, all’occorrenza, per riprendere e sanzionare un clero spesso indisciplinato o semplicemente ignorante[28].

Primo piano di Palazzo d’Accursio a Bologna. Lapide (1750) in onore del papa bolognese Benedetto XIV.

Committenza

Il Lambertini fu anche mecenate, commissionando la ristrutturazione di chiese o edifici sacri: sovvenzionò la riedificazione della collegiata di San Biagio a Cento[29] e della cattedrale di San Pietro in Bologna (questa tra il 1743 e il 1755[30]), donando a quest’ultimo edificio sacro e al tempio bolognese di Basilica di San Petronio[31] preziose suppellettili sacre; continuò inoltre la costruzione del santuario della Madonna di San Luca (avviato nel 1723 e terminato nel 1757[25]).

Considerazioni

Il ventennio di episcopato lambertiniano (mantenne la carica fino al 1754[32]) viene considerato, da parte della maggioranza degli storici, positivo per l’impegno e la profusione che l’arcivescovo diede per incrementare la qualità della pastorale e della stessa vita cittadina. Mario Rosa, per esempio, rimarca la maggior attenzione verso la pastorale rispetto a quella puramente amministrativa, il che segnò una svolta nella gestione della vita diocesana[33]; Alfeo Giacomelli rimarca il carattere unitario dell’azione episcopale tra il 1730 e il 1754[34]Umberto Mazzone (il cui libro è stato usato come punto di riferimento per i dettagli dell’episcopato lambertiniano) ne elogia l’avvedutezza nelle decisioni pratiche.

Pontificato (1740-1758)

Curia romana

Il conclave del 1740

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: conclave del 1740.

Pierre-Hubert Subleyras, Papa Benedetto XIV, olio su tela, 1746, Metropolitan Museum, New York.

Lo spirito del papa Clemente

Il 6 febbraio 1740 papa Clemente XII, ormai infermo da molti anni, venne a mancare[35]. Il conclave che si aprì il 19 febbraio risultò uno dei più aspri di tutta la storia moderna: la fazione filo franco-austriaca e quella filo-spagnola continuavano a scontrarsi e a non trovare un’intesa su un candidato gradito a entrambi gli schieramenti[36]. Dopo la caduta delle candidature di Neri Corsini e di Annibale Albani, il collegio cardinalizio cercò di trovare un candidato nella figura di Pompeo Aldrovandi, ma questi non riusciva a superare il quorum necessario per essere eletto sommo pontefice. Il cardinale Lambertini, che non era stato preso ancora in considerazione come candidato, cercò di smuovere le acque dicendo ai cardinali, con quello spirito scherzoso che lo contraddistingueva: «Volete un santo? Scegliete Gotti. Volete uno statista? Eleggete Aldobrandini. Volete un uomo onesto? Eleggete me»[37].

Elezione e insediamento

Che sia vero o no questo aneddoto, i cardinali convennero nel far convergere i voti sul neutrale arcivescovo di Bologna. Questi fu eletto al soglio pontificio il 17 agosto 1740, nonostante non desiderasse quella carica[38]. Al momento dell’elezione, infatti, rivolse ai cardinali le tre seguenti motivazioni, che sancivano la sua pur riluttante accettazione del soglio di Pietro:

« La prima: per non dispregiare un vostro benefizio; la seconda: per resistere alla volontà manifesta di Dio, poiché tale la ritengo non avendo mai io desiderato così eccelsa vanità; la terza: per finire queste nostre adunanze che credo servano di scandalo al mondo per la loro durata. »
(Rendina-Quel conclave lungo)

Il Lambertini fu poi incoronato papa il 22 agosto[39][40] dal cardinale diacono Carlo Maria Marini, prendendo il nome di Benedetto in onore di Benedetto XIII, al quale doveva la sua carriera ecclesiastica[14].

Vescovo di Roma e arcivescovo di Bologna

Nonostante fosse divenuto vescovo di Roma, Benedetto XIV decise di tenere per sé anche il titolo di arcivescovo di Bologna, governando attraverso monsignor Giambattista Scarselli[41][N 1]: troppo grande era l’affetto che nutriva nei confronti della sua diocesi. Mantenne questo incarico fino al 17 gennaio 1754, quando nominò suo successore Vincenzo Malvezzi Bonfioli[42].

La prima fase del pontificato: 1740-1750

I primi dieci anni del pontificato lambertiniano furono caratterizzati da una notevole apertura nei confronti del mondo laico, dall’abbandono dei pregiudizi verso metodi di governo e politiche religiose perseguite dai suoi predecessori[43]. Esponente dell’Aufklärung cattolico[43], il Lambertini decise di perseguire una politica concordataria nei confronti delle potenze secolari, abbandonando in campo ecclesiastico l’eccessiva rigidità mentale tipica della prima Controriforma, pur mantenendone alcune sfaccettature, quali le visite pastorali e i criteri per la canonizzazione dei santi[N 2]. Tale apertura “moderata” si può constatare osservando nello specifico le linee guida dell’azione benedettina.

La politica estera
I concordati e le aperture diplomatiche ai non cattolici

Pierre Hubert Subleyras, Ritratto del cardinale Silvio Valenti Gonzaga, olio su tela, 1745 circa, Galleria Cini, Roma. Segretario di Stato dal 1740 al 1756, il Gonzaga fu uno dei principali collaboratori diplomatici di Benedetto XIV, aiutandolo nella promozione della sua politica concordataria[44].

L’elezione del Lambertini al soglio pontificio avvenne in un periodo di grandi tribolazioni, causate principalmente dalle dispute tra le nazioni cattoliche e il Papato. Benedetto XIV riuscì a rifiutare la maggior parte delle richieste degli Stati nazionali di nominare i vescovi, serbandone il diritto di nomina alla Chiesa[45]. Grazie a diplomatici eccellenti, quali il cardinale Silvio Valenti Gonzaga (segretario di Stato dall’elezione del papa fino alla sua morte nel 1756), Benedetto fu in grado di appianare le dispute della Santa Sede con alcuni dei principali sovrani europei. Per esempio, con Carlo Emanuele III di Savoia il papa stipulò un concordato (5 gennaio 1741) in cui si disponevano nuove misure da adottarsi riguardo all’amministrazione dei feudi pontifici[N 3] in terra sabauda[14][46]. Il 2 giugno del medesimo anno[45] Benedetto e il Valenti Gonzaga riuscirono anche a trovare un accordo con Carlo III di Napoli riguardante i benefici ecclesiastici della Santa Sede in quel reame, rinunciando a buona parte degli antichi privilegi[46]. Altri accordi simili si trovarono col Regno del Portogallo (1745) e col Regno di Spagna(1753)[45]. La nuova concezione moderna del rapporto tra potestà laicale e potere temporale della Chiesa[47], secondo la quale era necessario osservare in modo nuovo le esigenze degli Stati, cercava di superare con animo conciliante le eventuali divergenze, per il bene supremo delle anime[45]. Benedetto XIV riteneva infatti «…di vivere in un’epoca che richiedeva assolutamente accondiscendenza verso i prìncipi temporali sul terreno civile per ottenere in cambio mano libera in quello spirituale, da non confondersi, quest’ultimo, con la difesa dei privilegi del clero»[48]. Con questo spirito, pertanto, Benedetto accettò la totale indifferenza con cui fu trattata la delegazione pontificia in occasione della pace di Aquisgrana, pace che sanciva la fine della guerra di successione austriaca (1740-1748): in tale congresso internazionale, infatti, le potenze diedero a Filippo di Borbone i feudi pontifici di Parma, Piacenza e Guastalla senza che il papa ne venisse informato[36]. Il Rendina, addirittura, dà adito alle teorie per cui il pontefice intendesse abolire progressivamente il dominio temporale dei papi in nome dell’assoluta preminenza del carattere spirituale proprio del ministero pietrino[48]. Nello spirito di tolleranza che lo contraddistingueva, il papa riconobbe Federico II come re di Prussia e non più come semplice marchese del Brandeburgo[46][49]. La questione del riconoscimento di questo titolo da parte di Benedetto nei confronti di un sovrano protestante fu una vera e propria rivoluzione diplomatica: il Lambertini, con questo atto, non soltanto differenziava le questioni politiche da quelle religiose, ma cercava anche di assicurare ai cattolici residenti in quel regno dei diritti che fino a quel momento erano stati negati dai papi precedenti[46][48]. Altro segno di apertura fu dimostrato verso i protestanti austriaci: Benedetto XIV, infatti, «…permise all’imperatrice Maria Teresa di tollerare nei suoi Stati i protestanti, pur raccomandandole di cercarne con cristiana dolcezza la conversione»[49].

Tra Carlo VII e Maria Teresa
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Guerra di successione austriaca.

Ciononostante, Benedetto commise un errore di valutazione nell’approvare l’elezione a Sacro Romano Imperatore di Carlo VII di Baviera, avvenuta a Francoforte sul Meno nel febbraio del 1742[50], quale successore di Carlo VI d’Asburgo. Difatti, il nuovo pontefice misconobbe l’elezione a imperatore di Francesco Stefano di Lorena, marito di Maria Teresa d’Austria, figlia di Carlo VI. Quando però nel gennaio del 1745 Carlo VII morì e Maria Teresa, attraverso un accordo col figlio Massimiliano III di Baviera, ottenne per il marito il titolo di imperatore (settembre del medesimo anno), la posizione della Santa Sede si trovò immediatamente vacillante. Nonostante nell’agosto 1746 Benedetto inviasse agli imperiali consorti delle fasce benedette per il battesimo del futuro Giuseppe II d’Asburgo-Lorena[51], la Santa Sede non riacquistò la piena fiducia di Maria Teresa. Anche per questo motivo, le trattative pontificie, durante la pace di Aquisgrana del 1748, risultarono un fallimento, vista la vittoria degli Asburgo sui Wittelsbach.

Le riforme economico-amministrative
La riorganizzazione dell’Urbe e la ridefinizione degli incarichi pubblici

Non appena ascese al trono papale, il Lambertini trovò una situazione economica disastrosa. Cercò quindi di riorganizzare le finanze e di tutelare la sicurezza pubblica, ordinando la ridefinizione dei confini dei rioni nei quali era suddivisa la città di Roma e affidando all’architetto Giovanni Battista Nolli da Como l’incarico di disegnare una pianta accurata della città, cosa che avvenne nel 1748[52]. Già prima di quell’anno, però, il Lambertini provvide ad identificare i rioni con delle apposite targhe e ad incaricare Gregorio Roisecco della stesura della prima guida turistica dell’Urbe, edita nel 1745 in tre volumi, col titolo Roma antica e moderna.[53]

Sul piano più strettamente amministrativo Benedetto XIV individuò, come causa principale del dissesto finanziario dello Stato Pontificio, la cattiva amministrazione di una curia cosmopolita e corrotta. Il Papa intese quindi favorire, attraverso la nazionalizzazione delle cariche civili, le famiglie romane che conoscevano i problemi dello Stato e che avevano interesse a garantirne lo sviluppo e la buona amministrazione[54]. Per questo, con la bolla Urbem Romam, promulgata il 4 gennaio 1746, papa Benedetto istituì un albo del ceto nobile romano[55], in cui vennero inserite 180 famiglie romane. Tra queste famiglie vennero scelti 60 capifamiglia, i cosiddetti “LX Patrizi Coscritti”, il cui insieme costituì il patriziato romano (che derivava in gran parte dalla nobiltà senatoria dell’Impero romano)[56].

Liberalizzazione dei commerci

Già nel 1746 Benedetto si occupò di rivedere le politiche economiche dei suoi immediati predecessori, cercando, aiutato in questo dal suo segretario particolare Giovan Angelo Braschi (il futuro Pio VI), di rivitalizzare lo stato penoso in cui versava l’economia dello Stato della Chiesa[57]. Per quanto riguarda strettamente i commerci, col motu proprio Pensando noi continuamente al comodo del 29 giugno 1748 liberalizzò i commerci negli Stati Pontifici, eliminando le dogane interne e permettendo una diminuzione dei prezzi dei manufatti artigianali[14]. Grazie a queste misure il papa riuscì a risanare buona parte delle finanze pontificie.

La riforma dell’amministrazione e della giustizia

Benedetto avviò immediatamente anche un’opera di riforma del clero, a cominciare dai dignitari ecclesiastici a tutti i livelli, a Corte, in Curia, nel governo delle diocesi e delle province, cercando di controllare e correggere gli ecclesiastici indegni e incapaci, spinti dall’ambizione di carriera e di potere. Colle bolle Quantum ad procurandam (15 febbraio 1742) e Romanae Curiae (21 dicembre 1744) Benedetto tentò di migliorare l’efficienza della Curia romana, cercando di semplificare il sistema interdicasteriale della Curia[57]. Il successo di questa sua opera riformatrice non mostrò immediatamente i suoi frutti, ma fu basilare per il miglioramento della qualità del clero nelle epoche successive[14]. Assai intensa fu anche la sua attività a favore del sistema penale e giudiziario, col motu proprio Dopo aver noi (30 settembre 1747) e colla bolla Rerum humanarum (15 dicembre 1747)[57].

Des Neiges, Pierre-Paul Guérin Cardinale de Tencin, dipinto ad olio, XVIII secolo, Trésor de la Primatiale de Lyon, Lione. Il Cardinale de Tencin fu il colto porporato francese col quale Benedetto XIV ebbe una proficua corrispondenza.

La protezione dei poveri

Altri provvedimenti di carattere economico-amministrativo riguardarono la limitazione delle spese in favore dell’esercito e della corte pontificia: Benedetto volle favorire i più bisognosi concedendo, per esempio, «ai poveri contadini di spigolare in tutti i campi dello Stato della Chiesa in barba ai proprietari che volevano impedirlo, con un’ammenda di 30 scudi per i contravventori da distribuirsi tra gli stessi poveri»[36]. Sempre per alleviare le pene delle classi meno abbienti, il Moroni ricorda che il papa «soppresse sette pesanti tributi sulla seta cruda, sull’olio, sul bestiame e sopra altre derrate»[58].

Provvedimenti teologici e pastorali

Placido Costanzi, Arbitrato di papa Benedetto XIV, olio su tela, 1751-52, Museo dell’Accademia Carrara, Bergamo

Benedetto XIV ebbe, sotto il profilo strettamente religioso, un pontificato estremamente attivo. Nella prima fase del pontificato dimostrò una volontà riformatrice nei vari provvedimenti teologici e pastorali, avvicinandosi al clima dell’Aufklarung (illuminismo) cristiano[59] espresso dalle posizioni di Ludovico Antonio Muratori e del cardinale Pierre Guérin de Tencin, coi quali il pontefice era in contatto epistolare[14]. Seguendo il modello di Carlo Borromeo, il pontefice richiamò i vescovi a risiedere nelle loro diocesi, non allontanandosi da esse per un periodo di tempo troppo lungo (costituzione Ad universae christianae reipublicae, 3 settembre 1746)[60].

L’attività missionaria

Innanzitutto, nel 1741 emise la bolla Immensa Pastorum principis contro lo schiavismo nelle Americhe, chiedendo ai vescovi portoghesi di difendere i diritti umani degli Indios. Nonostante la presa di posizione in favore delle popolazioni indigene, Benedetto si dimostrò invece risoluto nel mantenere la purezza rituale anche nei contesti extra-europei. Il Lambertini promulgò a tal proposito le bolle Ex quo singulari (11 luglio 1742) e Omnium solicitudinum (12 settembre 1744)[61], ove denunciò l’adattamento del cristianesimo ai modelli culturali locali, estensivamente utilizzato dai gesuiti nelle loro missioni in Cina. Per esempio lo “status” degli antenati – l’onore tributato agli antenati da parte della cultura cinese – doveva essere considerato «adorazione degli antenati» o qualcosa di simile alla venerazione cattolica dei santi. Condannata questa pratica cultuale con la Ex quo singulari, colla Omnium solicitudinum Benedetto promosse la stessa linea intransigente nei confronti dei riti malabrici dell’India. Sempre in Asia, Benedetto accettò l’invito di alcuni sovrani tibetani ad inviare, in quel Paese, alcuni frati cappuccini per la predicazione del Vangelo[50].

I provvedimenti liturgici

V. Azzola, Ludovico Antonio Muratori, incisione presa dagli Annali d’Italia, Vol. 1, edizione del 1843. Insigne studioso dell’età dei lumi, versatile in teologia, in storia e in letteratura, il Muratori fu tenuto in grandissima considerazione da Benedetto XIV, tanto che il Papa ne seguì alcune indicazioni di carattere pastorale e liturgico.

Il Pontefice, desideroso di promuovere una religiosità semplice e improntata alla purezza del rito, ordinò nel 1740 che non venissero utilizzate le trombe durante la celebrazione eucaristica, e nel 1746 chiese ai vescovi dello Stato Pontificio di porre sempre il crocifisso sugli altari e di controllare la devozione verso i santi, nel tentativo di regolarizzare e normalizzare la devozione popolare[62]. Nel contempo, il papa tentò di porre al centro della celebrazione eucaristica la musica sacra, depurandola dagli abusi e cercando di riportarla alla purezza originaria, secondo i dettami del Concilio di Trento[62]: così viene raccomandato nell’enciclica Annus Qui Hunc (1749), pubblicata anche in occasione dell’imminente giubileo[63]. In base a quanto richiesto dal Muratori, Benedetto XIV ridusse nel 1742 i giorni di precetto in tutta Italia, per poi estendere tale decreto anche alle restanti zone d’Europa tra il 1748 e il 1754[14]. Sempre in questo spirito, il pontefice si accinse, già dal 1741, ad attuare una riforma generale del breviario, opera che però non riuscì a completare a causa della mancanza di collaboratori che l’aiutassero in tale proposito[62].

La nascita dell’Enciclica moderna

Benedetto cercò, in quest’opera di riforma, una forma di colloquio con l’episcopato. Non poteva il solo papa, infatti, promuovere i suoi propositi senza che i vescovi e il clero non ne fossero partecipi. Pertanto, poco dopo la sua ascesa al papato, il Lambertini promosse la diffusione di lettere pontificie indirizzate alla cristianità cattolica (le encicliche appunto) in cui si esponevano le direttive pontificie in materia dottrinale[64]. La prima delle encicliche (Ubi Primum) fu indirizzata ai vescovi il 3 dicembre del 1740, tramite la quale chiedeva ai vescovi di rispettare le norme disciplinari del Concilio di Trento e di esaminare attentamente i candidati al ministero sacerdotale[14].

I rapporti con gli ebrei

Molto meno tollerante si presentò la politica di Benedetto XIV nei confronti degli ebrei. Già tartassati e vilipesi dalle nazioni cristiane in generale per l’infamante accusa di deicidio, il popolo ebraico era oggetto di particolari persecuzioni nello Stato della Chiesa. Essendo uno stato teocratico, lo Stato Pontificio era particolarmente severo nei confronti della comunità ebraica, e tale situazione peggiorò nel corso del XVIII secolo, quando Clemente XII, aiutato dal cardinale Petra, aveva edito nel 1733 un dettagliato manuale antiebraico[65], imponendo inoltre una serie di provvedimenti restrittivi nel resto del suo pontificato[66].

Papa Lambertini, nonostante l’apertura culturale e psicologica dimostrata in varie occasioni, non si discostò dalle posizioni tradizionali della Chiesa cattolica, rinnovando nel 1746 il sovracitato codice promosso dal suo predecessore[65]. Nel corso della seconda fase del suo pontificato, papa Lambertini rincarò la dose con la bolla Beatus Andreas (1755), con la quale egli prestò attenzione alla questione del cosiddetto omicidio rituale dando al clero severe e precise istruzioni su come procedere nei confronti di tali pratiche[67]. Bisogna però ricordare che questi documenti erano rivolti contro gli ebrei adulti. Riguardo al battesimo forzato degli ebrei infanti, invece, Lambertini fu invece molto più tollerante: stabilì che non dovessero essere battezzati contro il consenso dei genitori e che si potesse procedere al battesimo qualora il bambino fosse stato abbandonato dai genitori[51].

Il Giubileo del 1750 e San Leonardo

Nicolas de Largillierre, Ritratto di François-Marie Arouet, detto Voltaire, olio su tela, dopo il 1724-1725, Museo Carnavalet. Filosofo di spicco del movimento dei lumi, critico severissimo contro tutte le superstizioni (nonché contro la religione cattolica), ebbe un rapporto più che singolare con questo pontefice: apprezzato dal Lambertini per il dono del Mahomet e per la vivacità del suo ingegno[68], le opere di Voltaire furono poste nell’Indice dei libri proibiti nel 1751[69].

« Quale maggiore felicità può provare un Cristiano che vedere la Gloria della Croce di Cristo nel sommo grado di splendore, in cui riluce sopra la terra, ed osservare con i propri occhi i monumenti della trionfale vittoria con cui la nostra Fede ha superato il Mondo? Qui potrete vedere l’altezza del secolo umiliata ad ossequiare la Religione, e quella che fu la Babilonia terrena, mutata in foggia d’una nuova e celeste Città »
(Estratto dalla bolla Peregrinantes a Domino)

Benedetto XIV, con la bolla Peregrinantes, promulgò per il 1750 il Giubileo[70]. Quest’ultimo fu improntato ad un profondo clima spirituale (il papa chiamò san Leonardo da Porto Maurizio a predicare[71]), senza però quelle teatralità che davano alle funzioni religiose un’aura di bigotteria[72] in base allo spirito di riforma liturgica che stava promuovendo in quegli anni. Il Pontefice curò ogni singolo dettaglio dell’anno santo, stabilendo le principali iniziative spirituali (tra cui anche l’unità dei cristiani[72]), organizzando le strutture ricettive (l’ospitale della Trinità accolse, su disposizione del papa, per tre giorni i pellegrini poveri[36]) e accogliendo lui stesso i pellegrini che giungevano nella città eterna[36].

Strettissimo fu il rapporto che ebbe con il già citato San Leonardo: già presente a Roma nel luglio del 1749 per tenere dei sermoni sulla penitenza e sulla conversione del cuore, il predicatore francescano si recava ogni domenica dal Papa[71]. Benedetto, secondo il suo stile consueto, era solito sbalordire partecipando lui stesso agli incontri che teneva il frate. Sempre sulla spinta di San Leonardo, Benedetto fu il primo pontefice a istituire la Via Crucis (pratica quotidiana per la vita spirituale del frate[71]) al Colosseo, monumento che Benedetto volle preservare dallo smantellamento progressivo (veniva utilizzato come cava di marmo) consacrandolo in quanto luogo di martirio dei primi cristiani[61]. A segno di questa consacrazione (la Via Crucis si tenne il 27 novembre dell’Anno Santo[71]), il Papa pose nell’arena una croce con 14 edicole della Via Crucis, che verranno tolte nel 1874. La sola croce verrà ripristinata nel 1925[71].

Il trattato De servorum Dei beatificatione

Lo stesso anno del Giubileo il Papa pubblicò l’opera De servorum Dei beatificatione et beatorum canonizatione[27], fondamento della procedura moderna di canonizzazione dei santi e beati, secondo la quale per essere elevati agli onori degli altari bisognava essere stati autori almeno di un miracolo, cioè di un evento sovrannaturale avvenuto tramite l’azione divina. L’esame di tale miracolo deve essere affidata a una congregazione cardinalizia che deve vagliare in modo attento e scrupoloso tale miracolo, unitamente alla condotta di vita e alla fede del “candidato” alla santificazione.

La seconda fase del Pontificato (1750-1758)

L’Indice dei libri proibiti del 1757. L’edizione suscitò clamore per l’assenza di alcuni trattati galileiani, in quanto l’astronomo gesuita Boscovich aveva dimostrato la validità delle tesi astronomiche di Galileo

Negli ultimi otto anni del suo pontificato Benedetto, pur mantenendo intatte alcune linee riformatrici, cambiò rotta nei confronti dell’illuminismo e delle associazioni che erano estranee alle linee programmatiche della Chiesa. Mario Rosa sottolinea che:

(EN)« This balance initially (at least) allowed a dialogue at a distance with some of the main exponents of the Enlightenment, but was nevertheless destined to break down soon before the development of those ideological lines which, in the eyes of the Roman Curia and Benedict XIV himself, were becoming more and more threatening, as the change in the 1750s was about to show. »(IT)« Questo bilanciamento [tra ortodossia religiosa e apertura alla modernità] perlomeno inizialmente permise un dialogo a distanza con alcuni dei principali esponenti dell’Illuminismo, ma era ciò nonostante destinato a rompersi presto prima dello sviluppo di queste correnti ideologiche che, agli occhi della Curia Romana e dello stesso Benedetto XIV, stavano diventando sempre di più minacciose, come il cambiamento negli anni ’50 doveva dimostrare »
(Rosa-Pope Benedict XIV, pp. 227-228)

Questo clima di cauta moderazione, che si altalenò tra concessioni alla libertà di pensiero e restrizioni della medesima in difesa della fede, segnò l’inizio di quel clima di conservatorismo dottrinale che si manifestò sotto i pontificati di papa Clemente XIII e di papa Pio VI, segnando così la fine del clima di riforma iniziato a partire da Innocenzo XI[73].

Irrigidimento dottrinale

Difatti il Papa, il 18 maggio 1751, rinnovò la condanna nei confronti della massoneria (bolla Providas romanorum pontificum[14]) espressa già a suo tempo dal predecessore Clemente XII; il 13 marzo del 1752 le opere degli illuministi furono condannate e messe all’Indice[14]. Questo cambio di rotta fu dovuto con tutta probabilità al timore che il Pontefice provava nei confronti delle critiche più aspre verso il cristianesimo e la struttura gerarchica della Chiesa[14].

La revisione dell’Indice dei libri proibiti

Il discredito delle due Congregazioni del Sant’Uffizio e dell’Indice, che si occupavano della censura preventiva e della proibizione dei libri, indussero Benedetto XIV a rivedere attentamente tutta la delicata materia e a riformarne la legislazione, disciplinando con rigore tutta la procedura nell’esame delle opere sospette, al fine di evitare arbitrii e abusi, fino ad arrivare a una completa riforma dell’Indice[N 4]. Il primo documento papale riguardante una riforma dell’Indice fu la costituzione Sollicita ac provida (9 luglio 1753), con la quale il pontefice esortava a un controllo più attento e intelligente delle opere che venivano selezionate dalla censura[74].

Pietro Bracci, Il monumento funebre di Benedetto XIV, Basilica di S.Pietro, 1763.

Secondo il Lambertini, infatti, il doveroso rispetto della legge e della tradizione dovevano andare di pari passo con quello altrettanto doveroso verso tutto ciò che era ricerca ancora in atto al livello degli eruditi[N 5]. Il 23 dicembre 1757[14], Benedetto pubblicò finalmente la nuova edizione dell’Indice dei Libri Proibiti. In contrasto con l’irrigidimento dimostrato verso il movimento dei Lumi, quest’edizione “destò scalpore”[14] per la sua liberalità nei confronti delle tesi copernicane e galileiane, atteggiamento dovuto alle scoperte dello scienziato gesuita Ruggiero Giuseppe Boscovich.

Il declino, la morte e la sepoltura

Il 1758 vide un rapido esaurimento delle energie fisiche dell’anziano pontefice, che aveva raggiunto la ragguardevole età di 83 anni. All’inizio dell’anno fu afflitto da un attacco di gotta, dalla quale sembrò essersi ripreso verso febbraio[75]. Verso la fine di aprile, però, si ebbe il definitivo tracollo e il 3 maggio Benedetto XIV morì[75]. Al momento della morte, si dice che egli abbia pronunciato la famosa frase latina: sic transit gloria mundi, cioè “così passa la gloria del mondo”, nella consapevolezza che la sua opera riformatrice non sarebbe stata compresa dai suoi successori[76].

altre info quì: https://it.wikipedia.org/wiki/Papa_Benedetto_XIV

Informazioni su diego80 (2352 Articoli)
Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus
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