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Ti racconto un libro : la camera chiara.

Ti racconto un libro :

Leggere è uno svago, un divertimento e poi, nel tempo, può diventare una forma di rilassamento, di liberazione. Ci sono libri che rimangono per sempre dentro di noi, diventano parte del nostro bagaglio culturale ed emotivo. Nessun libro è migliore di un altro, ma esistono semplicemente libri che sanno trasmettere qualche cosa in più. Sono diversi da tutti gli altri che hai letto, li senti emozionanti e ricchi di significato e di emozioni.

Questo non sempre dipende dal libro, ma dipende soprattutto da noi, dal nostro stato d’animo, dal periodo che stiamo vivendo in quel momento, dalle nostre emozioni e sensazioni. Quando tutte queste cose si accomunano ad un libro il risultato sarà un misto di ricordi ed emozioni che riescono ad essere vivi nel corso del tempo, che riusciranno sempre a strapparti un sorriso, che ti faranno imparare qualcosa sempre, ma soprattutto di faranno sempre insegnare qualcosa agli altri.

Dedichiamo questa nuova rubrica a tutti quelli che si ritrovano in quanto detto sopra. Anzi li invitiamo a “raccontarci” i loro libri preferiti. Non vogliamo necessariamente una recensione tecnica, ma il racconto personale di quel libro. Il perchè lì ha colpiti, cosa è rimasto loro di quelle pagine. Scriveteci a info@vbtv.it

Oggi Vera ci racconta il suo libro :  La camera chiara di Roland Barthes.

LA CAMERA CHIARA. (Roland Barthes)

Questo è un libro che regalerei solo a una persona che ritengo molto intelligente. Non perché sia troppo impegnativo, anzi, un centinaio di pagine, ma i suoi contenuti sono sottili e sensibili, come la pellicola sensibile della macchina fotografica.
Questo libro l’ho letto in un giorno, a letto. Era l’ultimo dell’anno. Lo ricordo precisamente, come quando precisamente ci si ricorda  dove si era, quando avviene un accadimento importante. Come in una fotografia.
E’ una nota sulla fotografia, non è un saggio, l’autore parla della fotografia in modo personale, diretto. Alla morte della madre, l’autore, va alla casa di lei e si trova a guardare tutte le fotografie che la ritraggono, e ne trova una che secondo lui ha un particolare, un punto, lui dice punctum, che attira la sua attenzione, e la rende più vera delle altre.
Nel libro ci sono molte fotografie che l’autore descrive per noi, ci dice cosa vede lui, in esse.
Le allego queste foto perché sono davvero belle. Le fotografo con il mio telefonino scassato.
Roland Barthes era un filosofo francese. Cattolico. Dopo questo libro, tanto mi era piaciuto, mi ero ripromessa di leggere altre cose di lui, ma per adesso non sono ancora riuscita.
Gli indiani d’America dicevano che la fotografia gli portava via l’anima, e forse un po’ è vero. Io ho notato che le mie fotografie con il passare degli anni cambiano. Non perché ingialliscono, ma sembra che la luce che hanno catturato, aumenta, cresce. O forse è il mio modo di guardare che cambia. Pensare che su una carta rimane la luce di un momento, o di una situazione, o di una persona, è abbastanza emozionante.
Mia madre, che aveva un temperamento artistico, ritagliava immagini dai giornali e le conservava, tanto le riteneva rare e preziose, Ne faceva dei quadretti, a volte.
Adesso ne abbiamo troppe di immagini, di fotografie, e il senso della vista viene troppo stimolato, secondo me. E come succede, il surplus crea un disvalore.
La vista è il principale dei nostri sensi. E’ il primo che si spegne quando ci addormentiamo, o moriamo. E’ il primo che si accende quando ci svegliamo.

 

 

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