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9 maggio 1978 – Peppino Impastato, la morte nel giorno di Aldo Moro

Il 9 maggio di 40 anni fa è ricordato per l’uccisione del politico Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse, un atto terroristico che restò nella storia della cronaca nera del nostro paese. Lo stesso giorno, solo poche ore prima, un altro martire italiano scriveva pagine di storia, come uno dei tanti delitti mafiosi che hanno scosso l’Italia: l’assassinio di Peppino Imastato, attivista e politico siciliano, nato da mafiosi ma subito ribellato a questa condizione, tanto da combatterla e pagando con la vita. Ecco la sua storia.
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« Passeggio per i campi con il cuore sospeso nel sole. »
(Peppino Impastato, Amore non ne avremo)

Peppino Impastato

Giuseppe Impastato, meglio noto come Peppino (Cinisi, 5 gennaio 1948 – Cinisi, 9 maggio 1978), è stato un giornalista e attivista italiano, membro di Democrazia Proletaria e noto per le sue denunce contro le attività di Cosa Nostra, a seguito delle quali fu assassinato il 9 maggio 1978[1].

Biografia

La vita

Marcia della protesta e della pace organizzata da Danilo Dolci(posizionato a sinistra) nel marzo del 1967. Accanto a lui c’è Peppino Impastato.

Peppino Impastato nacque a Cinisi, nella provincia di Palermo, il 5 gennaio 1948, da una famiglia mafiosa: il padre Luigi era stato inviato al confino durante il periodo fascista, lo zio e altri parenti erano mafiosi e il cognato del padre era il capomafia Cesare Manzella, ucciso nel 1963 in un agguato nella sua Alfa Romeo Giulietta imbottita di tritolo.

Il ragazzo rompe presto i rapporti con il padre, che lo caccia di casa, e avvia un’attività politico-culturale antimafia. Nel 1965 fonda il giornalino L’idea socialista e aderisce al PSIUP[2]. Dal 1968 in poi partecipa col ruolo di dirigente alle attività dei gruppi comunisti. Conduce le lotte dei contadini espropriati per la costruzione della terza pista dell’aeroporto di Palermo in territorio di Cinisi, degli edili e dei disoccupati.

Nel 1976 costituisce il gruppo Musica e cultura, che svolge attività culturali (cineforum, musica, teatro, dibattiti, ecc.); nel 1977 fonda Radio Aut, radio libera autofinanziata,[3] con cui denuncia i crimini e gli affari dei mafiosi di Cinisi e Terrasini, in primo luogo del capomafia Gaetano Badalamenti (chiamato «Tano Seduto» da Peppino[4]), che aveva un ruolo di primo piano nei traffici internazionali di droga, attraverso il controllo dell’aeroporto di Punta Raisi. Il programma più seguito era Onda pazza a Mafiopoli, trasmissione satirica in cui Peppino sbeffeggiava mafiosi e politici.

Nel 1978 si candida nella lista di Democrazia Proletaria alle elezioni provinciali, ma non fa in tempo a sapere l’esito delle votazioni perché, dopo vari avvertimenti che aveva ignorato, nel corso della campagna elettorale viene assassinato nella notte tra l’8 e il 9 maggio. Col suo cadavere venne inscenato un attentato, per distruggerne anche l’immagine, in cui la stessa vittima apparisse come suicida, ponendo una carica di tritolo sotto il suo corpo adagiato sui binari della ferrovia. Pochi giorni dopo gli elettori di Cinisi votano ancora il suo nome, riuscendo ad eleggerlo simbolicamente al Consiglio comunale.[5]

L’ultimo comizio di Impastato, il 7 maggio 1978

Stampa, forze dell’ordine e magistratura parlarono di un atto terroristico in cui l’attentatore sarebbe rimasto ucciso, e di suicidio dopo la scoperta di una lettera, che in realtà non rivelava propositi suicidi.[6] Il delitto, avvenuto in piena notte, passò quasi inosservato poiché proprio in quelle stesse ore venne ritrovato il corpo senza vita del presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro in via Caetani a Roma.

L’attività del Centro Impastato, le accuse e le scoperte

La matrice mafiosa del delitto viene individuata grazie all’attività del fratello Giovanni e della madre Felicia Bartolotta (1916 – 2004), che rompono pubblicamente con la parentela mafiosa, da Umberto Santino e dalla moglie Anna Puglisi, grazie anche ai compagni di militanza e del Centro siciliano di documentazione[7] di Palermo che viene fondato a Palermo nel 1977, è intitolato proprio a Giuseppe Impastato dal 1980. Sulla base della documentazione raccolta e delle denunce presentate viene riaperta l’inchiesta giudiziaria.

Il 9 maggio del 1979 il Centro siciliano di documentazione organizza, con Democrazia Proletaria, la prima manifestazione nazionale contro la mafia della storia d’Italia, a cui parteciparono 2000 persone provenienti da tutto il Paese.

Nel maggio del 1984 l’Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo, sulla base delle indicazioni del giudice Consigliere istruttore Rocco Chinnici, che aveva concepito e avviato il lavoro del primo pool antimafia ed era stato assassinato nel luglio del 1983, emette una sentenza, firmata dal Consigliere Istruttore Antonino Caponnetto, sostituto di Chinnici dopo la sua morte, in cui si riconosce la matrice mafiosa del delitto, attribuito però ad ignoti.

Il Centro Impastato pubblica nel 1986 la storia della vita della madre di Giuseppe Impastato, nel volume La mafia in casa mia e il dossier Notissimi ignoti, indicando come mandante del delitto il boss Gaetano Badalamenti, nel frattempo condannato a 45 anni di reclusione per traffico di droga dalla Corte di New York, nel processo alla Pizza connection.

Nel gennaio 1988 il Tribunale di Palermo invia una comunicazione giudiziaria a Badalamenti. Nel maggio del 1992 lo stesso tribunale decide l’archiviazione del caso Impastato, ribadendo la matrice mafiosa del delitto, ma escludendo la possibilità di individuare i colpevoli e ipotizzando la possibile responsabilità dei mafiosi di Cinisi alleati dei corleonesi.

Nel maggio del 1994 il Centro Impastato presenta un’istanza per la riapertura dell’inchiesta, accompagnata da una petizione popolare, chiedendo che venisse interrogato sul delitto Impastato il nuovo collaboratore di giustizia Salvatore Palazzolo, in precedenza affiliato alla mafia di Cinisi. Nel marzo del 1996 la madre, il fratello e il Centro Impastato presentano un esposto in cui chiedono di indagare su episodi non chiariti, riguardanti in particolare il comportamento dei carabinieri subito dopo il delitto.

Nel giugno del 1996, in seguito alle dichiarazioni di Palazzolo, che indica in Gaetano Badalamenti il mandante dell’omicidio assieme al suo vice Vito Palazzolo, l’inchiesta viene formalmente riaperta. Nel novembre del 1997 viene emesso un ordine di cattura per Gaetano Badalamenti, incriminato come mandante del delitto. Il 10 marzo 1999 si svolge l’udienza preliminare del processo contro Vito Palazzolo, mentre la posizione di Badalamenti viene stralciata.

I familiari, il Centro Impastato, Rifondazione comunista, il Comune di Cinisi e l’Ordine dei giornalisti chiedono di costituirsi parte civile e la loro richiesta viene accolta. Il 23 novembre 1999 Gaetano Badalamenti rinuncia all’udienza preliminare e chiede il giudizio immediato.

Nell’udienza del 26 gennaio 2000 la difesa di Vito Palazzolo chiede che si proceda con il rito abbreviato, mentre il processo contro Gaetano Badalamenti si svolgerà con il rito normale e in videoconferenza. Il 4 maggio, nel procedimento contro Palazzolo, e il 21 settembre, nel processo contro Badalamenti, vengono respinte le richieste di costituzione di parte civile del Centro Impastato, di Rifondazione comunista e dell’Ordine dei giornalisti.

Nel 1998 presso la Commissione parlamentare antimafia si è costituito un Comitato sul caso Impastato e il 6 dicembre 2000 è stata approvata una relazione sulle responsabilità di rappresentanti delle istituzioni nel depistaggio delle indagini. Nella commissione si rendono note le posizioni favorevoli all’ipotesi dell’attentato terroristico dei seguenti militari dell’Arma dei Carabinieri: il maggiore Antonio Subranni; il maresciallo Alfonso Travali.[8]

Il 5 marzo 2001 la Corte d’assise ha riconosciuto Vito Palazzolo colpevole e lo ha condannato a trent’anni di reclusione. L’11 aprile 2002 anche Gaetano Badalamenti è stato riconosciuto colpevole e condannato all’ergastolo.

Un aspetto poco noto dell’attività giornalistica di Impastato fu la sua inchiesta sulla strage di Alcamo Marina, in cui vennero uccisi due Carabinieri e della quale furono accusati dai militari comandati da Giuseppe Russo cinque giovani del posto che, si scoprirà poi, furono torturati (e uno di loro forse ucciso in cella) per estorcere false confessioni. La strage era probabilmente legata alla mafia e a elementi dell’Organizzazione Gladio collusi con gli stessi carabinieri.[9] Non si sa cosa l’attivista di Democrazia Proletaria avesse scoperto sulla strage, poiché la cartella con i documenti su Alcamo Marina fu sequestrata dai Carabinieri nella casa della madre Felicia, poco dopo la morte di Peppino, e non fu più restituita a differenza degli altri documenti (come riferito dal fratello Giovanni).[10]

Cinema, musica e teatro

Riproduzione del cartellone di Radio Aut presente nella sede di Terrasini (PA).

« Nato nella terra dei vespri e degli aranci, tra Cinisi e Palermo parlava alla sua radio,
negli occhi si leggeva la voglia di cambiare, la voglia di giustizia che lo portò a lottare,
aveva un cognome ingombrante e rispettato, di certo in quell’ambiente da lui poco onorato,
si sa dove si nasce ma non come si muore e non se un ideale ti porterà dolore. »
(Dalla canzone I cento passi dei Modena City Ramblers)

A Peppino Impastato sono state dedicate diverse iniziative, tra queste:

  • Alla vita di Peppino è dedicato il film I cento passi di Marco Tullio Giordana, con Luigi Lo Cascio nel ruolo di Impastato. Il film è una ricostruzione dell’attività di Peppino, e i “cento passi” che separavano casa sua da quella del boss Tano Badalamenti non sono solo una metafora usata dal regista, ma è effettivamente la distanza presente tra quella che era la casa di Peppino e la casa del boss (il bene è stato confiscato alla mafia e affidato a Giovanni Impastato).
  • I Modena City Ramblers hanno inciso una canzone, omonima al film di Giordana, dedicata anch’essa a Peppino, presente nell’album ¡Viva la vida, muera la muerte!.
  • Kalamu, Insieme ce la faremo, canzone contro la mafia dove viene citato anche Peppino Impastato (dall’album Cultura popolare )
  • Il cantautore siciliano Pippo Pollina ha inciso la canzone Centopassi, ispirandosi alla vita di Peppino Impastato e inserendola nel suo album Racconti Brevi.
  • Nel 2006, il gruppo folk dei Lautari ha musicato una poesia di Peppino, Ciuri di campo. La canzone viene eseguita da Carmen Consoli durante i suoi concerti.
  • Vorrei è una canzone del gruppo dei Luf dedicato a Peppino Impastato.
  • Nel 2008 i Marta sui tubi includono all’interno del loro DVD Nudi e Crudi il brano Negghia (Nebbia), ricavato da una poesia di Peppino Impastato. Il brano è disponibile come download gratuito sul sito ufficiale del gruppo[11].
  • Il gruppo ska punk Talco dedica la canzone Radio Aut, contenuta nell’album Mazel Tov, a Peppino Impastato. L’album successivo della band, La Cretina Commedia è un concept album sulla vita di Peppino.
  • Nel 2008 esce in allegato con il quotidiano il manifesto il doppio cd Amore non ne avremo: 26 canzoni per Peppino Impastato, con la partecipazione dei seguenti artisti: Collettivo musicale Peppino Impastato, Resina, Riccardo Sinigallia, Le Loup Garou, Marta sui tubi, Lautari e Carmen Consoli, 24 Grana, Taberna Milensis, Modena City Ramblers, Zu, Affinità di quarta, Low Fi, One Dimensional Man, Uzeda, CPF, Gang (con la canzone Ricordo d’autunno), Bisca, Marlene Kuntz, Radio Zapata, Amaury Cambuzat con gli Ulan Bator, Lalli, Stefano Giaccone, Libera Velo, Marina Rei, Perturbazione, Yo Yo Mundi[12].
  • Nel 2013 esce il documentario “La Voce di Impastato” del registra friulano Ivan Vadori[13].

Principali iniziative legate al ricordo di Peppino Impastato

  • Nella città di Torino un giardino pubblico è stato dedicato a Peppino.[14][15][16]
  • L’8 maggio 1998, nel ventennale della sua scomparsa, l’Università degli Studi di Palermo gli ha conferito la laurea honoris causa in Filosofia alla memoria.
  • Nella città di Quartu Sant’Elena (CA) è stata intitolata una via a Giuseppe Impastato.
  • Dal maggio 2002 si svolge a Cinisi il Forum Sociale Antimafia Felicia e Peppino Impastato; il forum è diventato negli anni un luogo di incontro e di confronto legato alle tematiche dell’antimafia sociale, dell’antifascismo, dei movimenti di lotta territoriali e internazionali. Il forum del 2002 ha visto l’incontro storico tra la mamma di Carlo Giuliani (Heidi) e Felicia Impastato (madre di Peppino), definita dall’A.N.P.I. partigiana antimafia.[17] A dare vita al Forum Sociale furono la famiglia Impastato, l’Associazione Peppino Impastato, il Centro di Documentazione Antimafia Giuseppe Impastato e l’Associazione Radio Aut.
  • Il 9 settembre 2009 il nuovo sindaco leghista di Ponteranica (BG), Cristiano Simone Aldegani fece rimuovere la targa commemorativa dalla biblioteca comunale, dedicata un anno e mezzo prima a Peppino Impastato, scatenando molte polemiche.[18] A seguito di questa decisione un gruppo di ragazze e ragazzi hanno inaugurato a Bergamo la Biblioteca Popolare Peppino Impastato.[19] Tuttavia, a meno di due mesi dall’accaduto, la decisione del sindaco bergamasco aveva già indotto il Sindaco e la Giunta di Spilamberto (MO) a decidere di intitolare alla memoria di Peppino Impastato la Biblioteca Comunale, con inaugurazione avvenuta il 31 ottobre 2009.
  • Il 31 gennaio 2010 a Manfredonia alla presenza delle autorità civili locali, del presidente della Regione Puglia Nichi Vendola e del cantautore Roberto Vecchioni è stato inaugurato il Laboratorio Urbano Culturale (LUC), centro di aggregazione giovanile, intitolato a Peppino Impastato grazie ad una petizione nata su Facebook.
  • Il 10 marzo 2010, il Partito della Rifondazione Comunista di Taranto ha inaugurato un circolo intitolato a Peppino Impastato, alla presenza di Giovanni Impastato. In seguito, poi, ad un’iniziativa dello stesso circolo, il Comune di Taranto ha intitolato una via a Peppino Impastato, ubicata al quartiere “Paolo VI” dinanzi all’ingresso degli uffici della Corte di Appello, proprio a voler ricordare il sacrificio di Peppino in nome della giustizia.
  • Il 20 aprile 2010 a Perugia, in occasione del Festival Internazionale del Giornalismo, presso i giardini del Pincetto, è stato piantato un ulivo e posta una targa in memoria di Peppino Impastato e dei giornalisti uccisi per mano della mafia.[20][21]
  • Il 15 maggio 2010 la chiave della casa di Gaetano Badalamenti, sita in corso Umberto, è stata consegnata al sindaco di Cinisi. Al termine del corteo per ricordare il 32º anniversario della morte di Peppino Impastato, il sindaco ha consegnato ufficialmente la chiave dell’immobile all’Associazione Culturale Peppino Impastato di Cinisi.[22]
  • Il 19 marzo 2011, il comune di Velletri, in provincia di Roma, ha intitolato a Peppino Impastato un grande largo cittadino alla presenza del fratello Giovanni.[23]
  • Il 5 luglio 2011 il comune di Verbicaro, in provincia di Cosenza, ha intitolato il Centro di Educazione Ambientale a Peppino Impastato, alla presenza di Giovanni Impastato.
  • Il 21 marzo 2011, a seguito di una petizione popolare partita da diversi giovani del paese, ad Agira, in provincia di Enna, l’aula consiliare viene intitolata a Peppino Impastato.
  • Nel settembre del 2011 il Comune di Collegno (Torino) ha dedicato i giardini di Via De Amicis a Peppino Impastato, inaugurando un nuovo monumento a lui dedicato realizzato dalla scultrice Luciana Penna. Nel 2016 la scuola primaria Matteotti di Collegno ha adottato il monumento nell’ambito del progetto nazionale Adotta un monumento, sezione del Comune di Torino.
  • Il 7 dicembre 2012 la casa di Peppino Impastato è stata riconosciuta bene culturale come “testimonianza della storia collettiva e per la sua valenza simbolica di esempio di civiltà e di lotta alla mafia”.[24]
  • Ad aprile 2012 il circolo SEL di Ceglie Messapica ha intitolato la propria sede a Peppino Impastato.
  • Il 1º marzo 2017 ad Acireale viene dedicata “Piazza Cappuccini” a Peppino Impastato.
  • L’8 aprile 2017, a Roma, l’I.C. Nuova Ponte di Nona viene intitolato a “Peppino Impastato”.
  • Il 6 maggio 2017, a seguito di una raccolta firme partita da Rosario Miccichè e che ha visto il seguito di molti concittadini[25], a Legnano, in provincia di Milano, il parco pubblico compreso fra via Risorgimento e via Pasteur viene intitolato a Peppino Impastato. La notte prima dell’inaugurazione la targa ha subito un grave atto vandalico che è stato prontamente pulito e sistemato dall’ideatore dell’intitolazione per permettere la buona riuscita della cerimonia la mattina seguente.[26]
  • L’11 novembre 2017 viene intitolata a Impastato la biblioteca comunale di Monte San Pietro [27]
  • Il 17 giugno 2017 a Cinisi, si tiene la cerimonia di premiazione del “Concorso Letterario Nazionale ‘Artisti’ per Peppino Impastato”, indetto dall’associazione ONLUS “La Piccola Orchestra” di Rosate (Milano).[28]
Informazioni su diego80 (2310 Articoli)
Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus
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