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Ti racconto un libro : le otto montagne.

Ti racconto un libro :

Leggere è uno svago, un divertimento e poi, nel tempo, può diventare una forma di rilassamento, di liberazione. Ci sono libri che rimangono per sempre dentro di noi, diventano parte del nostro bagaglio culturale ed emotivo. Nessun libro è migliore di un altro, ma esistono semplicemente libri che sanno trasmettere qualche cosa in più. Sono diversi da tutti gli altri che hai letto, li senti emozionanti e ricchi di significato e di emozioni.

Questo non sempre dipende dal libro, ma dipende soprattutto da noi, dal nostro stato d’animo, dal periodo che stiamo vivendo in quel momento, dalle nostre emozioni e sensazioni. Quando tutte queste cose si accomunano ad un libro il risultato sarà un misto di ricordi ed emozioni che riescono ad essere vivi nel corso del tempo, che riusciranno sempre a strapparti un sorriso, che ti faranno imparare qualcosa sempre, ma soprattutto di faranno sempre insegnare qualcosa agli altri.

Dedichiamo questa nuova rubrica a tutti quelli che si ritrovano in quanto detto sopra. Anzi li invitiamo a “raccontarci” i loro libri preferiti. Non vogliamo necessariamente una recensione tecnica, ma il racconto personale di quel libro. Il perchè lì ha colpiti, cosa è rimasto loro di quelle pagine. Scriveteci a info@vbtv.it

Oggi Maria ci racconta il suo libro :  Le otto montagne

 

LE OTTO MONTAGNE ( Paolo Cognetti)

Le Otto Montagne di Paolo Cognetti non è un libro impegnativo, né il migliore che io abbia mai letto, però è il libro in cui mi sono ritrovata maggiormente tra quelli che ho incontrato negli ultimi anni.

È stato il compagno di qualche giorno d’estate, uno di quei libri che rappresentano un pensiero positivo verso cui tendere durante la giornata, il premio finale che ti concederai la sera, perché ti fanno pregustare il momento in cui, terminate le incombenze quotidiane, ti puoi sedere sulle pietre ancora calde di sole, con un cuscino dietro la schiena e viaggiare … Anzi… camminare, perché Le Otto Montagne è un libro sulla montagna, per la montagna, con la montagna, è un libro di legami tra esseri umani e tra gli esseri umani e la montagna, che, dal mio punto di vista è la vera protagonista dell’opera.

Il narratore è Pietro, che racconta della sua vita e della sua famiglia, dedicando la maggior parte delle pagine ai loro soggiorni estivi nel paese di Grana, ai piedi del Monte Rosa.

Pietro racconta di suo padre e del suo rapporto con lui, ci parla di sua madre e del suo lavoro, della loro casa in affitto nel paesino di Grana che lei, con cura e amore, trasforma in un luogo accogliente, caldo e ricco di dettagli rappresentativi della loro famiglia; pagina dopo pagina, l’autore delinea un quadro familiare che è solo apparentemente statico, poiché lentamente e in sordina evolve.

Pietro è un bambino quando la sua famiglia inizia a trascorrere le vacanze estive a Grana ed è proprio in questo paesino che incontra una delle persone più importanti della sua vita: Bruno, un ragazzino del posto che ha la sua stessa età e che si occupa del pascolo delle mucche. L’ amicizia tra i due diventa, estate dopo estate, sempre più profonda e li porta a trascorrere la maggior parte delle giornate l’uno in compagnia dell’altro, nei pascoli, nei boschi, alla scoperta dei luoghi più suggestivi delle montagne che circondano il paesino.

Pietro e Bruno crescono e, con loro cresce il legame profondo che li unisce e che lega Bruno ai genitori di Pietro.

Le Otto Montagne è la storia di un’ amicizia e del profondo e tormentato rapporto tra padre e figlio ma, per me, è stato soprattutto un libro sulla montagna e sui modi diversi e infiniti con cui ci si può rapportare ad essa: c’è il modo del padre di Pietro, ad esempio, per cui ogni escursione è una gara con gli altri e con se stesso, una corsa verso la vetta, senza soste, senza aspettare chi lo accompagna: “Occorreva avere buona gamba per rendersi desiderabili ai suoi occhi”.

Poi c’è il modo della madre di Pietro che preferisce quote inferiori e si ferma a 1500 m per “sedersi nei prati, o immergere i piedi in un torrente, o riconoscere i nomi delle erbe e dei fiori”.

E c’è il modo di Pietro naturalmente, che lui stesso scopre pian piano, nel corso degli anni della sua vita, un modo che nasce sia dal confronto col padre che dalla sua esperienza diretta e dal suo divenire come uomo.

Le Otto Montagne per me è stata un’escursione vera e propria. Mi sono immersa in quelle pagine ricche di immagini di paesaggi montani, di pascoli d’ alta quota, di sentieri che salgono verso la vetta a tratti ripidi a tratti più dolci… ho camminato con i personaggi lungo le rive dei torrenti appena nati dai ghiacciai e sui cigli dei crepacci, ho toccato con le loro mani l’acqua gelida del laghetto a 2000 m, vicino al quale Pietro ha costruito la sua baita, ho visto tramontare il sole dietro le cime e ho sentito il boato agghiacciante di una valanga.

Ho amato questo libro perché è l’espressione del mio amore per la montagna e per tutto ciò che ad essa è legato.

Non leggo quasi mai senza una matita alla mano, perché mi piace sottolineare le frasi o le espressioni che più mi colpiscono, vorrei quindi chiudere riportando una di queste parti sottolineate, quella che, a mio parere, rappresenta il libro stesso:

Se il punto in cui ti immergi in un fiume è il presente, pensai, allora il passato è l’acqua che ti ha superato, quella che va verso il basso e dove non c’è più niente per te, mentre il futuro è l’acqua che scende dall’ alto, portando pericoli e sorprese. Il passato è a valle, il futuro è a monte […] Qualunque cosa sia il destino, abita nelle montagne che abbiamo sopra la testa” (da Le Otto Montagne di Paolo Cognetti).

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