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Grandi uomini della Bergamasca: Cardinal teologo Angelo Mai, da Schilpario

Uno dei più grandi cardinali italiani dell’>ottocento era bergamasco. Angelo Mai, a cui poi è stata intitolata la Libreria Civica del capoluogo, presso Piazza Vecchia, veniva dalla Val di Scalve, ovvero da Schilpario. Ripercorriamone la sua storia.

Angelo Mai (Schilpario, 7 marzo 1782 – Castel Gandolfo, 9 settembre 1854) è stato un cardinale, teologo e filologo italiano.

 

Biografia

Tra il 1815 e il 1819 rinvenne l’epistolario dello scrittore latino Marco Cornelio Frontone, opera indispensabile per conoscere meglio la vita imperiale e privata di imperatori quali Marco Aurelio, Lucio Vero ed Antonino Pio. Scoprì, nel dicembre del 1819, ampi frammenti di una delle più importanti opere politiche di Marco Tullio Cicerone: il De re publica. La scoperta avvenne in un manoscritto palinsestobobbiese (Vat. Lat. 5757) che riportava il Commenti ai Salmi di Sant’Agostino (scritto nel VII secolo). Mai si aiutò con reagenti chimici a base di tannini ( ad esempio l’acido gallico) che gli permisero di portare alla luce ampie parti dell’opera ciceroniana (I-V libro).

Nel 1821, in maniera analoga, scoprì i cosiddetti Vaticana Fragmenta che contengono passi dei giuristi Paolo, Papiniano, Ulpiano e passi di costituzioni imperiali, in particolar modo di Diocleziano.

Nel 1815 scoprì la più importante delle orazioni di Iseo (Περὶ τοῦ Κλεωνύμου κλήρου, “Per l’eredità di Cleonimo”).

Angelo Mai è una figura fondamentale anche per lo studio degli Apocrifi dell’Antico Testamento. Attorno al 1820 acquisì per la Biblioteca Vaticana un manoscritto del testo etiopico del Libro di Enoch proveniente dalla Biblioteca del Card. Leonardo Antonelli, rendendolo per la prima volta disponibile alla ricerca internazionale. Nel 1844 pubblicò anche dei frammenti greci inediti dello stesso Libro di Enoch, da lui scoperti alla Biblioteca Vaticana in una nota ai margini di un manoscritto dell’XI secolo.[1]

Nel 1837 fu creato cardinale da papa Gregorio XVI anche in virtù delle sue scoperte in campo filologico.

Venne sepolto nel transetto sinistro della Basilica di Sant’Anastasia al Palatino, in una tomba monumentale ad opera dello scultore neoclassico Giovanni Maria Benzoni.

L’ode di Leopardi

Nel gennaio del 1820, appena un mese dopo che Mai ebbe scoperto alcuni frammenti del terzo, quarto e quinto libro del “De re publica” di Cicerone, Giacomo Leopardi gli dedicò una notissima canzone, intitolata «Ad Angelo Mai».

Tra i due, sin dal 1816, era in corso un dialogo epistolare, composto da lettere piene di lodi del Mai verso l’erudizione del giovane Leopardi. Durante il soggiorno di Giacomo a Roma, nell’inverno 1822-1823, i due si conobbero di persona. L’incontro, tuttavia, non fece un’impressione molto positiva in Leopardi. Il Mai infatti, che nel frattempo era stato nominato primo custode della Biblioteca Vaticana, apparve un troppo fine “politico” che, come dice Giacomo in una lettera del 9 dicembre 1822 al padre: “è gentilissimo con tutti, compiacentissimo in parole, politico in fatti; mostra di voler soddisfare a ciascuno, e fa in ultimo il suo comodo”.

Curiosità

  • La biblioteca civica di Bergamo ne porta il nome, così come quella del Seminario Vescovile di Orvieto (oggi sede succursale della diocesana di Todi) dove studiò in gioventù, mentre la casa di riposo per anziani del comune di Darfo Boario Terme in Val Camonica che ne ha il nome, facendo riferimento ad un Angelo Mai fu Fermo, benefattore di Schilpario, è dedicata non a lui ma ad un suo omonimo.
  • A Roma si trova inoltre un centro culturale che porta il nome dell’illustre letterato.

Biblioteca civica Angelo Mai

La Biblioteca civica Angelo Mai di Bergamo è la principale istituzione di conservazione storica del circuito bibliotecario di Bergamo.

Ha la propria sede nel Palazzo Nuovo di Città Alta, che in posizione contrapposta al Palazzo della Ragione chiude, a nord-est, Piazza Vecchia.

Nasce tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70 del secolo XVIII quando fu messo a disposizione della cittadinanza il lascito librario che il cardinale Alessandro Giuseppe Furietti aveva fatto alla città. La sua prima collocazione fu in un locale del Palazzo Nuovoche ospitava il Comune. Trasferita nel 1797 presso la canonica del Duomo, dal 1843 trova sede nel Palazzo della Ragione fino a quando, nel 1928, ritorna nella sede originaria, occupando ora l’intero palazzo.

Dall’epoca dell’apertura il suo patrimonio librario è andato crescendo in maniera esponenziale, sia attraverso donazioni sia attraverso acquisizioni, fino a raggiungere l’attuale numero di circa 700000 volumi, 11000 periodici, circa 2150 incunaboli, oltre 12000 cinquecentine, un numero rilevante di stampe, autografi, manoscritti, fotografie, beni artistici e altri reperti specialistici che ne fanno una delle più importanti biblioteche storiche d’Italia.

Il catalogo delle opere può essere consultato direttamente in situ e, per le opere acquisite dopo il 1976 e per quelle pregresse oggetto di ricatalogazione, via internet tramite l’OPAC regionale.

Palazzo Nuovo

Giovannino de’ Grassi, disegno di un cervo da un libro di modelli (1380-1390)

Il Palazzo Nuovo di Bergamo è opera dell’architetto Vincenzo Scamozzi[1], (Vicenza, 1548 o 1552 – Venezia, 1616), mentre il loggiato d’ingresso, che ne alleggerisce la facciata, fu disegnato dall’architetto Andrea Ceresola, detto il Vannone, a cui si deve anche la ricostruzione del Palazzo Ducale di Genova.

La costruzione del palazzo iniziò nei primi anni del XVII secolo e dopo un percorso secolare fu ultimata nel 1958 con l’inserimento di sei statue, opere di Tobia Vescovi, sulle trabeazioni del secondo, quinto e ottavo finestrone della facciata.

La facciata è opera dell’architetto Ernesto Pirovano (1866-1934), che la completò nel 1928 seguendo il progetto dello Scamozzi.

Ricoperta di marmo bianco di Zandobbio, dall’aspetto elegante e leggero nel suo rigore neoclassico, si inserisce nella Piazza Vecchia dominata dal Palazzo della Ragione e dalla Torre Suardi, il Campanone, in un gioco composito di stili architettonici diversi.

Il complesso degli edifici racchiude lo spazio della piazza vera e propria, ingentilita dalla fontana Contarini[2], mentre, attraverso il loggiato del Palazzo della Ragione, si intravede in secondo piano, come dietro una quinta teatrale, la cinquecentesca Cappella Colleoni.

Dal 1928 Palazzo Nuovo è sede della civica biblioteca con cui si identifica.

Sistema bibliotecario

La Angelo Mai è la più antica e importante biblioteca del sistema bibliotecario comunale di Bergamo, suddiviso, quest’ultimo, in biblioteche centrali e periferiche:

Biblioteche centrali
Angelo Mai
A. Tiraboschi
Biblioteche circoscrizionali
B. Ambiveri
C. Caversazzi
Città Alta
Colognola
Loreto
L. Pelandi
Valtesse

Informazioni su diego80 (2317 Articoli)
Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus
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