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I 50 anni di Paolo Maldini- Miti senza tempo

Da anni è fuori dal mondo del calcio, una delle ultime bandiere rimaste. Una vita spesa al Milan, sin dalle govanili, dal 1978 al 2009, vincendo tutto quello che c’era da vincere. Una carriera inimitabile, che parla chiaro: sette scudetti, 5 Champions League/Coppe dei Campioni, una coppa Italia, 5 supercoppe italiane ed altrettante europee, 2 Coppe Intercontinentali ed un mondiale per Club, 902 partite giocate col Milan, di cui 647 in serie A, disputando 25 stagioni con i rossoneri. Paolo Maldini compie oggi 50  anni, mezza vita passata a sollevare trofei ed insegnare calcio. Il Milan è una delle due squadre della sua carriera, l’altra è quella della Nazionale, vestita dal 31 marzo 1988 al 18 giugno 2002, lasciando in quel nefasto pomeriggio coreano al mondiale, dopo aver giocato ben 2.216 minuti nei quattro mondiali giocati. Dopo aver appeso le scarpette al chiodo quel 24 maggio 2009, dopo una partita interna persa con la Roma per 3-2, Maldini è rimasto fuori dai progetti societari del club rossonero, come invece aveva incluso altre bandiere come Baresi e Tassotti. Leggiamo la sua leggenda su wiki.

Figlio di Cesare e difensore di statura mondiale, annoverato fra i migliori nella storia del calcio,[3][4][5][6][7]nel corso della sua carriera, durata 25 anni, ha vestito solo la maglia del Milan, con cui ha vinto 26 trofei: 7 scudetti, 1 Coppa Italia, 5 Supercoppe italiane, 5 Champions League (con il record di 8 finali giocate, a pari merito con Francisco Gento), 5 Supercoppe europee, 2 Coppe Intercontinentali e 1 Coppa del mondo per club FIFA.[8] Si è ritirato dall’attività agonistica al termine della stagione 2008-2009.

Dal 1988 al 2002 ha militato nella Nazionale italiana, della quale è stato capitano per otto anni, diventando vicecampione del Mondo nel 1994 e vicecampione d’Europa nel 2000. Con la maglia azzurra ha stabilito i record di presenze totali (126)[9] e da capitano (74), poi battuti da Fabio Cannavaro rispettivamente nel 2009 e nel 2010. Possiede il record di presenze in Serie A (647[10]), è secondo nelle competizioni UEFA per club (174,[11][12] dietro Iker Casillas) ed è il giocatore con più presenze con la maglia del Milan (902[8]). È inoltre giunto terzo nella classifica del Pallone d’oro del 1994 e in quella del 2003[13] ed è stato inserito nella FIFA 100, la lista dei 125 migliori calciatori redatta in occasione del centenario della FIFA, e nel 2002 nel FIFA World Cup Dream Team,[14] selezione formata dai migliori undici giocatori della storia dei Mondiali. È stato inoltre inserito nella “squadra ideale del decennio” dal Sun nel 2009,[15] nel miglior 11 di tutti i tempi da World Soccer nel 2013[16] e, dal 13 dicembre 2012, fa parte della Hall of Fame del calcio italiano.[17] Rientra inoltre nella ristretta cerchia dei calciatori con almeno 1000 presenze in carriera ed è l’unico italiano insieme a Gianluigi Buffon a farne parte.

Quarto dei sei figli di Cesare Maldini (1932-2016) e Marisa Mazzucchelli (1939-2016),[19] si è sposato il 14 dicembre 1994 con l’ex modella venezuelana Adriana Fossa[20] a Villa Borromeo (Cassano d’Adda).[21][22] La coppia ha due figli: Christian (nato il 14 giugno 1996)[23] e Daniel (nato l’11 ottobre 2001),[20] il primo militante nel Racing Fondi,[24] il secondo nel settore giovanile del Milan.[25]

Ha origini slovene.[

Carriera

« In 23 anni di carriera non si è mai allontanato da un senso della morale, del dovere, della fedeltà e dell’etica che ne fanno una delle icone del calcio. »
(L’Équipe nel 2007[37])

Club

Gli esordi e l’approdo al professionismo (1978-1987)

Maldini all’esordio nel Milan e in Serie A, il 20 gennaio 1985 contro l’Udinese al Friuli

Paolo Maldini ha legato la sua intera carriera al Milan, squadra della sua città natale, in cui ha militato dal suo provino del settembre 1978.[38]

Il 20 gennaio 1985, ancora sedicenne, viene convocato per la prima volta in prima squadra nella trasferta in casa dell’Udinese, per l’assenza di Mauro Tassotti. Maldini, con la maglia numero 14, si siede in panchina senza immaginare di esordire subito; e invece, a causa dell’infortunio di Sergio Battistini, nella ripresa Maldini viene mandato in campo dall’allenatore Nils Liedholm.[39] Maldini gioca come terzino destro, suo ruolo naturale, disputa una buona gara e contribuisce al pareggio rossonero.[40] Liedholm, a fine partita, ammette che «Paolo ha un grande avvenire».[40]

Maldini in marcatura sull’interista Alessandro Altobelli un derby di Milanonella stagione 1985-1986

All’inizio della stagione successiva Maldini è già una promessa del calcio italiano e diventa titolare del Milan di Liedholm,[41] «un allenatore perfetto per un ragazzo di 16 anni che si portava dietro un cognome importante».[42] A partire da questa stagione viene schierato come terzino sinistro, ruolo con cui può sfruttare al meglio le sue doti atletiche.[41] Il 4 gennaio 1987 realizza il primo dei suoi 29 gol in Serie A in Como-Milan (0-1).[43]

L’era Sacchi (1987-1991)

Il palmarès di Maldini inizia ad arricchirsi a partire dal 1987, primo anno di Arrigo Sacchi sulla panchina rossonera. Nell’annata 1987-1988 il Milan conquista lo scudetto, mentre l’anno successivo si impone in Europa, conquistando, il 24 maggio 1989, la Coppa dei Campioni contro la Steaua Bucarest. Sono queste le prime gesta degli Immortali di Arrigo Sacchi, la squadra di club più forte di tutti i tempi secondo la rivista World Soccer.[44] Maldini, titolare inamovibile di quella rosa, è il più giovane della difesa formata da Franco Baresi, Mauro Tassotti, Filippo Galli e Billy Costacurta.[41]

Nel 1988 il Milan vince la prima edizione della Supercoppa italiana, poi, in virtù della vittoria in Coppa dei Campioni, inizia la stagione 1989-1990 partecipando alla Supercoppa UEFA e alla Coppa Intercontinentale, entrambe vinte dai rossoneri. Infine, nel 1990, il Milan conquista la sua seconda Coppa dei Campioni consecutiva battendo il Benfica al Prater di Vienna.[45][46] Nel marzo 1991 il Milan viene squalificato per un anno dalle competizioni europee[47] e perde a tavolino la sfida in Coppa dei Campioni contro l’Olympique Marsiglia per essersi rifiutato di continuare la gara dopo il momentaneo spegnimento dei riflettori dello Stade Vélodrome.[48] Finisce così l’era degli Immortali di Arrigo Sacchi, sostituito da Fabio Capello.

L’era Capello (1991-1996)

Franco Baresi e Maldini con la Supercoppa italiana 1992 appena vinta dal Milan; nel 1997 Maldini erediterà da Baresi i gradi di capitano dei rossoneri

 

Nonostante la transizione vissuta dal Milan, Maldini continua a trovare continuità d’impiego e un rendimento di alto profilo, contribuendo alla vittoria dello scudetto nell’annata 1991-1992. L’anno seguente il Milan vince subito la Supercoppa italiana,[49] poi bissa il successo in campionato[50] e approda in finale di Champions League contro l’Olympique Marsiglia. In finale, mentre la difesa rossonera è impenetrabile, l’attacco fatica a trovare la via del gol. Nei minuti finali del primo tempo Abedi Pelé entra in area avversaria e Maldini gli fa carambolare il pallone addosso, conquistando la rimessa dal fondo; l’arbitro Kurt Röthlisberger, tuttavia, concede erroneamente il calcio d’angolo che porterà alla rete di Boli per l’1-0 finale.[51] In questa stagione, Maldini ha segnato il suo primo gol europeo, il 21 ottobre 1992 in Slovan Bratislava-Milan (0-1).

Nella stagione 1993-1994, il Milan propone un rendimento sulla falsariga della precedente, conquistando sia la Supercoppa italiana a Washington[52] che lo scudetto, il terzo consecutivo.[53] Il 18 maggio 1994 va in scena la finale di Champions League contro il Barcellona ad Atene. Prima di scendere in campo, sulla carta il Barcellona godeva d’un leggero favore nei pronostici. Ciò era dettato più che altro dalle assenze di Baresi e Costacurta, la coppia centrale difensiva del Milan. Capello si vede costretto a schierare al centro della difesa proprio Maldini, in coppia con Filippo Galli. L’esperimento riesce perfettamente e Maldini gioca una gara eccellente, contribuendo al successo dei rossoneri per 4-0 sui blaugrana.[54][55] A fine stagione, Maldini viene insignito con il titolo di “giocatore dell’anno” per la rivista World Soccernel 1994 e si classifica terzo classificato (primo dei difensori) nel Pallone d’oro dello stesso anno.

Maldini ferma in scivolata il doriano Roberto Mancini nella sfida di campionato del 7 gennaio 1996

 

La stagione 1994-1995 inizia con la vittoria della Supercoppa italiana[56], ma si conclude amaramente per i rossoneri. Dopo tre anni, infatti, il Milan deve rinunciare presto alla lotta per lo scudetto (a fine stagione si classifica solo quarto)[57] e, il 24 maggio 1995, perde la finale di Champions League contro l’Ajax per 1-0. Nel 1996, il Milan riconquista lo scudetto.[58]

Gli anni di transizione e il primo scudetto da capitano (1996-2001)

Seguiranno anni difficili sia per i rossoneri che per lo stesso Maldini. Capello lascia il posto a Sacchi per la stagione 1996-1997, in cui il Milan si classifica 11º in campionato, e ritorna alla guida dei rossoneri per l’annata successiva, chiusa in 10ª posizione. Il difensore cambia continuamente ruolo e, complici anche alcune ricadute, non esprime il meglio di sé in campo.[41]

Dalla stagione 1997-1998 è il capitano del Milan, avendo ereditato la fascia da Franco Baresi, al termine della sua carriera. Lo stesso passaggio di testimone era già avvenuto nel 1994 nella Nazionale italiana, quando Baresi aveva lasciato al terzino la fascia di capitano dopo il mondiale statunitense. «Il mio sarà un impegno di grande responsabilità, soprattutto quest’anno perché ci sono tanti giocatori nuovi. Sono comunque felice, ho avuto un grande maestro per 10 anni. Spero di avere preso da Franco qualcuna delle sue doti», commenta il neo promosso capitano del Milan.[59]

Nel 1999, guidato da Alberto Zaccheroni, il Milan riconquista lo scudetto, il primo da capitano per il difensore rossonero.[60] Seguiranno due stagioni concluse rispettivamente al 3º al 6º posto.

L’era Ancelotti (2001-2009)

Maldini alza la UEFA Champions League 2002-2003 vinta dai rossoneri in finale contro i rivali della Juventus

 

Gli anni duemila segnano una svolta per la carriera di Maldini e per il Milan, soprattutto grazie agli arrivi dell’allenatore Carlo Ancelotti e del difensore Alessandro Nesta. Con Nesta, Maldini forma una coppia difensiva ben assortita e che per anni difenderà la porta rossonera. Alla 28ª giornata del campionato 2002-2003, nel derby Inter-Milan, Maldini è stato sostituito per una frattura al setto nasale dopo la gomitata involontaria da parte di Christian Vieri.[61] Nelle partite successive al derby, Maldini ha indossato per circa un mese una maschera facciale protettiva.[62] Il 28 maggio 2003, all’Old Trafford di Manchester, ha sollevato la UEFA Champions League a 40 anni esatti di distanza dal giorno in cui proprio suo padre Cesare si laureò campione d’Europa, anch’egli come capitano del Milan e anch’egli in Inghilterra (a Londra). Quel trofeo è stato inoltre il primo trofeo materialmente sollevato da Paolo Maldini in qualità di capitano.[63][64] A questo trofeo è poi seguita la vittoria della Coppa Italia, ottenuta battendo in finale la Roma. Nella stagione stagione 2003-2004, il Milan conquista il suo 17º Scudetto e nell’aprile 2004 Maldini è risultato 10º nell’UEFA Golden Jubilee Poll, un sondaggio online condotto dalla UEFA per celebrare i migliori calciatori d’Europa dei cinquant’anni precedenti, e secondo calciatore italiano dopo Dino Zoff.[65][66]

L’annata 2004-2005 ha visto il Milan vincitore in Supercoppa italiana e finalista in Champions League contro il Liverpool.[67] Al 1º minuto di gioco è proprio Maldini ad aprire le marcature della partita, realizzando il gol più veloce in una finale di Champions League e diventando il marcatore più anziano ad aver segnato nella finale di questa competizione.[68] Il Milan fissa il 3-0 grazie alla doppietta di Crespo, ma nel secondo tempo è il Liverpool a fare la partita, raggiungendo i rossoneri sul 3-3 e vincendo la gara ai rigori.[69] Il 25 settembre 2005 supera il primato di Zoff, giocando per la 571ª volta in Campionato[70]: la settimana seguente segna, contro la Reggina, l’unica doppietta della propria carriera.[71] La stagione 2006-2007, il Milan si classifica quarto in campionato e raggiunge la finale di Champions League il 23 maggio, ancora opposti al Liverpool, come nel 2005. A differenza della finale di Istanbul di due anni prima, questa volta a vincere è il Milan, che si riprende la rivincita battendo per 2-1 gli inglesi al termine di una partita caratterizzata dalla doppietta di Inzaghi cui segue, nel finale, il gol del Liverpool con Dirk Kuijt, che non impedisce al capitano Maldini di sollevare nuovamente, a quattro anni di distanza, la sua quinta Coppa dei Campioni, la settima e la quinta in diciannove anni, per il club di via Turati.[72][73] Insieme a Francisco Gento, Maldini è l’unico calciatore ad aver disputato 8 finali della Coppa dei Campioni/Champions League vincendone 5 (contro le 6 di Gento).[74]

Il rapporto con la Curva Sud
Maldini non ha mai legato con i tifosi della Sud. Il capitano rossonero si è sempre rifiutato di partecipare alle riunioni e di presentarsi alle feste degli ultrà, e ha sempre criticato gli atteggiamenti violenti della tifoseria. L’inizio di questi dissidi coincide con il giorno successivo alla sconfitta di Istanbul contro il Liverpool. Maldini sembrerebbe essersi rifiutato di rispondere adeguatamente alle domande degli ultrà sul perché di quella sconfitta e, secondo alcune fonti, avrebbe chiamato “poveri pezzenti” un gruppo di tifosi che lo contestavano. A questo brutto episodio segue il dito davanti alla bocca dopo l’eliminazione dalla Coppa UEFA per mano del Werder Brema nel 2009 in risposta ai fischi della tifoseria.[75]

I dissidi tra Maldini e gli ultras sono poi culminati nella partita d’addio al calcio del capitano rossonero. In questa occasione, un gruppo di tifosi ha contestato Maldini con due striscioni e invocando con coro il nome di Franco Baresi. Dopo quella contestazione, Maldini commentò così: «Non è stato un momento facile ed è stato tra l’altro inaspettato. C’erano settantamila spettatori quel giorno, ma ricordiamo solo quella piccola frangia di tifosi. Sono una persona pensante, ho detto le cose come stavano. Con il tempo ho capito che quello è stato un successo perché ha marcato una linea ancora più grossa tra me e quel tipo di calcio, non penso che quello sia il futuro dello sport».[76]

Il 16 dicembre 2007, aggiudicandosi la Coppa del mondo per club dopo che il Milan ha battuto in finale il Boca Juniors, ha conquistato il 26º trofeo della sua carriera, il 13º in ambito internazionale. È stato inoltre il primo capitano di una formazione del vecchio continente ad alzare questo trofeo. Il 16 febbraio 2008, nella gara contro il Parma al Tardini, entrando in campo a partita iniziata al posto di Jankulovski ha raggiunto così il traguardo delle 1.000 partite da professionista,[43][77] di cui 861 con il Milan, 12 con l’Under-21, 1 con l’Olimpica e 126 con la Nazionale maggiore.[78] In campo europeo solo Peter Shilton, portiere inglese, ha totalizzato più presenze, 1.390 tra il 1966 e il 1997. Ha giocato la sua ultima partita in Champions League il 4 marzo 2008 a San Siro contro l’Arsenal nella sconfitta interna per 2 a 0 che ha sancito l’eliminazione del Milan dalla Champions League 2007-2008 agli ottavi di finale.

Il ritiro

In occasione di Catania-Milan del 13 maggio 2007 (1-1), Maldini tocca la storica soglia delle 600 partite in Serie A.[79][80] Il 16 maggio 2009 ha disputato la 900ª partita ufficiale in maglia rossonera,[43]scendendo in campo contro l’Udinese al Friuli, lo stesso stadio dove nel 1985 aveva esordito in Serie A[81][82] e, nel 2005, aveva festeggiato i 20 anni da calciatore professionista.[83]

Maldini con al braccio la fascia di capitano del Milan nel 2008

 

Il 24 maggio 2009, Maldini ha giocato per l’ultima volta a San Siro nella sconfitta subita dalla sua squadra per 3-2 contro la Roma. La cerimonia d’addio si è svolta con la consegna ai tifosi di album di figurine e di una sciarpa commemorativa. Inoltre la squadra rossonera ha indossato per l’occasione la nuova divisa 2009-2010 con una patch commemorativa che raffigurava il volto di Maldini e la frase “Tre Solo per Te”.[84][85] Durante il giro di campo finale (pur nel contesto di uno stadio con quasi 80.000 spettatori che si sono alzati in piedi ad applaudirlo, compresi i tifosi ospiti della Roma) il difensore è stato contestato da un settore di tifosi organizzati della Curva Sud: questi hanno intonato cori a favore di Franco Baresi ed esposto alcuni striscioni polemici verso Maldini, in relazione ad alcune considerazioni del capitano milanista sul tifo organizzato, rovinando così in parte il suo addio al calcio giocato.[75] Secondo Carlo Ancelotti però la contestazione è stata solo una goccia d’acqua in un oceano pieno d’affetto.[86] Il 31 maggio 2009 a Firenze Maldini disputa la sua ultima partita, Fiorentina-Milan (0-2) nella quale raggiunge le 902 partite ufficiali con il Milan. In questa occasione, invece, la tifoseria viola, in concomitanza con quella ospite rossonera, gli offre una standing ovation degna di un campione del calcio internazionale, che lo risarcisce del piccolo danno morale subito la giornata precedente.

Al suo ritiro dal calcio, il Milan ha ritirato la maglia numero 3, per anni indossata da Maldini, come già accaduto solo per la maglia numero 6 di Franco Baresi. Le uniche persone a cui potrebbe essere assegnata tale maglia sono i suoi figli Christian, che nel settembre 2005 è stato tesserato per le giovanili del Milan, e Daniel, avuti con la moglie Adriana Fossa, nel caso in cui arrivino a giocare in Serie A con i rossoneri.[87] Il 28 agosto 2009 a Monte Carlo Paolo Maldini è stato premiato dalla UEFA nel corso dei sorteggi per la fase a gironi della Champions League 2009-2010. Il riconoscimento alla carriera è stato consegnato a Maldini dal presidente della UEFA Michel Platini, che ha chiesto al pubblico di alzarsi in piedi in onore della gloriosa carriera dell’ex capitano rossonero.[88] Il 17 novembre 2009 il quotidiano spagnolo Marca ha consegnato a Maldini il “Marca Leyenda“, premio per “l’ineguagliabile carriera e il palmarès dell’ex giocatore del Milan”.[89][90]

Maldini ha collezionato 647 presenze in Serie A, record assoluto, con 29 gol realizzati.

Nazionale

Maldini con la maglia della Nazionale Under-21

 

Nel 1986 è stato chiamato dal padre Cesare in Under-21 con la quale ha giocato per due anni, prima della chiamata in Nazionale maggiore. La fallimentare spedizione al Mondiale 1986 porta alla fine dell’era Bearzot e all’arrivo sulla panchina della Nazionale maggiore di Azeglio Vicini. Operando un profondo ricambio generazionale, il neo CT rivoluziona radicalmente la squadra, confermando pochi elementi della spedizione in Messico e affidandosi invece a molti dei ragazzi che aveva cresciuto nell’Under-21, a cominciare dallo stesso Maldini. Il debutto in Nazionale maggiore avviene, a 19 anni, il 31 marzo 1988[43] a Spalato in Jugoslavia-Italia (1-1).[43] Nel 1988 viene convocato da Vicini per disputare gli Europei 1988. Maldini gioca titolare tutte le quattro partite disputate dagli azzurri, sconfitti in semifinale dall’URSS.[91] Due anni dopo, Maldini è ancora convocato da Vicini, stavolta per disputare il Mondiali casalingo del 1990. Il giovane difensore si trova impiegato in tutte le 7 partite disputate dalla formazione azzurra che vede sfumare il sogno di vittoria in semifinale nella storica sfida persa ai rigori contro l’Argentina di Diego Armando Maradona.[92]

Maldini è uno dei punti fermi di Sacchi, passato dal Milan alla Nazionale, sotto la cui gestione ha segnato il primo dei suoi 7 gol azzurri, il 20 gennaio 1993[43] a Firenze contro il Messico (2-0). Convocato da Sacchi per il Mondiale 1994, Maldini viene impiegato in tutte le sette gare giocate dagli azzurri fino alla finale persa ai rigori contro il Brasile.[93] Pur giocando un ottimo mondiale, Paolo Maldini non era del tutto in forma alla vigilia della competizione, affaticato da una stagione impegnativa con il Milan e da un alto regime di rendimento mantenuto per lungo tempo.[41] Agli Europei 1996 ha giocato tre partite su tre, in quanto gli azzurri sono stati eliminati al primo turno dopo una vittoria, una sconfitta e un pareggio.[94]

Maldini impegnato contro il ceco Ivan Hašek durante Italia-Cecoslovacchia al campionato del mondo 1990

 

Dopo l’addio di Franco Baresi, Maldini diventa il nuovo capitano degli azzurri, allenati dal 1996 da suo padre Cesare. Sotto la guida del genitore, Maldini figlio disputa il suo terzo campionato del mondo, il Mondiale 1998. Anche in questa occasione è impiegato titolare, giocando tutte e 5 le partite degli azzurri, sconfitti ai quarti da parte della Francia padrona di casa dopo i rigori.[95] Due anni dopo, sotto la guida di Dino Zoff, è finalista agli Europei 2000. La finale viene giocata ancora contro i francesi che pareggiano a meno di un minuto dalla fine del secondo tempo regolamentare e poi trovano il golden gol nei supplementari.[96]

Il 7 ottobre 2000, giorno della prima vittoria di Giovanni Trapattoni sulla panchina azzurra in Italia-Romania (3-0), Maldini festeggia la sua 113ª presenza in Nazionale, superando il record di Zoff. Due anni dopo è ancora titolare ai Mondiali 2002. Negli ottavi di finale contro la Corea del Sud è proprio un suo errore a permettere all’attaccante Ahn Jung-Hwan di realizzare il golden gol che vale ai coreani l’accesso ai quarti.[97] Al termine della manifestazione, sommerso dalle critiche, Maldini decide di dire addio alla maglia azzurra, nonostante Trapattoni avesse cercato di dissuaderlo.[98]

Con la maglia azzurra ha disputato 126 partite, di cui 74 come capitano,[9] realizzando 7 gol.[99] Nei campionati del mondo ha collezionato 23 presenze (seconda prestazione di sempre dopo le 25 partite di Lothar Matthäus che però giocò 5 edizioni contro le 4 di Maldini), in queste ha stabilito il record assoluto per i minuti giocati: 2.216[100] (Matthäus ha giocato più partite ma in alcune di queste è stato sostituito o è subentrato ad un compagno, totalizzando un numero inferiore di minuti in campo).

Dopo il ritiro

Maldini a Teheran nel 2013

 

Nel giugno 2009 Maldini è stato contattato dal Chelsea per entrare a far parte dello staff tecnico della squadra londinese ricoprendo il ruolo di team manager o di vice del nuovo allenatore Carlo Ancelotti.[101] Il 30 giugno 2009, tuttavia, lo stesso Ancelotti ha annunciato che Maldini aveva rifiutato tale offerta.[102]

Verso la fine della stagione 2009-2010 gli è stato proposto di tornare a giocare nel Milan fino a fine campionato per ovviare ai numerosi infortuni in difesa che avevano colpito la squadra, ma Maldini, che pur continuando a frequentare l’ambiente rossonero non si allenava da più di 10 mesi, ha deciso di declinare l’invito.[103]

Il 20 maggio 2015, in collaborazione con Riccardo Silva, ha fondato la società calcistica Miami FC, unico club calcistico professionista della città della Florida che ha debuttato, nel 2016, nella Nasl.[104]

Informazioni su diego80 (2352 Articoli)
Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus
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