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8 luglio 1990 – La Germania vince l’illusione di Italia ’90

“Notti magiche

inseguendo un gol

Sotto il cielo di un’estate italiana”

 

La canzone di Gianna Nannini ed Edoardo Bennato, versione italiana del bellissimo motivo di Giorgio Moroder che fu inno di quel Mondiale scandì quelle indimenticabili notti di 38 anni fa, al Mondiale di calcio disputato sul suolo italiano. La nostra Nazionale, allenata da Azeglio Vicini, era favorita dopo il successo di otto anni prima in Spagna, non solo per il fattore ambientale ma anche per la covata di nuovi giovani che Vicini aveva allevato nella sua Under 21, da Giannini, a Mancini a Carnevale, a Serena, a Donadoni, passando per Schillaci, Baggio, De Agostini, Zenga, Tacconi, Vialli e via dicendo. Una nazionale che sembrava coronare il sogno di tutti noi, ma che si spense una notte napoletana, nella semifinale con l’Argentina, uscendo sconfitti ai rigori. La vittoria andò così alla Germania, che sconfisse l’Argentina della stella Maradona, campione d’Italia in carica col Napoli,  in una delle più brutte finali (se non la più brutta) di sempre, con l’Italia che dovette accontentarsi del terzo posto davanti all’Inghilterra.

 

Storia (da wikipedia)

A 56 anni di distanza dal Mondiale organizzato in Italia nel 1934 e vinto dagli azzurri di Vittorio Pozzo, la massima rassegna calcistica planetaria tornò nel Bel Paese, a cui nel 1984la FIFA assegnò l’organizzazione dei Mondiali del 1990. Nel febbraio 1986, la macchina organizzatrice si mise in moto e partì ufficialmente in novembre dello stesso anno, guidata dal trentanovenne Luca Cordero di Montezemolo, già manager alla Ferrari.[1][2]

Lo stadio Olimpico di Roma nel 1989, in ristrutturazione in vista dell’appuntamento mondiale.

Questa edizione del Mondiale fu una delle più avanzate tecnologicamente: dalla cittadella televisiva comprendente l’IBC ai Centri e alle Sale Stampa di tutte le 12 città, alle tribune stampa degli stadi, alla carrozza stampa e conferenze delle ferrovie, ovunque furono messe a disposizione tecnologie informatiche e della comunicazione all’avanguardia, con oltre 40 000 accreditati e 28 miliardi di contatti televisivi.[3][4]

Ci fu però da far fronte alla costruzione di nuovi stadi, visto che quelli allora esistenti risultarono essere inadeguati.[5] Furono ampliati e riammodernati quelli già esistenti, mentre si iniziò la costruzione di nuovi catini a Bari (San Nicola) e Torino (Delle Alpi). I costi furono elevati e in alcuni casi vi furono inchieste[6]. Al termine dei lavori si dovettero contare 12 vittime nei vari cantieri di costruzione e ristrutturazione degli stadi[7], mentre altri 12 morti si registrarono in lavori di preparazione esterni[8]; in totale gli infortuni furono 678.

Nelle qualificazioni, il Brasile rischiò l’eliminazione; cadde la Francia, reduce da due semifinali mondiali consecutive, superata da Scozia e Jugoslavia, con il neo commissario tecnico Platini che non riuscì a far qualificare i transalpini. Fuori anche la Polonia, che, con la fine dell’era-Boniek, si ritrovò eliminata da Inghilterra e Svezia. La favorita numero uno venne indicata proprio nell’Italia,[9] forte della positiva impressione destata agli Europei del 1988 e, soprattutto, padrona di casa, mentre in seconda fila si ritrovò una nutrita pattuglia di nazionali i cui giocatori erano in Serie A, come l’Argentina di Maradona, fresco scudettato con il Napoli, la Germania Occidentale del “Kaiser” Beckenbauer, basata sul trio interista Matthäus-Klinsmann-Brehme e sul duo romanista Völler-Berthold, nonché i Paesi Bassi del trittico rossonero van Basten-Gullit-Rijkaard, che tornava ai Mondiali a dodici anni dalla finale persa in Argentina e forte del titolo europeo conquistato due anni prima.

Ciao, la mascotte ufficiale del torneo.

Inno ufficiale dell’evento fu To Be Number One di Giorgio Moroder Project, musicata da Giorgio Moroder con testo di Tom Whitlock, la cui versione italiana Un’estate italiana (nota anche come Notti magiche) fu interpretata da Gianna Nannini e Edoardo Bennato che ne scrissero anche il testo[10]. Un altro brano diffuso sull’onda del mondiale, soprattutto in Germania era la canzone “Go get the Cup” interpretata da David Hanselmann[11], usata da ARD Das Erste nei programmi calcistici durante i mondiali[12]. Mascotte ufficiale della manifestazione fu Ciao: la stilizzazione di un calciatore, composto da elementi cubici di colore verde, bianco e rosso, che abbozzava un palleggio e che, scomposto e ricomposto, formava la parola “Italia”. Il nome della mascotte fu deciso, in una sorta di referendum settimanale, direttamente dagli scommettitori del Totocalcio tra una rosa di cinque nomi (Amico, Beniamino, Bimbo, Ciao, Dribbly).[13]

Durante la cerimonia di apertura, modelli da tutti i continenti presenti al Mondiale sfilarono con capi disegnati da alcuni grandi stilisti italiani: l’America con Valentino in rosso (il colore preferito dello stilista), l’Africa con Missoni in nero, l’Asia con Mila Schön in giallo, e l’Europa con Gianfranco Ferré in verde. Come musiche, all’inizio della cerimonia Bennato e la Nannini cantarono Un’estate italiana, poi la band Giorgio Moroder Project reinterpretò cinque brani sempre abbinati ai continenti (We Are the World di USA for Africa, Pata Pata di Miriam Makeba, Hand in Hand dei Koreana (già canzone ufficiale dei Giochi Olimpici di Seul 1988), Forbidden Colours di Ryūichi Sakamoto, e All You Need Is Love dei Beatles) per concludere con To Be Number One. Alla fine della cerimonia, fu mostrato un concerto di un’orchestra diretta da Riccardo Muti.

Squadre partecipanti

UEFA (14 squadre)

CONMEBOL (4 squadre)

CONCACAF (2 squadre)

AFC (2 squadre)

CAF (2 squadre)

N.B.: Italia qualificata d’ufficio come Nazione ospitante, Argentina qualificata d’ufficio come Campione del mondo in carica.

Italia Italia

#PosizioneNomeData di nascitaP. Sel.Club
1PortiereWalter Zenga28 aprile 1960Inter Italia
2DifensoreFranco Baresi8 maggio 1960Milan Italia
3DifensoreGiuseppe Bergomi22 dicembre 1963Inter Italia
4DifensoreLuigi De Agostini7 aprile 1961Juventus Italia
5DifensoreCiro Ferrara11 febbraio 1967Napoli Italia
6DifensoreRiccardo Ferri20 agosto 1963Inter Italia
7DifensorePaolo Maldini26 giugno 1968Milan Italia
8DifensorePietro Vierchowod6 aprile 1959Sampdoria Italia
9CentrocampistaCarlo Ancelotti10 giugno 1959Milan Italia
10CentrocampistaNicola Berti14 aprile 1967Inter Italia
11CentrocampistaFernando De Napoli15 marzo 1964Napoli Italia
12PortiereStefano Tacconi13 maggio 1957Juventus Italia
13CentrocampistaGiuseppe Giannini20 agosto 1964Roma Italia
14CentrocampistaGiancarlo Marocchi4 luglio 1965Juventus Italia
15AttaccanteRoberto Baggio18 febbraio 1967Fiorentina Italia
16AttaccanteAndrea Carnevale12 gennaio 1961Napoli Italia
17CentrocampistaRoberto Donadoni9 settembre 1963Milan Italia
18AttaccanteRoberto Mancini27 novembre 1964Sampdoria Italia
19AttaccanteSalvatore Schillaci1º dicembre 1964Juventus Italia
20AttaccanteAldo Serena25 giugno 1960Inter Italia
21AttaccanteGianluca Vialli9 luglio 1964Sampdoria Italia
22PortiereGianluca Pagliuca18 dicembre 1966Sampdoria Italia
All.Azeglio Vicini

 

Fase finale

Struttura del torneo

Come nella precedente edizione, le 24 squadre nazionali vennero suddivise in 6 gironi da 4 squadre ciascuna. Le 2 migliori squadre per girone e le 4 migliori terze accedevano poi alla fase ad eliminazione diretta, che constava di ottavi di finale, quarti, semifinali, e finali per il primo e per il terzo posto.

Gli stadi selezionati per ospitare il mondiale italiano furono 12 e vennero sistemati per ospitare le partite, in ambito geografico a gruppi di 2. Così, per esempio, le 6 partite del gruppo A dell’Italia si giocarono fra gli stadi di Roma e Firenze; il gruppo C, col Brasile testa di serie, giocò le partite negli stadi di Torino e di Genova; il gruppo D, con la Germania Ovest testa di serie, negli stadi di Milano e Bologna. In questo contesto è utile ricordare anche, che la testa di serie di ogni girone giocò i suoi 3 match nello stadio principale e più capiente, mentre le altre 3 nazionali disputarono 2 partite nel secondo stadio, e la terza partita in “casa” della testa di serie. La vincente del girone poi, aveva inoltre diritto a giocare il primo incontro a eliminazione diretta (ottavo di finale) nello stadio principale del suo girone.

Furono applicate 2 deroghe a questo sistema geografico. La prima fu relativa al match d’esordio dei mondiali che come di consueto, vedeva sfidarsi i campioni del mondo in carica contro un’altra formazione del proprio girone: in questo caso l’Argentina affrontò il Camerun a Milano, sede della cerimonia di apertura dei campionati, invece che a Napoli dove avrebbe poi giocato le successive 2 partite e che era sede, insieme a Bari, delle partite del gruppo B. La seconda deroga riguardò invece un ottavo di finale: l’Inghilterra, che aveva giocato le sue partite del girone F a Cagliari, e nonostante avesse anche vinto lo stesso, per il primo incontro della fase ad eliminazione diretta fu dirottata a Bologna, in quanto entrambi gli stadi sedi delle partite del succitato girone (Cagliari e Palermo) erano troppo piccoli per ospitare incontri della seconda fase.

Fase a gruppi

La rete di Omam-Biyik che, nella partita inaugurale del mondiale, permise ai camerunensi di battere a sorpresa i campioni uscenti argentini.

L’Argentina, al debutto a San Siro, era opposta al Camerun, tornato al Mondiale dopo quello spagnolo. Di quella squadra facevano parte il trentottenne Milla (che però partì come riserva), il portiere N’Kono, il libero Kundé (tutti già presenti in Spagna nel 1982) e altri giocatori poco conosciuti al grande pubblico.

L’Argentina del contestato Maradona apparì nervosa; gli africani restarono in 10 per l’espulsione di André Kana-Biyik. Al 66′ di gioco, su un cross in area, François Omam-Biyik colpì di testa il pallone: la conclusione non fu potente, ma l’estremo difensore argentino Pumpido si fece sfuggire il pallone, che terminò in rete. Il Camerun resistette anche in nove (espulso nel finale Massing per un fallo su Caniggia lanciato a rete) e colse la vittoria.

Il giorno dopo toccò all’Italia, opposta, in un Olimpico gremito, all’Austria. Nel primo tempo gli azzurri colsero solo un palo esterno dalla distanza con Ancelotti; nella ripresa la nazionale azzurra intensificò gli attacchi, impegnando il portiere Lindenberger in almeno due occasioni, con Donadoni e De Agostini. Al 75′ Azeglio Vicini sostituì Carnevale con lo juventino Schillaci: passarono appena quattro minuti e su un cross di Gianluca Vialli fu proprio il nuovo entrato a realizzare di testa il decisivo 1-0.

L’Italia, paese organizzatore e qualificata d’ufficio alla fase finale, raggiunse il terzo posto con una squadra di giovani elementi in cui spiccò il debuttante Schillaci.

Il giorno dopo i cecoslovacchi risposero con un secco 5-1 agli Stati Uniti. Anche la Germania Ovest si mise particolarmente in mostra vincendo 4-1 sulla quotata Jugoslavia con una rete di Völler, due di Matthäus e una di Klinsmann; il Brasile di Lazaroni batté invece la Svezia per 2-1 con due reti di Careca. I Paesi Bassi pareggiarono con l’Egitto: dopo essere passati in vantaggio con Kieft, vennero raggiunti a sette minuti dalla fine da un rigore trasformato da Abdelghani. Anche l’Eire, al debutto ai Mondiali, fermò sul pari i cugini inglesi: al gol di Lineker rispose nella ripresa Sheedy. La Spagna di Luis Suárez chiuse a reti inviolate con l’Uruguay, e Rubén Sosa sbagliò un rigore per i sudamericani.

Il 13 giugno l’Argentina, chiamata a riscattarsi dopo la sconfitta inaugurale, batté al San Paolo l’URSS. Prima del vantaggio argentino, fu negato un rigore ai sovietici per un fallo di mano di Maradona in area, e subito dopo il portiere biancoceleste Pumpido si scontrò accidentalmente con Serrizuela fratturandosi tibia e perone, venendo quindi sostituito da Sergio Goycochea: per l’Argentina sarà la svolta del Mondiale.[18] L’Argentina vinse 2-0, con reti di Troglio e Burruchaga ed i sovietici di Valeri Lobanovski, vicecampioni all’Europeo 1988, già sconfitti dai rumeni, finirono al quarto posto del girone, nonostante l’ultima vittoria contro il già qualificato Camerun.

La Germania Ovest, già finalista nelle ultime due precedenti edizioni del mondiale (1982 e ’86), conquistò nel 1990 il suo terzo titolo iridato; si trattò dell’ultimo successo tedesco-occidentale prima della riunificazione con l’Est avvenuta a fine anno.

Il giorno dopo, sempre a Roma, tornò in campo l’Italia, opposta agli statunitensi, già battuti dalla Cecoslovacchia. Dopo 11 minuti di gioco l’Italia passò in vantaggio: su assist di Donadoni, Giannini entrò in area e superò Meola. Al 32′ Vialli calciò sul palo un rigore, mentre al 68′ furono i nordamericani ad andare vicini al gol su una punizione di Murray deviata da Zenga, il quale si superò anche sul tap-in successivo di Vermes. Finì 1-0 e la Nazionale azzurra poté considerare archiviato il primo turno, così come la Cecoslovacchia che batté l’Austria. Tuttavia, sarebbe dovuto risultare decisivo battere la Cecoslovacchia, la quale poteva contare su una migliore differenza reti, per concludere il girone al primo posto, piazzamento prezioso per continuare a giocare all’Olimpico ed evitare incroci rischiosi (come un eventuale quarto di finale contro i tedeschi).

Continuò la sua corsa la Germania Ovest: con cinque gol agli Emirati Arabi, la qualificazione fu assicurata. Nel gruppo F si chiusero sullo 0-0 gli incontri tra Inghilterra e Paesi Bassi e tra Irlanda ed Egitto, con tutte le squadre ancora a 2 punti con una partita ancora da giocare e in corsa per la qualificazione. Il Brasile, che vinse 1-0 sulla Costa Rica, ed il Camerun, che batté, con una doppietta di Milla, la Romania, vincendo anche il gruppo, ottennero il passaggio agli ottavi; e così anche il Belgio, che superò 3-1 i sudcoreani.

I Paesi Bassi di van Basten non seppero ripetere la recente affermazione europea: superata la fase a gironi solo per ripescaggio tra le migliori terze, uscirono poi subito di scena agli ottavi coi futuri campioni.

L’Italia batté quindi la Cecoslovacchia nel terzo incontro. All’Olimpico aprì le marcature Schillaci, che deviò in porta un tiro da fuori area di Giannini, e raddoppiò nella ripresa Roberto Baggio dopo una serie di dribbling. Nel gruppo B, oltre al Camerun (primo nonostante la sconfitta subita contro l’URSS), andarono avanti anche Argentina e Romania, che chiusero l’ultima gara con un utile 1-1. Nel gruppo C, a sorpresa, emerse la Costa Rica di Milutinović, che batté in rimonta 2-1 la Svezia a Genova, con reti di Flores e Medford, e decisive parate di Conejo.

Nel gruppo D, insieme ai tedeschi, passarono la Jugoslavia e la Colombia, che agguantò la qualificazione con un gol allo scadere di Rincon contro i tedeschi. Anche la situazione del gruppo E si risolse al 90′: un colpo di testa di Daniel Fonseca eliminò i sudcoreani, consentendo all’Uruguay di passare al turno insieme a Spagna e Belgio. Nell’equilibrato gruppo F, infine, la spuntò l’Inghilterra, che batté 1-0 l’Egitto con un gol di Wright e passò insieme ad Irlanda e Paesi Bassi, le cui posizioni in classifica furono stabilite mediante sorteggio, a favore degli irlandesi.

Ottavi di finale

Gli ottavi iniziarono sabato 23 giugno con la vittoria del Camerun per 2-1 sulla Colombia. Dopo 105 minuti di parità, la gara si accese nel secondo tempo supplementare. A Napoli fu ancora Roger Milla a timbrare lo storico accesso di una squadra africana ai quarti, con una doppietta in quattro minuti; il gol della bandiera colombiana lo firmò Redin. In serata, una tripletta di Tomáš Skuhravý e un gol di Luboš Kubík consentirono alla Cecoslovacchia di battere 4-1 la Costa Rica.

La Costa Rica, al suo esordio assoluto in un mondiale, seppe spingersi sino agli ottavi di finale.

Domenica 24 giugno si disputarono due gare molto attese: Brasile-Argentina nel pomeriggio, Germania Ovest-Paesi Bassi in serata. Buona parte della sfida fra le due squadre sudamericane fu caratterizzata da un assedio brasiliano: Careca, dopo due minuti, seminò mezza difesa argentina, ma fu bloccato da Goycochea; al 18′ Dunga colpì il palo, al 52′ fu Alemão a cogliere il montante, al 64′ ancora Careca mancò il vantaggio di testa. Maradona, più volte colpito dalla difesa brasiliana, a dieci minuti dalla fine,[19] seminando gli avversari, allargò al limite dell’area per Caniggia, che dribblò anche Taffarel per segnare a porta vuota. Vinse l’Argentina per una rete a zero.

A Milano la Germania Ovest superò i Paesi Bassi. Dopo 21 minuti Völler falciò il portiere Hans van Breukelen: dall’episodio nacque un violento battibecco tra l’attaccante tedesco allora in forza alla Roma e il milanista Rijkaard: l’arbitro espulse entrambi, e all’uscita dal campo l’olandese fu colto dalle tv nell’atto di sputare addosso a Völler. Al 52′, su cross di Buchwald, Klinsmann segnò, centrando poi un palo alla mezz’ora della ripresa; all’82’ Brehme firmò il raddoppio da fuori area. Un rigore di Koeman all’88’ servì solo ad accorciare le distanze.

Milla, trascinatore del Camerun, approfitta di un clamoroso errore fuori area del portiere colombiano Higuita e va a segnare il decisivo gol che porterà gli africani ai quarti di finale.

Il giorno seguente, affermazione ai rigori dell’Irlanda sulla Romania (decisiva la parata di Bonner sul tiro di Timofte); gli irlandesi raggiunsero i quarti di finale senza mai né vincere né perdere entro i tempi regolamentari. In serata toccò all’Italia, impegnata all’Olimpico contro l’Uruguay: la gara si risolse nella ripresa a favore dei padroni di casa, grazie ad un tiro di Schillaci e ad un colpo di testa di Serena su punizione di Giannini.

Gli ottavi terminarono il giorno dopo. A Verona, la Jugoslavia e la Spagna si annullarono fino ad un quarto d’ora dalla fine. Poi Stojković portò in vantaggio gli slavi dopo la torre di Kataneć; gli spagnoli pareggiarono immediatamente con l’attaccante Salinas, ma nei supplementari ancora Stojković fu decisivo su punizione per il 2-1 finale. A Bologna, l’Inghilterra soffrì contro il Belgio. Ma ad un minuto dai rigori, fu Platt, in semirovesciata, a mandare avanti i Leoni.[19]

Quarti di finale

I quarti di finale presentarono sei squadre europee, una sudamericana e un’africana. A Firenze, l’Argentina fu opposta alla Jugoslavia. Gli slavi restarono in dieci alla mezz’ora, a causa dell’espulsione di Šabanadžović; il risultato rimase però sullo 0-0 per 120 minuti e si procedette ai rigori. Stojković colpì la traversa; Maradona si vide respingere il tiro da Tomislav Ivković. Troglio sembrò condannare la sua squadra, cogliendo il palo. Ma Goycochea, parando i rigori di Brnović e Hadžibegić, guidò i sudamericani in semifinale.[20][21]

Maradona si dispera dopo il suo errore ai tiri di rigorecontro gli jugoslavi nei quarti; nonostante ciò, la sua Argentina passerà il turno.

L’Italia, la stessa sera, fu opposta al sorprendente Eire di Jackie Charlton. Vicini riconfermò Baggio e Schillaci in attacco. Dopo trentasette minuti ancora Schillaci, su una respinta successiva a un tiro di Donadoni, appoggiò in rete il pallone dell’uno a zero. Il risultato non cambiò più, nonostante una traversa su punizione ancora di Schillaci.[20] L’Italia passò alle semifinali. Il giorno dopo, la Germania Ovest eliminò la Cecoslovacchia. Lothar Matthäus trasformò al 25′ il calcio di rigore che decise la partita, poi fu il difensore Ivan Hašek a salvare per tre volte la propria porta; l’unico pericolo per i tedeschi arrivò da una punizione di Michal Bílek ed i cecoslovacchi, in dieci nel finale per l’espulsione di Ľubomír Moravčík, fecero ritorno in patria.

A Napoli fu quindi il turno del Camerun, opposto agli inglesi. Al 25′ Platt schiacciò in rete un cross di Stuart Pearce; la reazione degli africani arrivò con l’ingresso di Milla, tenuto in panchina nel primo tempo, e dopo un fallo in area su di lui al 63′ Kunde pareggiò su rigore; cinque minuti dopo fu Eugène Ekéké a portare in vantaggio i suoi grazie ad un assist dello stesso Milla. A nove minuti dalla fine Lineker trasformò però il rigore del pari dopo il fallo di Massing; ai supplementari fece il bis dagli undici metri con il fallo di N’Kono, fissando il risultato sul 3-2.

Semifinali

Si giunse così alle semifinali: Italia-Argentina e Germania Ovest-Inghilterra. L’Italia abbandonò la sede di Roma per scendere a Napoli dove Maradona era un idolo incontrastato. In campo tornò Vialli al fianco di Schillaci. Il gol arrivò al 17′: su un tiro di Vialli non trattenuto da Goycochea irruppe Schillaci, abile a portare in vantaggio la sua squadra. Nel secondo tempo, al 68′, un cross di Olarticoechea permise a Caniggia di realizzare di testa la rete del pareggio: dopo 518 minuti terminò così l’imbattibilità di Walter Zenga. L’ingresso di Baggio (che nei supplementari sfiorò il gol su punizione) e Serena al posto di Giannini e di Vialli non smossero il punteggio dall’1-1 e si andò ai rigori. L’Argentina li segnò tutti, mentre Goycochea neutralizzò i tiri di Donadoni e Serena, sancendo un approdo in finale che ad una sudamericana in Europa mancava da 32 anni (il Brasile in Svezia nel 1958).[20]

Da notare che durante i tempi supplementari l’arbitro francese Michel Vautrot si distrasse, aggiungendo otto minuti al tempo regolamentare. In seguito l’arbitro ammise di essersi dimenticato di guardare il suo orologio.[22]

L’Inghilterra ottenne il suo miglior piazzamento dal trionfo del 1966, concludendo Italia ’90 al quarto posto.

Il giorno dopo, nell’altra semifinale, a Torino, si affrontarono Germania Ovest e Inghilterra. Le due reti arrivarono al 60′, quando una punizione di Brehme fu deviata in modo decisivo dall’inglese Paul Parker, e all’80’, quando Lineker approfittò della confusione in area tedesca pareggiando e rinviando il verdetto ai rigori, ai quali si arrivò dopo due pali di Waddle e Buchwald. Dal dischetto sbagliarono gli inglesi Pearce e Waddle. La Germania Ovest avrebbe affrontato a Roma in finale l’Argentina. L’Inghilterra invece avrebbe incontrato a Bari i padroni di casa italiani per la finale che avrebbe stabilito il 3º e 4º posto.

Finali[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Finale del campionato mondiale di calcio 1990.

Nella finale per il terzo posto a Bari un’Italia rimaneggiata passò in vantaggio con Baggio al 72′, calciando la palla sotto la traversa da pochi metri; fu raggiunta da Platt dieci minuti dopo su cross di Dorigo, ma vinse grazie a un rigore causato da un fallo di Parker e trasformato da Schillaci. L’attaccante italiano divenne capocannoniere con 6 reti mentre Shilton, a 41 anni, pose fine alla sua carriera internazionale. L’Italia ottenne il terzo posto in assoluto, mentre l’Inghilterra, al suo miglior risultato mondiale da 24 anni a quella parte, si aggiudicò il premio fair-play e nel dopogara, sia i calciatori in campo che i tifosi italiani e inglesi sugli spalti festeggiarono in maniera molto corretta l’epilogo del Mondiale cinque anni dopo la strage dell’Heysel.

I tedeschi Matthäus e Littbarski sollevano la Coppa del Mondo appena vinta contro gli argentini.

Il giorno dopo, a Roma, furono di scena Argentina e Germania Ovest, per un replay della finale di quattro anni prima in Messico. Il pubblico italiano presente allo stadio Olimpico, condizionato dalla sconfitta in semifinale e per le antipatie che Maradona si era attirato militando nel campionato di calcio italiano con taluni atteggiamenti, fischiò l’esecuzione dell’inno nazionale argentino. L’episodio suscitò la rabbia di Maradona, che consapevole di essere ripreso ripeté due volte hijos de puta (“figli di puttana”) all’indirizzo dei tifosi italiani.[23]

Sotto il profilo del gioco la partita fu deludente.[23] A inizio ripresa i tedeschi protestano per un intervento falloso di Goycoechea su Augenthaler in area di rigore, non sanzionato.[24] L’equilibrio si ruppe a sette minuti dal termine, quando l’arbitro Edgardo Codesal Méndez, dopo aver ignorato anche un fallo in area tedesca subìto dall’argentino Dezotti, concesse un calcio di rigore ai teutonici per un intervento di Sensini su Völler, analogo al contatto precedentemente non fischiato; questi episodi e le relative decisioni arbitrali furono oggetto di dure contestazioni da parte dei giocatori sudamericani: Maradona venne ammonito e l’Argentina rimase in nove contro 11 per l’espulsione di Dezotti dovuta alle vibranti proteste (al 65′ Monzón era stato espulso per un duro intervento su Jürgen Klinsmann). Dopo una lunga interruzione, Brehme trasformò il calcio di rigore. L’assalto finale della squadra argentina, in netta inferiorità numerica, non modificò il risultato.

Il mondiale italiano terminò, dunque, con la Germania Ovest campione per la terza volta e al suo ultimo atto ufficiale con tale nome; tre mesi dopo avvenne la riunificazione con la Germania Est e da quel momento la squadra (con il titolo sportivo degli occidentali) si chiamò solo Germania.

Informazioni su diego80 (2317 Articoli)
Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus
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