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Anche l’erba cattiva ha la parte buona

La vita è un insieme di opposti che si attraggono. Non può esserci la felicità senza la tristezza, e l’opposto. Non pò esserci il bello se non c’è anche il brutto. Non può esserci il buono se non c’è il cattivo. Non può esserci il dolce se non c’è anche l’amaro. E non c’è rosa senza spine. Già, rimanendo nella zona prettamente “botanica”, c’è l’opposto in due “erbe cattive” che ho sempre ritenuto dannose per l’estetica del paesaggio naturale: le ortiche ed i rovi.

Già, due ribellioni della natura, a mò di difesa quasi cruenta delle proprie origini: l’ortica che spina, il rovo con gli aculei che pungono: toccarli senza dovuta protezione causano prurito, bruciore e bolle sulla pelle che durano solo poche ore, mentre i secondi possono graffiare, anche tagliare. Eppure, per dirla alla De Andrè, dal letame può nascere un fiore, o non tutto il male viene per nuocere: insomma da ogni evento negativo si può estrarre un qualcosa di positivo, anche se a volte davvero con le pinze.

Prendiamo in questo caso i due erbusti cattivi: pur nella loro aggressività si può estrarre qualcosa di buono: l’ortica, quella vera, col liquido irritante delle foglie e del gambo appena va a contatto con la pelle umana, in realtà ha ottime funzioni medicinali, contro le calvizie ed i reumatismi, mentre nascono anche dei gustosi risotti o zuppe una volta private della loro parte urticante. Lo stesso discorsi per i rovi: questi, se sono frutti con spine, in mezzo nascono le more, frutto alquanto minuscolo e gustoso, ma che è ricco di grassi Omega3, adatti per l’equilibrio circolatorio e cerebrale. Insomma, dalle erbe cattive si può comunque estrarre qualcosa di buono, e anche le persone cattive possono nascondere un lato buono, per alcune magari nascosto molto nel profondo, magari quasi introvabile.

 

Già ce lo insegnano nei film e nelle fiction: lì troviamo cattivi che più cattivi non si può, in contrapposizione agli eroi buoni: cattivi che tradiscono, fanno il doppio gioco, sono egoisti ed arrivano anche ad uccidere. Poi per tutti si scopre che la cattiveria è stata generata da un’infanzia repressa di episodi spiacevoli, che hanno temprato il loro carattere tanto da renderlo spietato: insomma i cattivi sono ex buoni che la vita ha reso cattivi, a causa di brutte esperienze personali od umiliazioni pesanti subìte, che portano l’essere ad aumentare la propria aggressività e la sottomissione nei propri confronti. In fondo però, se si presentasse l’occasione di redimersi, potrebbero far emergere la loro antica natura di persona buona. Ma come diceva il grande Bud:

Non c’è peggior cattivo di un buono quando diventa cattivo.

 

Già, forse il buono si arrabbia raramente, com’è nella sua natura. Ma non cercate di cambiare la sua natura, perchè gli effetti potrebbero essere spiacevoli. Ed allora si travalicherebbe il limite tra buono e cattivo. Le ortiche per natura sono cattive (anche se esistono pure le specie che non pungono) e vengono rese buone da trattamenti culinari, i rovi sono cattivi ma nascondono una parte buona, la mora appunto, che può essere coltivata e consumata.

Ma se la natura di un uomo impazzisce, cosa succede?

Informazioni su diego80 (2330 Articoli)
Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus
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1 Commento su Anche l’erba cattiva ha la parte buona

  1. Bello e particolare!

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