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Ti racconto un libro : La nausea (Jean-Paul Sartre)

Ti racconto un libro :

Leggere è uno svago, un divertimento e poi, nel tempo, può diventare una forma di rilassamento, di liberazione. Ci sono libri che rimangono per sempre dentro di noi, diventano parte del nostro bagaglio culturale ed emotivo. Nessun libro è migliore di un altro, ma esistono semplicemente libri che sanno trasmettere qualche cosa in più. Sono diversi da tutti gli altri che hai letto, li senti emozionanti e ricchi di significato e di emozioni.

Questo non sempre dipende dal libro, ma dipende soprattutto da noi, dal nostro stato d’animo, dal periodo che stiamo vivendo in quel momento, dalle nostre emozioni e sensazioni. Quando tutte queste cose si accomunano ad un libro il risultato sarà un misto di ricordi ed emozioni che riescono ad essere vivi nel corso del tempo, che riusciranno sempre a strapparti un sorriso, che ti faranno imparare qualcosa sempre, ma soprattutto di faranno sempre insegnare qualcosa agli altri.

Dedichiamo questa nuova rubrica a tutti quelli che si ritrovano in quanto detto sopra. Anzi li invitiamo a “raccontarci” i loro libri preferiti. Non vogliamo necessariamente una recensione tecnica, ma il racconto personale di quel libro. Il perchè lì ha colpiti, cosa è rimasto loro di quelle pagine. Scriveteci a info@vbtv.it

Oggi Omar ci racconta “La nausea” di Jean-Paul Sartre.

La Nausea :

La Nausea è un libro che ho rubato due anni fa in una lavanderia automatica di Bellaria. Questa dichiarazione di colpevolezza mi permette di raccontare senza tanti giri la situazione che mi ha fatto conoscere quest’opera di Jean-Paul Sartre – Agosto, caldo torrido, pomeriggio molle. Aspettavo sonnolente il mio turno per l’asciugatrice da 9 kg. Nell’attesa mi avvicino ad un cartone con la rèclame di una mozzarella di bufala DOP lasciato sul tavolone per la piegatura dei panni. C’erano molte riviste e qualche libro, ne prendo uno a caso, leggo titolo e autore : Jean-Paul Sartre.

Mi dico che forse ne ho preso uno fuori dalla mia portata, conoscevo vagamente il nome di Sartre come grande filosofo e pensatore del ‘900 e di lui sapevo solo la parola “esistenzialismo” ma senza avere la minima idea di cosa ci stesse dietro. Però mi ha incuriosito l’immagine in copertina, un bar visto dalla finestra di una camera. E poi mi convinco che, nonostante l’obiettivo troppo in alto per me, avendolo trovato in una scatola di mozzarella di bufala DOP all’interno di una lavanderia automatica, questo libro mi si è fiondato da solo tra le mani e quindi potrebbero essere segnali per spingermi a leggerlo.

Mi metto comodo, esco all’aperto perchè non credo di poter affrontare Sartre col profumo intenso di ammorbidente sotto il naso ed il ritmo sincopato delle lavatrici e delle asciugatrici. Prendo a leggere la storia di Antoine Roquentin, uno scrittore che si trasferisce a Bouville per fare ricerche e scrivere un volume storico sul signor de Rollebon. Antoine si stabilisce in un albergo per commessi viaggiatori vicino alla stazione di Bouville, città francese piena di feroci persone dabbene.

Del suo soggiorno a Bouville Antoine tiene un diario in cui annota quel che fa e le sensazioni provate durante la sua permanenza. Il libro mi piace, mi prende. Mi decido per il reato più abbietto : me lo porto in camera appena la mia 9 Kg ha finito. Non so poi come me lo dimentico tra la roba da leggere, qualche settimana fa invece lo riprendo e mi riprende come due anni fa a Bellaria.

Roquentin frequenta la biblioteca comunale, i bar e le piazze di Bouville, fa l’amore saltuariamente e senza passione con una cameriera, guarda le feroci persone dabbene passeggiare la Domenica, lì guarda scappellarsi e salutarsi con reverenza ma proprio da queste immagini inizia la sua allucinante avventura. Tutto comincia a diventare “di troppo”, la gente, i suoi comportamenti, gli oggetti a cui la gente da un significato.

Nulla ha più un senso e questa orribile sensazione ha i sintomi e le sembianze di una nausea. Una nausea metafisica che costringe Antoine Roquentin a sentirsi estraneo, fuori posto e fuori luogo in ogni situazione. Un giorno poi, dopo 5 anni, incontra il suo grande e tormentato amore, Anny. Ma anche lei ha scoperto “l’esistenza” ,  è diventata vecchia e cicciona ed ha rinunciato ai suoi momenti perfetti. Il loro incontro non ha un significato, un futuro. Il loro incontro non ha nulla “di troppo”, è stato un attimo nel continuo e assurdo presente di Roquentin.

Questo libro, che ho probabilmente compreso solamente in parte, mi ha colpito tantissimo. E’ pieno, appiccicoso, carico.Invita continuamente a riflettere sulla vita che facciamo, sull’insensatezza dei nostri comportamenti. Paradossalmente, nonostante la vicenda narrata (molto filosofica) sia sconsolante, pessimista e angosciante aiuta a non sentirsi soli per quelli che come me spesso si sentono fuori posto e fuori tempo. Pazzi di tutti la Terra : non siamo soli!!!

Gli oggetti son cose che non dovrebbero commuovere, perché non sono vive. Ci se ne serve, li si rimette a posto, si vive in mezzo ad essi: sono utili, niente di più. E a me, mi commuovono, è insopportabile. Ho paura di venire in contatto con essi proprio come se fossero bestie vive.
Ora me ne accorgo, mi ricordo meglio ciò che ho provato l’altro giorno, quando tenevo in mano quel ciottolo. Era una specie di nausea dolciastra. Com’era spiacevole! E proveniva dal ciottolo, ne son sicuro, passava dal ciottolo nelle mie mani. Sì, è proprio così, una specie di nausea nelle mie mani.

 

 

 

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