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Ricostruire la memoria : la santella dello Stalù

Sono manufatti della più svariata origine, sorti in epoche diverse, abbracciano un tempo che va dal Medioevo ai nostri giorni. Sono segnaletiche di un percorso di campagna, decorazioni di sentieri di montagna. Sono a volte veri e propri santuari in miniatura,  altre ancora cappellette rurali. E nell’insieme sono un grande racconto della storia collettiva, una singolare memoria popolare.

Sono le santelle, di cui il nostro e tutti i paesi di campagna e montagna sono ricchissimi. Studiandone le origini e la storia si scoprono fatti e drammi sepolti dal velo del tempo. Sono, anche per l’arte, esempi di una straordinaria umiltà e sobrietà, la manifestazione simbolica di un luogo, di un tempo, di un modo di vita. E c’è infine un significato più importante che il recupero e la conservazione delle nostre santelle contiene sottotraccia. La globalizzazione ci ha dotato di mille strumenti di analisi, ma ci ha impoveriti di anima, di punti di appoggio. Siamo disorientati. Per quel loro, pur marginale, compito queste memorie collettive sono un aiuto, un puntello con cui ridurre il nostro quotidiano spaesamento.

A Cadelfoglia c’è una bella ed importante santella carica di storia che ha bisogno di un urgente intervento di recupero. Pubblichiamo volentieri l’appello di un nostro lettore a riguardo di questo intervento ormai non più rinviabile.

 

Di Alessandro Pellegrini

Una comunità non può perdere e dimenticare i simboli della propria storia, ma deve fare tutto il possibile per tramandarli alle future generazioni affinché rimangano nella memoria. Negli ultimi mesi, ogni volta che percorro il marciapiede che da Capreduzzo porta a Cadelfoglia, quando arrivo allo Stalù in prossimità della cappelletta votiva, non riesco ad andare oltre senza fissare lo sguardo per qualche secondo sull’affresco all’interno, che si sta pian piano sgretolando.

Poi riprendo il cammino e provo un profondo senso di colpa; penso che sarebbe stato molto utile intervenire prima, quando il dipinto era ancora in un buono stato di conservazione. Ora, purtroppo, la parte centrale si è parzialmente rovinata ed il recupero diventa ancora più difficoltoso, anche perché i resti che si sono staccati dal centro non sono più recuperabili.

Non posso tuttavia rassegnarmi al fatto che non ci sia più rimedio, non voglio crederlo, significherebbe la perdita di un pezzo di storia troppo importante per Cadelfoglia, per la Val Brembilla e la Val Taleggio. E’ un segno della fede dei nostri avi, che non possiamo lasciar scomparire, sarebbe una sconfitta per tutti noi.

Credo, al contrario, che unendoci per raggiungere lo stesso obiettivo sia possibile fare molto. Sono passati 130 anni dalla costruzione di questo segno di devozione, lo dobbiamo salvare per le migliaia di persone che da qui sono passate e si sono fermate, per le generazioni future e per tutti coloro che ancor oggi passano e lanciano uno sguardo alla Madonna e ai nostri Santi protettori. Penso e mi auguro che la Cappelletta stia a cuore a molti, perciò voglio lanciare questa gara di solidarietà. Sono convinto che i Cadelfogliesi ed i Val brembillesi faranno del loro meglio. Voglio ringraziare in anticipo tutti quelli che già hanno promesso il loro sostegno e tutti coloro che lo faranno.

Chi era il committente dell’ ex voto?

Il suo nome era Giovanni Carminati, nato a Case Sopra di Cadelfoglia il 6 marzo 1836. Era sicuramente una persona molto credente, la cui famiglia si dava da fare per la custodia della chiesa di S. Rocco. Possiamo definirlo un vero e proprio “miracolato” poiché il 22 febbraio 1860 lui solo tra i brembillesi scampò al naufragio del piroscafo Valery nel porto di Bastia (Corsica), mentre con una squadra di altri 5 compaesani emigranti si stava recando per lavoro nelle miniere del Sulcis in Sardegna.

Il perché di questo voto

Siamo agli inizi del 1886, ben 26 anni dopo essere sopravvissuto al naufragio nel mare della Corsica. Da un anno sono iniziati i lavori di costruzione della nuova chiesa di Brembilla e tutta la comunità, in una incredibile gara di solidarietà, si dà da fare per portare a compimento l’opera. Sono diversi i luoghi da cui vengono estratte le pietre necessarie. Il signor Giovanni con ogni probabilità è un addetto al carico della ghiaia in località Malvesuta da dove, tramite una teleferica, viene inviata sul fondovalle nella zona denominata “Cap de la Guera”. L’incidente che gli capitò ha quasi dell’incredibile: il signor Giovanni rimase impigliato con il suo porta roncola nella corda che avvolgeva il carico sulla carrucola e fu trascinato lungo il filo. Non è dato sapere se sia caduto subito nel vuoto o se sia stato condotto più avanti, fatto sta che per la seconda volta in pochi anni Giovanni ha rischiato di vedersi aprire le porte dell’aldilà. Per manifestare la sua gratitudine per essere nuovamente scampato al pericolo, Giovanni decise di far costruire una Cappelletta a Cadelfoglia e un’altra nel luogo dell’incidente (tuttora visibile in via Libertà 52).

 

L’affresco

In alto al centro troviamo la Madonna (del Carmine) con il bambino in braccio. Alla sua destra il protettore di Brembilla S. Giovanni Battista e alla sinistra S. Gottardo, patrono di Laxolo. In basso al centro dell’affresco si può osservare in un riquadro un uomo appeso ad un filo e, nella parte bassa del dipinto, il purgatorio con le anime purganti.

Il pittore Valdimagnino Antonio Sibella

Fino a qualche anno fa, si riuscivano ancora a leggere nella parte destra dell’affresco a mezzo metro circa di altezza la data della realizzazione (Giugno 1886) e la firma del pittore Antonio Sibella, artista originario della Valle Imagna e molto conosciuto in quegli anni nella nostra provincia. Ecco qualche cenno sulla sua vita e le opere più famose, tratto dal sito www.valleimagna.org

Antonio Sibella, nato a Rota Fuori da Antonio e Elvira Manzoni il 28 giugno 1844, nel 1863 si iscrive all’ Accademia Carrara che frequenta per tutti gli otto anni di corso. Nel 1884 si trasferisce a Lecco, dove muore il 4 ottobre 1901. La sua attività riguarda prevalentemente opere di soggetto religioso realizzate nel bergamasco e nel lecchese. Tra le prime realizzazioni (1869) ricordiamo le medaglie della chiesa di San Lorenzo Martire in Capizzone, realizzate con la collaborazione di Luigi Tiraboschi con il quale esegue anche i Misteri del Rosario nella parrocchiale di Sant’ Omobono.

Tra le chiese in cui si trovano opere del Sibella vi sono, in Valle Imagna, le parrocchiali di Bedulita, di Brumano, di Capizzone,  di Cepino, di Costa, di Fuipiano, di Roncola, di Rota Fuori, di Selino Alto e di Strozza, e, in Valle Brembana, le parrocchiali di Costa Serina, di Fuipiano al Brembo, di Moio de’ Calvi e di Trabucchello.

Collaborò in varie occasioni con Luigi Tagliaferri  con cui realizzò molte opere nel lecchese, ad esempio, nella chiesa di S. Michele di Introbio e nella parrocchiale di Pasturo.

A Laorca sulla  facciata di un cascinale campeggia un grande trittico affrescato con  le immagini della Madonna del Carmine con Santa Teresa e i Santi Sebastiano e Martino, si tratta di un ex voto. Anche a Carenno  troviamo una sua opera sulla facciata di una casa privata: un grande affresco polittico rappresentante diverse figure di Santi, con al centro un’edicola della Madonna con Bambino.

A Somasca il Sibella ha affrescato sei cappellette e molte altre in  numerose  località della bergamasca, tra cui quella di Ca’ Taiocco. Un raro saggio delle sue capacità paesaggistiche lo troviamo in una Veduta di Malgrate.

Nella Biblioteca Angelo  Mai di Bergamo sono conservate alcune raccolte di disegni a matita.

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