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Il terremoto del 1117

Il primo terremoto registrato con sistemi Moderni

da www.avvenire.it

Poco più di nove secoli fa, il 3 gennaio 1117, un terribile terremoto sconquassò l’Italia settentrionale. Questo risulta essere il primo sisma che fu registrato e misurato al mondo secondo tecniche e rilevamenti adottati fino in epoca moderna.

Una Apocalisse, secondo la descrizione dei cronachisti medievali: 9 gradi di intensità della scala Mercalli-Cancani-Sieberg, una magnitudo superiore a quella che devastò il Friuli nel 1976, tale che le scosse furono avvertite da Cividale del Friuli a Milano, da Bergamo a Pisa, ma anche in Germania.

Secondo le cronache di allora a morire furono circa 30mila persone.
60 annali monastici e 12 cronache cittadine, più documenti, epigrafi, testimonianze scritte, raccontano la cronaca accorata di una distruzione che, tenendo conto della densità abitativa attuale, oggi varrebbe un numero di vittime dieci volte superiore, dovremmo dire cioè 300mila morti.

L’epicentro fu probabilmente a Ronco all’Adige.

Da Google Maps

La città più colpita fu Verona dove collassò la cinta esterna dell’Arena e, scrisse Pietro Diacono, «le chiese furono rovesciate dalle fondamenta e le alte torri precipitarono»

“Il corso del fiume Adige fu ostruito per alcuni giorni dalla collisione e dalla rovina dei monti.”

 

Secondo gli “Annales venetici breves”

«Fu il terremoto assai terribile. Per cui crollarono molte chiese coi campanili, e innumerevoli case e torri e castelli e moltissimi edifici, sia antichi che nuovi; per il quale anche i monti con le rupi crollarono e devastarono e in molti luoghi la terra si aprì ed emanava acque solfuree… »

 

Gli “Annales Sancti Disibodi”:

«Per due volte fra il giorno e la notte avvenne in tutto il mondo un terremoto tanto terribile che molti edifici crollavano e gli uomini a stento riuscivano a fuggire; ma soprattutto in Italia, dove fu tanto pericoloso e orribile, che gli uomini aspettavano su di sé il manifesto giudizio di Dio e all’improvviso, per le spaccature della terra, crollarono città, castelli, ville, con gli uomini che ivi indugiavano [a fuggire].

Infatti anche i monti furono spaccati e i fiumi, la terra inghiottente, si essiccarono tanto che chi voleva poteva attraversarli a piedi». «Il fiume Po erigendosi dal suo alveo, si levò in alto a guisa di arco in modo da aprire la via tra la terra e l’acqua e da dare a intendere apertamente che minacciava la fine al mondo con i suoi flutti alti. E l’acqua essendo rimasta sospesa così a lungo, finalmente si rimise in se stessa con tanto suono, che il suo fragore si udiva per miglia»

 

Dalla Germania gli Annales Remenses et Colonienses ci raccontano che

«Non minore che una volta quello di Sodoma e Gomorra giunse un clamore di tal fatta alle celesti schiere di Dio.

Per la qual cosa, durante la festa stessa della natività del Signore il 3 gennaio all’ora del vespro, mentre tanti sprezzavano oltremodo il giudizio divino, la terra fu scossa e tremò per l’ira tremenda del furore divino, tanto che non si è trovato nessuno sulla terra che dichiari di aver mai sentito un terremoto tanto grande. (…)

Ma soprattutto in Italia questo minaccioso pericolo imperversò continuamente per molti giorni, tanto che il corso del fiume Adige fu ostruito per alcuni giorni dalla collisione e dalla rovina dei monti; Verona città d’Italia nobilissima, scrollati gli edifici, sepolti anche molti uomini, crollò. Similmente a Parma a Venezia e in molti altre città, borghi e castelli perirono non poche migliaia di uomini. (…)

Il 17 febbraio all’ora del vespro vedemmo nubi infuocate o sanguigne sorgere da nord e estendendosi in mezzo al firmamento incutere al mondo non poco terrore. Infatti a ciascuna città sembrava tanto vicino, che sembrava minacciare la fine di tutte le cose… »

 

Il visconte Rodolfo di Verona si prese un tale spavento, dice un documento conservato all’Archivio di Stato, che diventò meno avido. E pur essendo «solito chiedere e pretendere la decima», venne «toccato e commosso da un pio turbamento dell’animo» e «presenti e testimoni i rappresentanti della comunità, convocato il figlio, rinunciò alla decima della suddetta chiesa…».

Come dire…. non tutti i mali vengono per nuocere!

L’epicentro dei terremoti successivi a quello del 3 gennaio si spostò in Lombardia, dove si verificarono forti repliche per tutto il 1117:

12 gennaio,
4 giugno,
1 luglio,
1 ottobre e
30 dicembre.

Secondo alcuni autori gli epicentri principali in Pianura Padana furono due, uno nel Veronese e l’altro nel Cremonese.

Fu quest’ultimo a causare il crollo della cattedrale di Cremona in costruzione ed i maggiori danni nelle città della Bassa.

La ricostruzione fu in quasi tutte le città rapida e frenetica e modificò, talvolta di molto, le piante urbane.

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