ULTIM'ORA

La storia di Martin, l’abate di Asello

Discutendo poco fa su Facebook con un mio caro contatto sull’uso o meno delle virgole in un discorso che mi ha fatto interpretare male un suo pensiero, mi viene da ricordare l’origine del detto “per un punto Martin perse la cappa” Già, ma che significa in realtà quel detto? Su un libro di scuola mi pare di ricordare che c’entrasse qualcosa una scritta latina su un portone, che cambiò drasticamente significato col modo diverso di porre la virgola. Così su wikipedia ho trovato la conferma definitiva.

Uno pro puncto caruit Martinus Asello (letteralmente “Per un unico punto Martino perse Asello”) è la frase latina corrispondente ad un modo di dire molto diffuso nella lingua italiana e radicato nella memoria orale: Per un punto Martin perse la cappa. La frase, quasi proverbiale, vuole significare che un errore riguardante un particolare apparentemente di scarsa importanza comporta talvolta conseguenze disastrose. Nella locuzione in italiano la “cappa” cui ci si riferisce è una sorta di mantello, simbolo della carica di priore di un monastero, perdere la quale significa rimozione dalla carica o mancato conseguimento della stessa.[1]

Espressione usata in modo ironico come ammonimento anche in ambito matematico, dove i punti, pur così minuscoli, possono cambiare a seconda della loro posizione il significato di una espressione; di conseguenza bisogna stare attenti al loro posizionamento e non distrarsi come Martino.

Secondo la tradizione, che risale al XVI secolo, Martino era abate del monastero di Asello. Volendo abbellire la sua abbazia, decise di apporre sul portale principale un cartello di benvenuto che recitasse:Porta patens esto. Nulli claudatur honesto, cioè”La porta resti aperta. Non sia chiusa a nessun uomo onesto”

o, in un’altra versione,Porta, patens esto. Nulli claudaris honesto, cioè”Porta, resta aperta. Non essere chiusa a nessun uomo onesto”.

Il messaggio esprimeva generosità e carità davvero cristiane.

L’artigiano incaricato del lavoro (o, in altre versioni, forse lo stesso abate), però, complice probabilmente la stanchezza o la distrazione, sbagliò la posizione del punto e scrisse:Porta patens esto nulli. Claudatur honesto, cioè”La porta non resti aperta per nessuno. Sia chiusa all'(uomo) onesto”.

ovvero, nell’altra redazione:Porta, patens esto nulli. Claudaris honesto, cioè”Porta, non restare aperta per nessuno. Resta chiusa per l’uomo onesto”.

I guai che tale errore procurò a Martino non si limitarono alla figuraccia. La notizia di un messaggio così contrario alla caritas christiana, infatti, raggiunse le alte sfere ecclesiastiche (e forse lo stesso Pontefice), le quali decretarono l’immediata sollevazione dell’abate, privandolo della cappa (cioè del mantello) che di tale dignità era simbolo.

A ricordare l’errore di Martino provvide il suo successore, che fece correggere il cartello inospitale completandolo con la fraseUno pro puncto caruit Martinus Asello (o Ob solum punctum …).

Un’altra versione, riportata da Enzo La Stella,[2] vuole che Martino, candidato a diventare abate, avesse visto le sue speranze sfumare definitivamente a causa dell’errore che commise spostando il punto allorché gli fu chiesto di scrivere la frase latina in questione (la prima delle due versioni date sopra) sulla porta del convento a mo’ di benvenuto.

Informazioni su diego80 (2344 Articoli)
Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus
Contatto: WebsiteFacebook

Rispondi

UA-76292238-1
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: