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Qui tira una brutta aria…

Alto livello di polveri sottili a Val Brembilla e nella bassa Valle Brembana. Qualità dell'aria scadente.

I dati dell’ARPA sulla qualità dell’aria

Tira una brutta aria. No, il clima politico invelenito non c’entra. E nemmeno il maltempo. Diciamo allora che tira un’aria cattiva, inquinata. L’effetto più immediato? Le morti premature attribuibili alla presenza di particolato. Secondo l’Agenzia ambientale europea nel solo 2015 sono più di 60mila gli italiani che hanno perso la vita per malattie legate alla cattivà qualità dell’area che respiravano.

Situazione a Val Brembilla

A Val Brembilla negli ultimi dieci giorni i valori che hanno “sforato” maggiormente sono le polveri sottili PM 2.5, molto pericolose per la salute, perché viste le loro dimensioni sono in grado di penetrare negli alveoli polmonari.

Andamento qualità dell’aria Val Brembilla ultimi 11-20 Dic. 2018 FONTE ARPA Lombardia
Livello PM10 Val Brembilla 11-20 Dic. FONTE ARPA Lombardia (Valore limite 50 µg/m³ )

Sono le caldaie le principali responsabili dell’inquinamento

No, non sono le auto o in generale i mezzi di trasporto su
gomma. Le principali responsabili della presenza di Pm10 nell’aria delle
città italiane sono gli impianti di riscaldament
o. Esatto,
caldaie, stufe e caminetti. Attive solo da metà ottobre a metà aprile,
almeno in pianura, eppure responsabili di più del 60% delle polveri
sottili.

A dirlo è l’ultimo rapporto sulla Qualità dell’ambiente urbano, redatto da Ispra. Tra i diversi argomenti trattati dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale c’è anche quello delle emissioni inquinanti. Il dato più recente è relativo al 2015 ed è messo a confronto con quello registrato nel 2005. Il quadro che emerge è questo:

Intanto, la nota positiva. In un decennio si è scesi da 45mila a 36mila tonnellate emesse, con un calo del 19% a livello nazionale. Almeno a livello generale, dunque, la qualità dell’aria nelle città italiane è migliorata. La contrazione, questo il punto, riguarda tutte le fonti di particolato, tranne una. Appunto, il riscaldamento. In questo caso, Ispra considera sia quello domestico sia gli impianti che scaldano uffici, scuole, aziende e centri commerciali.

Ma il punto è quello: nel 2005 le caldaie erano responsabili
dell’emissione di 14mila tonnellate di Pm10, nel 2015 si è arrivati a
superare quota 21mila
. Si tratta di un incremento di oltre il
50%. Senza contare che, oltre che in termini assoluti, il peso degli
impianti di riscaldamento sul totale delle emissioni cresce anche
percentualmente. Sì, perché l’industria è scesa da 12,7 a 5,5
migliaia di tonnellate di particolato, probabilmente aiutata in questo
anche dalla crisi del 2008
. Mentre il trasporto è passato da poco meno di 13 a poco meno di 7mila, sostanzialmente dimezzando le proprie emissioni.

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