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Ode ai nosecc

Liberamente ispirato alla Ode alla zuppa di grongo di Pablo Neruda

In valle Brembana, quando le brume spumose del Brembo salgono ed accendono d’argento le fredde domeniche d’autunno, nelle pentole basse e pesanti nascono i preziosi tesori di una pietanza gravida, succulenta, benefica : i nosecc.

Le verdi foglie della verza si immergono nell’acqua bollente, le sue fibre si distendono, si ammorbidiscono e dopo poco il verde lenzuolo di clorofilla è pronto ad accogliere il superbo dono che verrà.

Entri adesso l’aglio e la pallida e immacolata cipolla. Si uniscano all’olio e ad un pensiero di burro. Cadano insieme ad un pochino di trita e pasta di salame nel fuoco fino a che la cipolla avrà il colore dell’oro.

Come si conviene in queste occasioni è buona cosa benedire queste preziosità con il bianco frutto della vite. Si faccia raffreddare e poi si unisca tutto con pan grattato,uovo, prezzemolo e formaggio di grana. Massaggiamo, massagiamo questo tesoro.

Accarezziamo le sferiche polpettine e salutiamole prima di chiuderle con un poco di spago nelle soffici verdi foglie di verza. Poi entri con la dovuta solennità ancora un poco di cipolla, sfumiamola in un pò d’olio e aggiungiamo del pomodoro sul fondo della padella.

E’ ora. Immergiamo i verdi fagottini nella gloria del pomodoro maturo, lasciamo che il gusto si rapprenda, che ogni fagottino si contragga ed ogni suo sapore si impregni. Consegnamo dunque lentamente, con la necessaria pazienza e cautela questo tesoro al fuoco per venti minuti.

Infine celebriamo il matrimonio reale delle essenze brembane. I Nosecc si uniscano indissolubilmente alla loro sposa, la polenta. Attraverso questo piatto semplice, povero ma degno della tavola di un re io spero, caro amico, tu possa conoscere la mia valle Brembana.

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